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Cosa prevede la direttiva Ue sulle “case green”: cosa cambia col via libera al testo in Parlamento

News - di Redazione - 12 Marzo 2024

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Cosa prevede la direttiva Ue sulle “case green”: cosa cambia col via libera al testo in Parlamento

La direttiva europea sulle “case green” è realtà. Il Parlamento Ue di Strasburgo ha infatti dato l’ok finale all’Energy performance of buildings directive con 370 voti a favore, 199 contrari e 46 astenuti.

La direttiva sulle “case green” spacca il Parlamento

Un voto che ha fortemente diviso il Parlamento europeo, nonostante l’approvazione a larga maggioranza. Guardando ai rappresentati italiani a Strasburgo, la maggioranza Meloni ha votato compattamente contro il provvedimento: il ‘no’ è arrivato infatti da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.

All’approvazione l’eurodeputato della Lega Angelo Ciocca ha inscenato una protesta con un fischietto: la presidente di turno gli ha chiesto di allontanarsi definendo “deplorevole e senza precedenti” il suo gesto

A favore della direttiva hanno invece votato Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra e Italia Viva.

Ma le “grandi famiglie politiche europee” si sono spaccate: nel Ppe solo poco più della metà degli europarlamentari ha seguito le indicazioni giunte dalla commissione Industria del Parlamento votando a favore, così come una spaccatura si è registrata anche in Renew, i liberali “macroniani” di cui fa parte anche Italia Viva.

Cosa prevede la direttiva sulle “case green”

All’approvazione odierna della direttiva sulle “case green” si è arrivati dopo un importante lavoro di mediazione, che ha partorito un testo più “soft” rispetto a quello iniziale della Commissione europea. Provvedimento che andrà ora confermato dagli Stati membri a livello ministeriale, prima di essere pubblicata in Gazzetta Ufficiale Ue ed entrare in vigore entro i successivi venti giorni. Gli Stati membri dovranno recepire la direttiva entro due anni, applicandola usando le risorse nazionali ed europee a disposizione.

Gli immobili a emissione zero

La direttiva approvato oggi stabilisce un percorso che porterà ad un “parco immobiliare” a emissioni zero entro il 2050, ovviamente in modo graduale. Dal 2030 però tutti i nuovi edifici residenziali dovranno essere costruiti per essere a emissioni zero, scadenza anticipata al 2028 per gli edifici pubblici.

Per quanto riguarda l’Italia sui 12,5 milioni di edifici residenziali presenti sul territorio, quelli da ristrutturare con priorità saranno circa 5 milioni. La direttiva infatti impone il vincolo di ristrutturazione per il 43% degli immobili con le performance energetiche peggiori.

I riscaldamenti: addio caldaie a gas

C’è poi la parte riguardante i riscaldamenti delle abitazioni. La direttiva sancisce l’addio all’uso di combustibili fossili nelle abitazioni, come le caldaie a gas metano: slitta però la messa bando, passata dal 2035 al 2040, ma già dal prossimo anno gli Stati membri non potranno più erogare incentivi fiscali per l’acquisto o l’installazione di sistemi di riscaldamento ibridi come il mix tra caldaie e pompe di calore.

Nuovi immobili che invece dovranno essere  “solar-ready”, ovvero predisposti a ospitare impianti fotovoltaici o solari termici sui tetti. Per gli edifici idonei già esistenti i pannelli dovranno essere installati gradualmente a partire dal 2027.

di: Redazione - 12 Marzo 2024

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