L'omicidio resta un cold case

Omicidio Nada Cella, non ci sarà processo: prosciolta dopo 27 anni Annalucia Cecere, contro di lei “elementi insufficienti”

Cronaca - di Redazione - 1 Marzo 2024

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Omicidio Nada Cella, non ci sarà processo: prosciolta dopo 27 anni Annalucia Cecere, contro di lei “elementi insufficienti”

Quello di Nada Cella sembra destinato a rimanere un “cold case”. Non ci sarà processo per Annalucia Cecere, la donna accusata di avere ucciso il 6 maggio 1996 la segretaria dello studio del commercialista Marco Soracco, a Chiavari.

Prosciolta l’ex insegnate Cecere

La donna è stata prosciolta oggi con una decisione del giudice Angela Maria Nutini che ha disposto il “non luogo a procedere” dopo essersi ritirata in camera di consiglio per circa un’ora.

La 58enne ex insegnante era accusata di omicidio volontario aggravato a seguito della decisione di riaprire le indagini tra il 2020 e il 2021 grazie allo studio delle vecchie carte da parte della criminologa Antonella Pesce Delfino e dell’avvocata Sabrina Franzone.

Decisione analoga anche nei confronti del commercialista Soracco, 62 anni, e della madre di quest’ultimo Marisa Bacchioni, novantenne, fino a oggi imputati per favoreggiamento e false dichiarazioni all’autorità giudiziaria. Nessuno degli indagati era presente in aula.

Il possibile ricorso

In realtà la vicenda non si chiude qui. La Procura potrà presentare ricorso contro la decisione del Gup in Corte d’Appello e in Cassazione. Secondo la pm titolare del caso, Gabriella Dotto, Cecere avrebbe ucciso la segretaria dello studio Soracco “per motivi di rancore e gelosia verso la vittima”, per via della posizione da lei occupata all’interno dello studio del commercialista e la sua vicinanza a costui.

Gli effetti della legge Cartabia e la “prova regina” mancante

Per il Gup, dando seguito alle indicazioni della legge Cartabia, non si può procedere col rinvio a giudizio ed un processo perché gli elementi raccolti dall’accusa stati considerati insufficienti ad arrivare a una “ragionevole previsione di condanna”. La cosiddetta “prova regina”, delle tracce di Dna sulla camicetta di Nada e altri reperti affidata al genetista Emiliano Giardina, non avevano dato risultati completi e utilizzabili in sede processuale.

Le reazioni

Di segno opposto le reazioni al proscioglimento deciso dal Gup. “Siamo attoniti e dispiaciuti. E la famiglia stupita. La magistratura non finisce mai di stupirmi. Speravo e confidavo che si potesse approfondire. Sarebbe stato giusto celebrare questo processo”, le parole all’Ansa dell’avvocato Sabrina Franzone che assiste Silvana Smaniotto, la madre di Nada Cella. “La famiglia comunque sa. Sa che le cose sono andate come la polizia e la procura hanno ricostruito. Questa indagine è stata condotta in modo corretto da parte di tutti“, conclude la legale. La madre di Nada ha pianto in aula alla lettura del dispositivo ed è andata via sorretta dalle nipoti.

Gli avvocati Giovanni Roffo e Susanna Martini, che assistono Annalucia Cecere, si sono detti “soddisfatti” per l’esito dell’udienza. “Ce lo aspettavamo perché gli indizi erano molto labili. Per noi i punti deboli dell’indagine erano chiari: gli indizi non erano gravi, precisi e concordanti. Con le carte alla mano abbiamo cercato di fare capire la logicità della linea difensiva mentre la linea dell’accusa aveva incongruenze profonde“, hanno continuato. “Il bottone era simile ma non uguale e francamente non vedo quali novità potessero emergente a seguito di consulenze. Lei ha sempre sostenuto la sua totale estraneità. Non è stata per tutti questi anni una situazione piacevole“.

di: Redazione - 1 Marzo 2024

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