Dal 14 dicembre nelle sale

Santocielo, il nuovo film di Ficarra e Picone: “E’ famiglia tutto ciò che è amore”

“Un angelo che mette incinto un maschio: un’idea provocatoria - spiega Valentino - che ci mette davanti al tema dei diritti. Come diceva Gaber chi ama è come un fiume che segue il suo corso”

Cinema - di Chiara Nicoletti - 14 Dicembre 2023

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Il nuovo film di Ficarra e Picone
Il nuovo film di Ficarra e Picone

Parla d’amore, di donne, di diritti e di famiglia, Santocielo, nuovo film di un duo d‘assi della commedia intelligente italiana, Ficarra e Picone, diretti da Francesco Amato, in sala dal 14 dicembre con Medusa.

Tanti temi che sulla carta sarebbero difficili da trattare con equilibrio ma che qui vengono declinati a partire da uno spunto, provocatorio, che in pochi avrebbero avuto il coraggio di portare avanti: un angelo annunciatore, Aristide (Valentino Picone) distratto e superficiale, finisce per “ingravidare” non la prescelta da “lassù” ma tale Nicola Balistreri (Salvo Ficarra), un professore bigotto, ossessionato dai propri pregiudizi e da ciò che la gente dice di lui.

Un film che era nell’aria da un po’ e che, a giudicare dal racconto dei due attori e del regista, era quasi destino che si facesse. Racconta Salvo: “Sia noi che Francesco Amato, con il suo co-sceneggiatore Davide Lantieri, avevamo desiderio di fare un film sugli angeli e non lo sapevamo. È stato il nostro montatore, Claudio Di Mauro che condividiamo, che sapendo di questa cosa, ha detto, perché non vi parlate invece di fare due film e ne fate uno solo?  Abbiamo costruito insieme un’idea, tutto il soggetto del film lo abbiamo buttato giù a pranzo in 5 minuti e poi ci abbiamo messo un anno e mezzo a scriverlo”.

A proposito di sceneggiatura, Ficarra e Picone concordano poi su un’idea un po’ paranormale: “Crediamo che lo sceneggiatore più importante sia il film, man mano che scrivevamo, ci suggeriva cosa fare”.  Aggiunge Salvo: “È un film nato dalla volontà di parlare di temi all’ordine del giorno, sicuramente l’amore. Il mio è un personaggio che lo cerca fin dall’inizio e poi scopre che già ce l’ha dentro di sé, lui non lo sa com’è ci arrivato. È come quando uno si domanda: com’è possibile che mi son innamorato? Non bisogna chiederselo, l’amore arriva perché è naturale, organico. Il personaggio di Valentino invece giudica gli esseri umani e umanizzandosi, comprende anche quella che è la sua mission, come direbbe il Dio nel nostro film interpretato da Giovanni Storti. E sicuramente c’è il tema dei diritti – conclude Ficarra – se è giusto regolamentare un amore e il concetto di famiglia”.

Più poetica ma concorde la visione di Valentino Picone: “L’amore è la cosa più naturale che possa esistere. Gaber diceva che quando si ama si è come il fiume che segue il suo corso. Non c’è poi tutto questo mistero nell’amore, si vede una o uno e ci si innamora. Il film parla dell’eliminazione dei pregiudizi, tutti ce l’hanno, anche Dio verso l’umanità. Meno male che c’è la democrazia in Paradiso”.

Con Morgan Freeman occupato, scherzano, per la parte di Nostro Signore, Ficarra e Picone scelgono Giovanni Storti del trio Aldo Giovanni e Giacomo: “Quando mi hanno proposto Dio, non potevo rifiutare – chiosa – e poi Aldo, che ha più un rapporto con Salvo e Valentino, ne ha sofferto” ride.

Santocielo è anche un film di donne, in particolare due che vengono ritratte in momenti particolari, apparentemente da un punto di partenza che le vuole di facile collocazione, per poi ribaltare le carte. Barbara Ronchi è Giovanna, aspirante ex-moglie di Nicola (Salvo Ficarra) e psicologa convinta di aver capito tutto. Maria Chiara Giannetta è la giovane e ingenua Suor Luisa, tutta fede, musica e coro, scombussolata dall’entrata, nella sua vita, di questo strano essere, Aristide, che lei non sa essere “caduto” dal cielo.

Amatissima per la serie TV Blanca e ormai approdata solidamente anche al cinema, Giannetta descrive così Suor Luisa: “Sottovaluta quello che può succedere, anche lei sta cercando di crescere, si trova a provare non si sa cosa, lei pensa di essere innamorata. Questo film racconta altre forme di amore che non sono per niente scontate. Da persona non credente ho affrontato un ruolo che mi chiedeva di andare incontro a un credo puro che ha suor Luisa e una crisi da affrontare”.

Anche Barbara Ronchi sottolinea altre sfaccettature di Santocielo: “Giovanna e Nicola sono due ex, la loro storia sarebbe terminata secondo lei ma non riesce a chiudersi perché Nicola ha molto timore di quello che possono pensare gli altri di una coppia che si separa”. Aggiunge poi una riflessione su di un altro tema toccato dal film e sulle abilità del duo: “C’è molta cura nella scrittura, nel raccontare come finisce una storia e come può finire con amore. Credo che Ficarra e Picone riescano sempre a mettere dei punti molto importanti, politici, sulla vita che viviamo e di metterci di fronte a delle cose che vediamo e persone che conosciamo con grande ironia, leggerezza e puntualità. L’elemento di fantasia così grande, di Nicola incinto, diventa un momento funzionale per far partire questo racconto così ricco”.

Una volta deciso l’espediente narrativo di fantasia, Ficarra e Picone non si tirano certo indietro e calcano la mano: Aristide e Nicola vengono “confusi” per una coppia omosessuale, a rimanere incinto poi, guarda caso, è proprio un uomo maschilista, tradizionale e bigotto. Toccano corde tese sulle questioni odierne i due, facendo parlare il film per loro: “Penso che il film ruoti intorno al concetto di famiglia come luogo dove c’è amore e sentimento, indipendentemente dalla sua composizione. Si può mettere una regola sul concetto di amore? Boh, forse no”, dichiara Ficarra.

Sulla scelta netta di un personaggio come Nicola da investire con una gravidanza miracolosa, Valentino Picone rimarca: “Certe volte arriva un’idea provocatoria come questa che può sembrare blasfema però in realtà abbiamo capito da subito che all’interno di questa provocazione ci potessero essere delle possibilità di seminare dei punti interrogativi. Mentre scrivevamo, ci rendevamo conto che il film voleva andare in certe direzioni e ci siamo divertiti ad assecondarlo, sempre con leggerezza”.

Interviene il regista Francesco Amato: “Questo aspetto della provocazione è molto interessante nel cinema di Salvo e Valentino, è stato molto bello entrarci dentro, perché c’è una sorta di educazione nella forma che invita ad una metabolizzazione delle provocazioni”.

Ultima in ordine di discussione, la religione, un tema già affrontato dal duo ne Il Primo Natale. A parlare è l’ex chierichetto Valentino: “Trattare l’argomento religione al cinema permette di scoprire sempre che è molto più progredita di quello che noi pensiamo. Sono gli uomini che la rendono arretrata. Sarebbe divertente se Dio fosse veramente così come lo interpreta Giovanni”.

14 Dicembre 2023

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