La sentenza

Laura Ziliani, la sentenza per l’omicidio: ergastolo alle figlie e al complice

Cronaca - di Redazione - 7 Dicembre 2023

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Laura Ziliani, la sentenza per l’omicidio: ergastolo alle figlie e al complice

Tre ergastoli per le sorelle Paola e Silvia Zani e per Mirto Milani, fidanzato della prima e amante della seconda. È la sentenza emessa dai giudici della Corte d’Assise di Brescia che ha condannato così al massimo della pena i tre imputati per l’omicidio di Laura Ziliani, ex vigilessa del Comune di Temù, in Vallecamonica, madre delle due imputate.

La donna venne uccisa l’8 maggio del 2021: Laura Ziliani fu prima stordita con del benzodiazepine e poi soffocata e il cadavere venne sepolto sull’argine del fiume Oglio nel paese dell’Alta Vallecamonica. Il cadavere di Laura venne “restituito” dopo la piena del fiume tre mesi dopo. I tre confessarono l’omicidio in carcere, mesi dopo l’arresto avvenuto il 24 settembre dello stesso anno.

I giudici hanno così accolto la richiesta del pubblico ministero Cary Bressanelli secondo la quale non potevano essere fatte differenze sulle responsabilità dei tre componenti di quello che è stato ribattezzato “il trio criminale”. Bressanelli a settembre 2022 aveva chiesto l’ergastolo per i tre imputati accusati di omicidio premeditato e occultamento del corpo della vittima.

Per l’accusa i tre avevano già cercato di uccidere Laura Ziliani, avvelenando una tisana il 16 aprile del 2021, ma non ci erano riusciti.

Il movente dell’omicidio

In lunghi interrogatori, dopo la chiusura delle indagini, i tre complici avevano poi confessato l’omicidio ricostruendo il loro modus operandi e il “movente”.

Se in un primo momento il medico legale aveva ipotizzato che Laura Ziliani fosse morta soffocata con un cuscino dopo esser stata stordita, il racconto in carcere ha modificato la ricostruzione. L’ex vigilessa è stata infatti strangolata a mani nude dalla figlia maggiore, aiutata dal fidanzato, dopo averla narcotizzata.

Quanto al movente, le due sorelle hanno raccontato che la madre le avrebbe fatte sentire inferiori e inadeguate, attaccandole ripetutamente perché sovrappeso. I rapporti con la madre si era logorati da tempo, spingendole a pensare al piano per uccidere il genitore: un primo tentativo fallito il 16 aprile del 2021 facendole bere una tisana con benzodiazepine, quindi il secondo andato “a buon fine”.

(articolo in aggiornamento)

di: Redazione - 7 Dicembre 2023

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