Il racconto del marito

Alice Scagni, le ultime parole al marito: “Non ho paura di mio fratello Alberto”, poi lui la uccise

Cronaca - di Redazione Web - 23 Giugno 2023

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Alberto e Alice Scagni
Alberto e Alice Scagni

“Quella sera volevo portare fuori io il cane ma Alice aveva insistito. Al mio ‘sei sicura?’ ha risposto ‘non ho paura di mio fratello’. Le chiesi se pensasse che fosse sotto casa e lei mi ha detto ‘no’ ed è uscita”. Sono state queste le ultime parole tra Gianluca Calzona e sua moglie Alice Scagni. Era il primo maggio 2022 quando lei uscì di casa con il cane per la consueta passeggiata. Davanti si trovò suo fratello Alberto che la uccise a coltellate. Suo marito non potè fare altro che sentire le urla della moglie e vedere la scena dalla finestra. Una tragedia che scosse Genova e il quartiere dove Alice abitava con il marito, Quinto.

Calzona ha ripercorso l’inizio delle minacce da parte del cognato fino al giorno dell’omicidio. “Non sembravano minacce dirette – ha detto – ma si capiva che lo erano. Quella sera, dopo che ho visto dalla finestra Alice che stava urlando ho chiamato i soccorsi e sono rimasto al telefono con loro. Non appena è arrivato mio padre gli ho dato il bambino e sono sceso. Ho preso un coltello perché temevo che Alberto volesse entrare in casa per far del male a nostro figlio”.

Il marito di Alice ha detto che la moglie “era il collante di quella famiglia. Faceva da tramite con tutti ogni volta che c’era un problema. Non voleva mai scontentare i genitori soprattutto la madre che la faceva sentire in colpa se si mostrava preoccupata per le condizioni di Alberto”. Dopo l’escalation di episodi contro la nonna (serratura bloccata, continue richieste di soldi, porta incendiata) “continuavo a dire ‘denunciate?’, ma loro lo giustificavano, dicevano che era malato”. Canzona iniziò a preoccuparsi tanto da proporre di andare via da Genova. “Avevo ordinato un estintore e verificato se fosse possibile montare una telecamera sullo spioncino: i famigliari non volevano denunciarlo ma io lo avrei fatto se avesse provato a venire a casa nostra”.

I genitori di Alice hanno chiesto più volte aiuto a specialisti perché preoccupati per lo stato psichico del figlio. “Io avevo paura che Alberto potesse fare del male a noi e a mio figlio ma dai genitori di Alice c’erano sempre giustificazioni sul suo comportamento”, ha continuato Calzona. L’epilogo arriva il primo maggio. “Alice non mi disse nulla delle minacce. Sapendo che ero il più duro su questa cosa il giorno prima non mi aveva neppure detto della porta bruciata a casa della nonna. Il giorno dopo l’omicidio mia suocera mi disse due cose: ‘Abbiamo sbagliato perché abbiamo protetto la nonna e non Alice’ e poi ‘Perché l’hai fatta uscire?’ da quella domanda ho capito che pensava sapessi delle minacce ma non ne sapevo nulla”.

Non si è fatta attendere la replica dei genitori di Alice: “Nostro genero Gianluca è un pavido – hanno detto intervistati dall’Ansa – La verità è che quella sera ha lasciato andare Alice da sola, al buio, senza nemmeno guardarla dalla finestra. L’ha fatta morire da sola”. Così Antonella Zarri e Graziano Scagni, genitori della giovane mamma uccisa dall’altro figlio Alberto, dopo la testimonianza del marito della ragazza, Gianluca Calzona. “Se aveva così tanta paura – continuano i due – perché non ha denunciato? Se ha ricevuto delle minacce, perché ha mandato Alice? In realtà lui usava la povera Alice senza esporsi. Adesso chi non ha fatto nulla punta il dito contro chi ha provato a fare qualcosa? Se vuole dire che siamo responsabili per i 7 miliardi di persone che ha minacciato Alberto, saliamo sul banco degli imputati, va bene. Ma deve salirci anche qualcun altro. Noi aspettiamo ancora delle risposte. Perché abbiamo chiesto aiuto, come fanno le persone civili, ma non abbiamo avuto alcuna risposta. E ora una risposta ce la devono ma la devono soprattutto a quelle persone che stanno vivendo quello che abbiamo vissuto noi”.

All’udienza di oggi sono stati sentiti anche gli agenti che intervennero il 23 e il 30 aprile in casa della nonna: nel primo caso perché le era stata bloccata la serratura e nel secondo per l’incendio della porta. “La nonna sospettava del nipote – ha detto l’agente Giovanni Dente – ma non lo aveva visto con i suoi occhi. Chiamammo la madre del ragazzo e ci disse che era seguito dalla Salute mentale. Anche la nonna ci disse che aveva problemi mentali. La madre non ci sembrò preoccupata. Ci disse che avevano una casa in montagna dove si sarebbero trasferiti”. E’ stata poi la volta dell’amministratrice di condominio, Laura Arsì. La donna ha spiegato che Alberto le mandava anche 14 mail al giorno per lamentarsi di presunti rumori e fastidi dei vicini. “Ma in realtà erano i condomini esasperati dal suo comportamento – ha detto -. Io avevo suggerito di fare un esposto. Una condomina mi disse di chiamare la polizia locale e la Asl”.

23 Giugno 2023

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