Parola al compositore

Intervista a Stefano Bollani: “Il mio miglior concerto fu in una favela”

Meraviglia per due pianoforti: da stasera all'Auditorium di Roma con Hyung-Ki Joo

Cultura - di Angela Nocioni

1 Giugno 2023 alle 15:00

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Intervista a Stefano Bollani: “Il mio miglior concerto fu in una favela”

Stefano Bollani. La musica come un gioco. Improvvisa. Con Enrico Rava, Chick Corea, Richard Galliano, Bill Frisell, Lee Konitz. Suona per gioco anche con le orchestre sinfoniche. Con la Gewandhaus di Leipzig. Con la Scala di Milano. Con l’Orchestre National de Paris. Grande, grandissimo l’amore per il Brasile: registra a Rio de Janeiro il disco Carioca nel 2007, suona con Hamilton de Holanda, con Caetano Veloso e Chico Buarque. Il suo ultimo disco, uscito a fine aprile, è una raccolta di nuove composizioni per pianoforte solo: Blooming.

Tra Chico Buarque e Caetano Veloso: con chi dei due uscire la sera?
Con tutti e due.

Insieme?
Sì, insieme, si adorano, si stimolerebbero a vicenda e racconterebbero infinite storie. Chico è una persona molto calda, con cui è un piacere avere a che fare. Grandissimo artista pop, uno che non può camminare per strada e è sempre molto disponibile con tutti. E’ magnetico. Caetano – ma stiamo parlando dei miei preferiti in assoluto, è difficile – ha una voce che se cantasse l’elenco del telefono io comunque mi commuoverei. Chico è il più grande autore di canzoni. E’ come dire se voglio più bene a papà o a mamma. Chico e Caetano hanno una voce che mi commuove, sono i più grandi musicisti che io conosca.

A Rio ti hanno portato a cantare in una favela, qual era?
Era la Pereira da Silva, una favela bonificata (faceva parte di un piano del governo del partido dos trabalhadores che per un lungo periodo riuscì a recuperare, in parte, il controllo del territorio di alcune favelas sottraendolo ai narcos e alle milizie n.d.r). C’era il governo e c’era Umbria jazz che aveva incredibilmente organizzato il concerto.

E il ritorno di emozione del pubblico?
L’emozione è stata fortissima per me, mi sono sentito abbracciato e accolto, è stato il concerto in cui mi sono sentito più accolto in vita mia e da una comunità che era la più varia possibile. C’erano i ricchi, i benestanti di Rio de janeiro e c’erano i poverissimi della favela e suonavamo in un campo che era all’entrata della favela e quella sera il campo accoglieva entrambe quelle così diverse popolazioni di Rio ed erano lì tutti insieme ad ascoltare la musica. Era meraviglioso.

Quindi: Roma o Rio?
Ah vabbè ma qui sempre a scegliere tra papà e mamma…

Va bene, facciamo: quale musica?
Più facile, a Rio c’è musica a ogni angolo, è musica sottopelle, è difficile la lotta.

I tuoi compositori preferiti?
Tanti. Ravel, Gershwin, Prokof’ev, Chopin, Jobin, Veloso, Buarque, i Beatles.

Cosa ascolti quando sei triste?
I Beatles.

E quando sei felice?
I Beatles funzionano anche in quel caso.

Attenzione: il video di Giorgia Meloni e Matteo Salvini che cantano Bocca di rosa al compleanno di Salvini…
Aaaarhg.

Non dire che non l’hai visto…
No. non ho avuto il piacere.

Ora te lo faccio sentire. Va bene, dai, facciamo che non lo trovo.
Oh grazie.

Quando lavori in Rai ti pare d’esser considerato “un artista di sinistra”? Hai l’impressione di stare in un recinto per artisti di sinistra?
Forse per l’argomento di cui mi occupo, no non mi succede. Io vado in Rai sempre solo a parlare di musica, io non mi sono mai sentito accolto e considerato né di sinistra né di destra. Capisco che altri abbiano esperienze diverse. Per mia fortuna e per mia gioia mi occupo di un linguaggio che va completamente al di sopra di queste questioni. Inevitabilmente a chi ha a che fare con la parola può succedere di essere considerato di parte perché la parola è di parte. La musica è un linguaggio universale che non può essere considerato di parte. Se vuoi ti tappi le orecchie e non la senti, ma la musica non si porta dietro una questione politica.

Cos’è il jazz?
E’ il linguaggio dell’improvvisazione, quindi è la gioia di poter inventare improvvisare al momento quel che ti suggerisce l’emozione.

E quel disco bellissimo di tanti anni fa Disperati, intellettuali, ubriaconi di Bobo Rondelli: come, hai deciso di lavorarci?
Ho visto Bobo Rondelli dal vivo e non potevo credere alla forza che aveva sul palco. Faceva cose incredibili. Cose che non avevo mai visto fare a nessuno. Si prendeva libertà, interrompeva i brani a metà perché si stava annoiando, i suoi brani. Mai visto fare da nessun cantante al mondo: interrompere una propria canzone perché si annoia, perché si annoia di un brano scritto da lui. Mi sono innamorato, a me piace l’improvvisazione di chi vive nel presente. Lui su quel palco stava nel presente, un brano non gli piaceva e lo chiudeva, non gli piaceva più e basta. Lo ammetteva. Una cosa così sincera è difficile da veder fare a un cantautore.

Dovessi accompagnare al piano un politico qualsiasi che canta una canzone?
Accidenti.

Hai perso una scommessa, ne devi scegliere uno, chi scegli?
A quel punto, aspetta eh …Giulio Cesare, per vedere cosa canta.

***

 

Stefano Bollani è con Hyung-Ki Joo stasera alle 19,30 all’Auditorium parco della musica di Roma nel Concerto per due pianoforti di Francis Poluenc diretto da Lionel Bringuier nel penultimo appuntamento della stagione sinfonica. Repliche il 3 e 4 giugno alle 18).
Il Concerto per due pianoforti di Poulenc, composto nell’estate del 1932 è una mescolanza di stili diversissimi. Nel primo movimento: accenti ritmici alla Stravinskij e sonorità esotiche. Nel Larghetto un ritorno a Mozart. Chiude un incandescente Allegro molto con inserti jazz.

1 Giugno 2023

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