Il re della natura morta

Luciano Ventrone, il Caravaggio del XX secolo: la mostra a Venezia a due anni dalla scomparsa

Cultura - di Duccio Trombadori - 20 Maggio 2023

CONDIVIDI

Luciano Ventrone, il Caravaggio del XX secolo: la mostra a Venezia a due anni dalla scomparsa

Del miol caro amico e compagno Luciano Ventrone, incontrastato re della natura morta “più vera del vero” , è in corso a Venezia (Palazzo Pisani Revedin, fino al 16 Luglio) una importante retrospettiva, a due anni dalla sua scomparsa, che mette in luce la straordinaria qualità di un artista battezzato da Federico Zeri senza mezzi termini come “il Caravaggio del XX secolo”.

Ventrone possiede una tecnica prodigiosa. Realizza col pennello la quasi impossibile impresa di tradurre l’ immagine istantanea in una sintassi cromatica corrispondente al punto che la pittura diventa un perfetto duplicato della realtà.
Questa continua e sorprendente sintesi calligrafica, assai distante dal fotografismo iperrealista, è rimasta finora senza rivali ed ha reso famoso l’ artista per quella continua “scoperta ottica della realtà” (Zeri) che testimonia il valore sempreverde della pittura figurativa.

A questo risultato estetico Luciano Ventrone è giunto dopo un lungo sperimentare tecniche e poetiche d’avanguardia di cui è ricco il suo catalogo giovanile fin dalla metà degli anni ’60 quando chi scrive lo ricorda ancora studente di architettura che disegnava come un padreterno ed era attivo militante di sinistra nei dibattiti alla facoltà di Valle Giulia.

La mostra di Venezia non tocca questo aspetto perché si concentra sui risultati ultimi di trentacinque spettacolari dipinti di nature morte con fiori e frutta, un nudo di donna e una spiaggia col mare in burrasca che avvalora come non mai altro il titolo stesso della esposizione, curata da Luca Beatrice: “Ventrone. La natura è morta, la pittura è viva”. Stretto tra le urgenze della vita e le regole ferree del sistema dell’arte, Luciano Ventrone ha lasciato un’ opera da cui emerge la precisa “volontà d’arte” di aderire alla realtà delle cose viste, ma solo in rare occasioni il suo occhio ha avuto modo di rivolgersi a temi civili e di attualità come invece indicherebbe l’ inclinazione militante fin dai tempi della contestazione e delle lotte studentesche.

Ma dove battesse il cuore della sua cultura politica resta segnato dal ritratto che fece nella primavera del 1987 per la copertina di un numero speciale di “Rinascita” dedicato al 50esimo della morte di Antonio Gramsci. Glielo chiesi io e lui fu felice di collaborare. Decise di ritrarre un’ immagine fotografica di Gramsci emergente da una catasta di libri suoi, di avversari e interlocutori: era un messaggio allusivo alla “riforma intellettuale e morale” coltivata nei Quaderni del carcere. Il quadro, così fedele alla calligrafia stilistica di Ventrone, è una preziosa testimonianza civile ed una eccellente opera d’arte che conservo ed ho il piacere di citare in questa circostanza, perché mi pare vada a integrare validamente la figura e l’opera di uno dei più significativi artisti italiani della fine del ‘900.

20 Maggio 2023

Condividi l'articolo