Lo scontro

Medici di base, la riforma del ministro Schillaci naufraga tra le spaccature della maggioranza Meloni e il “no” dei sindacati

Politica - di Redazione

11 Giugno 2026 alle 12:04

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Medici di base, la riforma del ministro Schillaci naufraga tra le spaccature della maggioranza Meloni e il “no” dei sindacati

Congelata, naufragata, seppur neanche presentata formalmente. La riforma dei medici di medicina generale, fortemente voluta dal ministro della Salute Orazio Schillaci, è saltata. Lo stop è arrivato nel corso di una riunione tenuta mercoledì tra gli assessori regionali alla Salute e il capo di gabinetto del ministero, Marco Mattei, dopo lo stop arrivato nei giorni scorsi all’ipotesi di procedere con un decreto legge.

Banco saltato a causa della netta opposizione dei sindacati dei medici di base e anche di una fetta non indifferente della stessa maggioranza, con Forza Italia da sempre contraria e l’opposizione crescente nelle ultime settimane anche nella Lega e in Fratelli d’Italia, a partire dall’influente sottosegretario-farmacista Marcello Gemmato, che ha così disconosciuto il lavoro del proprio ministro. La riforma prevedeva l’inserimento dei medici di famiglia nelle Case di Comunità, strada scelta dal governo Draghi nel maggio 2022 e confermata dall’esecutivo Meloni per riformare la sanità territoriale e che aveva visto uno stanziamento da 2 miliardi di euro tramite i fondi del Pnrr per la costruzione di 1700 CdC in tutta Italia, e il passaggio alla dipendenza per una parte di loro.

L’obiettivo era quello di riunire nelle Casa di Comunità tutti gli operatori “di base”, dai medici di medicina generale agli specialisti, oltre a pediatri di libera scelta, assistenti sociali, infermieri domiciliari, psicologi e diagnostica strumentale minima. Ma i fondi destinati alle CdC dal Pnrr erano riservati alla costruzione delle Case di Comunità: all’appello mancavano i soldi per assumere il personale o comunque finanziare il il passaggio alla dipendenza di una piccola parte dei medici di famiglia, oggi convenzionati, per coprire i turni nelle Case di Comunità.

Lo stop imposto alla riforma avrebbe visto in particolare una reazione furente di Guido Bertolaso, assessore alla Sanità della Lombardia e vice coordinatore della Commissione Salute delle Regioni, che più di tutti aveva promosso la riforma per mettere mano finalmente alla medicina di territorialità e generale, anche perché la Regione ha grossi problemi a riempire le CdC. Bertolaso che, come raccontano diversi retroscena, dopo la comunicazione del “congelamento” della riforma se ne sarebbe andato dal tavolo annunciando le dimissioni dal ruolo ricoperto in Commissione Salute delle Regioni.

Ora si torna dunque ai nastri di partenza della riforma, con l’obiettivo di mettere una toppa all’emergenza: l’ipotesi è quella di “chiedere” ai medici di medicina generale di lavorare sei ore a settimana nelle Case di Comunità con l’obiettivo di far partire le CdC già realizzate (circa 800, ma solo una settantina di queste hanno attivato tutti i servizi previsti), tema che sarà ovviamente oggetto di ulteriore contrattazione con i sindacati che si schiereranno probabilmente per il “no” o condizioneranno l’adesione alla volontà dei singoli.

di: Redazione - 11 Giugno 2026

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