I risultati del progetto
Maneggiare con cura: saperi, metodi e pratiche di comunità per i minori e giovani adulti in area penale
Presentati metodi, pratiche e i risultati del progetto “La mia banda è pop” che per quattro anni ha coinvolto 900 minori di cui circa 80 ragazzi soggetti a misure alternative di messa alla prova in Campania
News - di Redazione Web
Mettere i ragazzi al centro, ascoltarli, scoprire i loro interessi, dare spazio alla dimensione del sogno, oltre a quella dei bisogni per provare a “cambiare rotta”. Tutto questo con il supporto di una rete fittissima di Enti pubblici e privati, in costante ascolto e confronto. È questo il segreto del successo del progetto “La mia banda è pop”, selezionato da Con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, che per oltre quattro anni ha offerto ai ragazzi in area penale e alle loro famiglie percorsi individualizzati e cuciti su misura per ognuna o ognuno di loro. Perché è fondamentale “maneggiare con cura” soprattutto i più giovani e i più fragili affinchè questi possano non commettere nuovi reati, esplorare nuove strade e intraprendere nuovi percorsi di vita che portano una ricaduta positiva su tutta la comunità.
Al Centro Chikù a Scampia si è svolto l’evento conclusivo del progetto “La mia banda è pop” del bando “Cambio rotta”. Un intenso lavoro durato circa 50 mesi che si è svolto nelle aree metropolitane delle città di Napoli, Caserta, Salerno, Avellino, Benevento e ha visto il coinvolgimento di 900 minori di cui circa 80 ragazzi soggetti a misure alternative e di messa alla prova con azioni di presa in carico individualizzata. Attraverso un costante lavoro di equipe multidisciplinari composte da professionisti diversi e il coinvolgimento attivo di partner Istituzionali come gli Uffici del Servizio Sociale Minori dei Tribunali di Napoli e Salerno, scuole ed enti del terzo Settore e del mondo delle imprese, sono state messe in campo strategie, metodi e pratiche per rendere i ragazzi, le ragazze, le famiglie e la comunità protagonisti e attori di cambiamento.
Durante l’evento sono stati raccontati il metodo di lavoro sperimentato e nel tempo consolidato, le innovazioni, le reti e le strategie che hanno inoltre coinvolto il mondo della comunicazione, dei servizi, delle imprese con proposte cucite su misura per ogni ragazza e ragazzo e famiglia coinvolti, nonché, le prospettive di sviluppo e la necessità di dare continuità all’esperienza. Sono intervenuti anche i ragazzi e le ragazze insieme alle famiglie che hanno beneficiato del progetto che hanno testimoniato quanto l’ascolto e la cura ricevuta abbiano influito positivamente sulle loro scelte di vita. Un obiettivo particolarmente rilevante riguarda l’assunzione dei ragazzi dopo aver svolto tirocini formativi realizzati grazie al progetto. Chi ha scoperto nuovi orizzonti e ha deciso di cambiare vita. E anche genitori che, grazie al progetto, hanno potuto esplorare meglio se stessi e il loro ruolo di genitore, risanando la ferita inflitta dai propri figli e in alcuni casi anche subita.
Tutto questo è stato raccontato anche nel quaderno collettivo dal titolo “Maneggiare con cura”, con prefazione di Marco Rossi Doria e contributi e testimonianze della rete partner, dei ragazzi e delle loro famiglie e di Aldo Policastro, Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Napoli, Stefano Laffi, sociologo, Gaia Tessitore, Ricercatrice di Diritto processuale penale, Luigi Manconi, sociologo dei fenomeni politici e Marica Fantauzzi, ricercatrice per A Buon Diritto. Un volume che mette insieme saperi, metodi e pratiche di comunità per fare tesoro di tutto il lavoro fatto e promuovere un’azione collettiva che non punti soltanto alla repressione e alla punizione di ragazzi che commettono un reato ma che stimoli davvero il protagonismo attivo dei giovani e di tutta la comunità educante.
“Le nostre città diventano luoghi più sicuri quando riescono ad ascoltare i bisogni e le aspirazioni di tutte e tutti, soprattutto dei giovani che commettono reati. Contrastare la recidiva significa creare opportunità concrete di cambiamento, investire in cultura, istruzione, lavoro, cura e spazi pubblici, restituire dignità, sostenere ogni ragazzo e ogni ragazza affinchè trovi nella comunità il suo posto”, ha detto Barbara Pierro, coordinatrice del progetto e presidente dell’Associazione chi rom e…chi no che da oltre 20 anni opera a Scampia. All’evento hanno preso parte anche Davide D’Errico, consigliere regionale, Claudia De Luca, Procura Minori Napoli, Paola Brunese, Presidente Tribunale per i minorenni di Napoli, Nicola Nardella, presidente VIII Municipalità e tutta la rete dei partner del progetto.
“La mia banda è pop” è un progetto selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, bando Cambio Rotta, che vede l’associazione chi rom e…chi no (capofila) insieme ad una rete ampia di partner quali Associazione Comitato Città Viva, Associazione Fhenix, Fondazione Città Nuova, Cooperativa L’ Orsa Maggiore, Cooperativa Insieme a Piazza San Giovanni, Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Vioslab, gli USSM – Uffici Servizio Sociale per i Minorenni di Napoli e Salerno, in collaborazione con il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità Ministero della Giustizia, i Servizi Sociali Territoriali del Comune di Napoli, l’Azienda Speciale Consortile “Comunità Sensibile” (Scafati), gli istituti I “Don G. Russolillo”, “Sant’Angelo a Sasso”, Pertini- 87 Don Guanella.