Il caso in Mississipi
La Corte Suprema Usa annulla condanna a morte per “pregiudizio razziale” della giuria: esclusi i giurati afroamericani
C’era un “pregiudizio razziale” nella composizione della giuria che lo aveva condannato alla pena di morte. Così la Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato la sentenza nei confronti di Terry Pitchford, condannato per omicidio nel 2006 e poi destinato al braccio della morte da una giuria del Mississipi.
Pitchford venne accusato per una rapina finita nel sangue: fu il suo complice a sparare al proprietario di un negozio di alimentari, Reuben Britt, con una pistola calibro 22. Eppure Pitchford, che all’epoca aveva 18 anni, venne condannato alla pena di morte.
Vent’anni dopo quella decisione la Corte Suprema Usa ha stabilito, con un voto a maggioranza di 5 contro 4, che Pitchford non avrebbe potuto far valere pienamente le proprie obiezioni sull’esclusione di quattro potenziali giurati neri durante il processo.
Un ruolo chiave nella vicenda è dell’allora procuratore Doug Evans, accusato dai legali di Pitchford di aver usato criteri discriminatori per escludere cittadini neri dalla giuria popolare. Inizialmente la composizione era di 36 bianchi e 5 neri, un numero già abnorme considerato che la popolazione afroamericana rappresentava circa il 40 per cento degli abitanti della contea.
Non contento il procuratore Evans era riuscito a eliminare quattro dei cinque potenziali giurati neri. Dagli atti del tribunale era poi emerso come Evans avesse annotato la lista dei giurati segnando una “W” accanto ai nomi dei bianchi (come ‘White’) e una “B” (come ‘Black’) accanto ai nomi dei neri.
Il procuratore era già finito nel mirino della Corte Suprema statunitense per casi giudiziari da lui seguiti. Nel 2019 i giudici federali avevano già annullato la condanna di Curtis Flowers, altro uomo nero del Mississippi processato da Evans, stabilendo che il procuratore aveva ancora una volta tentato sistematicamente di escludere i neri dalla giuria.
La Corte Suprema 40 anni fa ,nella sentenza “Batson v. Kentucky“, aveva stabilito che i giurati non possono essere esclusi dal servizio in base alla razza e aveva creato un sistema per consentire ai giudici di valutare le accuse di discriminazione e le giustificazioni “neutre” fornite dai pubblici ministeri.