Ancora una giravolta

Nordio compie l’ennesima giravolta sulla giustizia, accantonata la responsabilità civile delle toghe: gelo con Forza Italia

Domenica il capogruppo Costa aveva rilanciato sui social la battaglia garantista, ieri la bocciatura del ministro: “Non è all’ordine del giorno e non lo sarà”.

Politica - di Angela Stella

27 Maggio 2026 alle 09:00

Condividi l'articolo

Foto Roberto Monaldo / LaPresse
Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Dopo sole quarantotto ore da quando domenica il capogruppo alla Camera di Forza Italia, Enrico Costa, ha rilanciato su X la responsabilità civile dei magistrati è arrivata la bocciatura da parte del Ministro della Giustizia Carlo Nordio. “La responsabilità civile dei magistrati non è all’ordine del giorno e, per quanto mi riguarda, non lo sarà” ha detto ieri rispondendo a una domanda a margine dell’assemblea di Confindustria.

Una doccia fredda per Costa e tutta Forza Italia impegnata in questi giorni a scrivere la bozza del testo della norma per poi sottoporla agli alleati. Secca la replica dell’azzurro, pure lui presente all’evento: “Insieme alla collega Craxi abbiamo chiesto un confronto nella maggioranza sulla giustizia. Perché Forza Italia non dimentica i 13 milioni di cittadini che hanno sostenuto la campagna referendaria. In quella sede porteremo idee e proposte, perché questo rientra nella nostra responsabilità di forza liberale, garantista, e soprattutto coerente sui temi della giustizia”. L’incontro è quello già programmato per il 3 giugno a via Arenula quando si terrà un vertice col Guardasigilli insieme a tutte le prime linee del centrodestra sul fronte giustizia. Ma della dichiarazione di Costa quello che più balza agli occhi è il termine ‘coerente’, detto non a caso per evidenziare chiaramente l’incoerenza del Ministro ma anche quella delle altre due forze politiche, soprattutto Fratelli d’Italia, che sulla giustizia sembrano aver alzato bandiera bianca dopo la sconfitta referendaria. È vero che negli anni Carlo Nordio si è detto contrario alla responsabilità civile perché “non serve colpire il magistrato che sbaglia nel portafoglio, cosa che sarebbe assolutamente impropria e anche inutile perché sono tutti assicurati” ma paradossalmente proprio a settembre dell’anno scorso intervenendo a margine della proiezione dei primi due episodi di ‘Portobello’, la serie diretta da Marco Bellocchio sulla vicenda di Enzo Tortora e presentata Fuori Concorso alla 82esima Mostra del Cinema di Venezia, l’ex pm aveva sostenuto: “Il magistrato che sbaglia perché non conosce le leggi o le carte, o perché, per ottusità preconcetta, manda in prigione un innocente, non deve pagare con il portafoglio: deve pagare con la carriera, deve cambiare mestiere”.

Lo stop di ieri di Nordio poi è la conferma che Palazzo Chigi e il partito della premier non hanno alcuna intenzione di rimettere mano ai dossier sulla giustizia. Il risultato referendario dal loro punto di vista ha chiarito che gli elettori non vogliono riforme garantiste e con l’avvicinarsi del rinnovo del Parlamento è giudicato troppo rischioso approvare riforme di un certo tipo. Basti pensare alla prescrizione, impantanata al Senato, dopo essere passata alla Camera e le cui possibilità di vederla approvata in seconda lettura in questa legislatura sono vicine allo zero. Stessa cosa dicasi per la legge che andrebbe ad ampliare le garanzie durante il sequestro degli smartphone: incassato il sì a Palazzo Madama, è elemento di contesa adesso a Montecitorio tra i forzisti che vorrebbero farla passare così com’è e i Fratelli guidati dalla presidente della Commissione antimafia, Chiara Colosimo, che vorrebbero emendarla dopo le preoccupazioni sollevate in audizione dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo. Forse nulla si farà neanche per la riforma del gip collegiale chiamato a valutare le richieste di misure cautelare, tanto sbandierata da Nordio, sempre per incertezze di Fd’I. Insomma la spaccatura della maggioranza sul tema della giustizia è forte, con Forza Italia che vuole rimarcare la sua identità garantista e fare pressing per portare a casa almeno una delle tante riforme in cantiere, Fratelli d’Italia che batte in ritirata e la Lega che resta a guardare.

27 Maggio 2026

Condividi l'articolo