Le motivazioni della sentenza

Moussa Balde morto suicida nel Cpr di Torino, così in gabbia subì un “processo di animalizzazione e deumanizzazione”

Cronaca - di Redazione

22 Maggio 2026 alle 12:17

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Moussa Balde morto suicida nel Cpr di Torino, così in gabbia subì un “processo di animalizzazione e deumanizzazione”

Si uccise nel Cpr di Torino, un inferno dove i migranti sono chiusi in gabbia in condizioni indecenti, dopo aver subito un “processo di animalizzazione” e di “deumanizzazione”.

Sono le parole che si leggono nella sentenza con cui il tribunale di Torino si è pronunciato sul caso di Moussa Balde, il giovane originario della Guinea morto suicida il 23 maggio 2021.

Per la morte di Moussa lo scorso febbraio i giudici avevano condannato per omicidio colposo la allora direttrice del Cpr Annalisa Spataro. Nelle motivazioni si contesta che fu “gravemente negligente” nel valutare le condizioni psicologiche del trattenuto.

La sentenza poi fa il punto anche sulla “vicenda umana” di Moussa, che dovrebbe far riflette sull’abnormità dei Centri di permanenza per il rimpatrio. Il giovane guineano finì dentro le gabbie della struttura di Torino in un contesto a dir poco paradossale: Moussa fu portato nel Cpr dopo avere subito una aggressione di matrice razzista a Ventimiglia perché non aveva i documenti in regola.

Una volta rinchiuso nel centro “Balde iniziava a perdere i riferimenti della propria identità socioculturale: dai documenti – è scritto nelle motivazioni della sentenza – risultava la provenienza dalla Guinea, dato che tuttavia non veniva ritenuto rilevante; veniva unicamente registrata la circostanza che i genitori erano in vita, senza che gli venissero poste ulteriori domande in merito al nucleo familiare. Nessun medico, psicologo od operatore legale gli chiedeva chi lo attendesse in Italia ovvero in altri paesi né se desiderasse contattare qualcuno. Stava progressivamente entrando in un processo di de-parentalizzazione e di de-culturizzazione, con conseguenti perdita di riferimenti identitari ed una forma di deumanizzazione della persona”.

Quindi il passaggio sulla “animalizzazione” di Moussa, legato al trasferimento nell’ospedaletto perché altri migranti presenti nel Cpr temevano che avesse la scabbia. In realtà si trattava di una semplice psoriasi. “Non comprendeva le ragioni del trattenimento – si legge ancora nella sentenza, di cui riporta ampi stralci l’Ansa – e percepiva l’isolamento come una gabbia. Veniva trasferito dalla stanza 11 alla 9 a causa della presenza di escrementi di piccione. Il consulente ha paragonato tale condizione ad un processo di animalizzazione, richiamando dinamiche proprie del colonialismo“.

di: Redazione - 22 Maggio 2026

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