Il membro della Segreteria nazionale Pd

“Morti in mare sulla coscienza dei governi e dell’Ue: la strage di Pasqua annunciata e già rimossa”, parla Majorino

«Sulle facciate dei palazzi dei governi, della Commissione Europea e di tante altre istituzioni dovremmo affiggere gli elenchi dei nomi delle vittime che si conoscono. Il problema è la disumanizzazione del migrante»

Interviste - di Umberto De Giovannangeli

11 Aprile 2026 alle 15:00

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Photo credits: Canio Romaniello/Imagoeconomica
Photo credits: Canio Romaniello/Imagoeconomica

Pierfrancesco Majorino, già europarlamentare, è capogruppo PD Regione Lombardia, membro della Segreteria nazionale del Partito Democratico con l’incarico di responsabile Politiche migratorie e Diritto alla Casa.

“Pasqua di morte, strage in mare. Ma Salvini festeggia mostrando il crocefisso”. Così l’Unità in prima pagina sul barcone rovesciatosi al largo delle coste libiche, con decine di vittime. E l’Italia continua a finanziare e armare la cosiddetta Guardia costiera libica.
Voglio partire da una constatazione che va un po’ al di là della politica. Sinceramente sono molto turbato. L’episodio che citate non è che l’ennesimo. Siamo di fronte ad una strage permanente, quella del Mediterraneo. Sappiamo stimare quanti sono i morti di tutti questi anni? Forse nemmeno più con precisione. Leggevo le considerazioni dell’Organizzazione Mondiale per l’Immigrazione sugli ultimi tre anni. Ebbene, soffermandoci sui primi mesi del 2026 siamo di fronte a 765 persone morte. Un aumento del 152% rispetto al 2025. Se pensiamo agli ultimi dodici, tredici anni, abbiamo di fronte a noi la dimensione di un cimitero enorme, il più grande al mondo, con decine di migliaia di corpi. Corpi, vite spezzate, di donne, uomini, bambine, bambini, non solo “numeri”, a cui, come istituzioni nazionali ed europee, non concediamo nemmeno il diritto all’identificazione. Cito sempre il grande lavoro, cocciuto, silenzioso, preziosissimo, di Cristina Cattaneo, del LABANOF, ricordo quando la ricevemmo al Parlamento europeo. Ecco: in tutti questi anni nessuna istituzione ha davvero raccolto le poche voci che dall’interno o dall’esterno hanno posto un problema di dignità minima: dare un nome ai morti. Dunque, pensando alla strage di Pasqua, non posso che dire che si tratti di una strage annunciata e assolutamente, irrimediabilmente, rimossa. Matteo Salvini, con il suo linguaggio, l’uso scriteriato dei simboli, la postura, rischia di rendere il dramma una pagina grottesca. Ma il dramma resta dramma a prescindere da Salvini. E la risposta delle istituzioni, il governo italiano, autentico laboratorio della violazione dei diritti, ma, voglio dirlo, pure di quelle europee, è di una sottovalutazione consapevole e complice. Sulle facciate dei palazzi dei governi, della Commissione Europea, del Consiglio d’Europa e di tante altre istituzioni, dovremmo affiggere gli elenchi dei nomi dei morti che si conoscono e scrivere una frase semplice: questi morti sono sulla nostra coscienza.

Un discorso che va ben oltre la dimensione politica…
La prendo da qui perché è la disumanizzazione del migrante, cioè di colui che intraprende un viaggio per costruirsi pezzi di presente e di futuro, il problema che abbiamo davanti. Ed è un problema non piccolo poiché il destino di queste persone, possiamo dircelo in modo molto semplice, oramai sembra non interessare. O meglio, sembra possa essere rimosso abbastanza agevolmente. La destra, su questo terreno, ha vinto. Ma bisogna combattere, perché questa deriva è folle e inaccettabile. Serve, ovviamente, un rovesciamento deciso delle scelte e delle priorità. Abbiamo bisogno di più cose. Vie d’accesso legali e sicure, che poi è l’unico e autentico modo per evitare che la gente finisca sui barconi, una missione europea di soccorso, un grande piano per l’inclusione sociale di chi arriva. In Italia dovremmo cancellare la Legge Bossi- Fini che produce irregolarità e impedisce di investire sull’immigrazione legale. Insomma, si dovrebbe gestire il fenomeno. Non cavalcare gli effetti delle scelte fatte per alimentare l’idea dell’immigrazione come grande emergenza permanente. E invece si insiste sui CPR in Albania, mostruosi sul piano giuridico, costosi e disumani, e sulle varie forme di esternalizzazione delle frontiere. E se non li fermiamo temo che si sia solo l’inizio.

A proposito di collusione con criminali, stupratori, trafficanti di esseri umani. La Corte penale internazionale ha attenzionato l’Italia per la vicenda Almasri. Eppure, nel fu Belpaese sembra far più notizia la liaison del ministro dell’Interno.
Per me il ministro Piantedosi prima dovrebbe andare a nascondersi poi se ne dovrebbe andare. E non certo per la vicenda privata quanto proprio per il caso Almasri. Un fatto enorme. Giorgia Meloni ha concluso la sua pericolosa campagna referendaria per il Sì al Referendum dicendo che se avesse vinto il No avremmo avuto la liberazione di stupratori e violenti. Non mi pare che sia accaduto. Invece quel che è certo è che un violentatore di bambini sia stato liberato, con tanto di volo di Stato e senza spiegazioni, dal nostro Paese. Il ministro dell’Interno non dovrebbe restare al suo posto anche solo per questo motivo. Per non dire del pacchetto sicurezza e dell’ansia repressiva di un governo che ha eliminato poliziotti dalle strade, diminuendo gli organici, e aumentato meccanismi autoritari.

Il Vicino Oriente è in fiamme. La guerra già terremota le nostre bollette energetiche e il rischio di una iperinflazione è sempre più concreto. Siamo alla mercé di due gangster, Donald Trump e Benjamin Netanyahu?
Certamente. E non è solo questo. Siamo proprio al crollo dell’efficacia della politica fondata sul principio del multilateralismo. Una spirale ovviamente non cominciata ora. A cui Trump ha impresso, tuttavia, un’accelerazione enorme. È il tempo dei potenti che decidono da soli. E quindi di una crisi democratica su scala mondiale enorme, senza precedenti, se si guarda agli ultimi ottanta anni. Perché oggi vi è l’esplicito svuotamento del senso di ogni sede o di ogni pratica di relazione tra più nazioni. E lei dice bene, sono due “gangster”, assolutamente complici, di fronte ai quali la comunità internazionale e in particolare una parte dei Paesi “occidentali” reagisce e reagiscono con grande timidezza, se non vera e propria affinità o servilismo. Ma, insomma, parliamoci chiaro: qua siamo di fronte al fatto che il governo italiano non sia ancora riuscito a dire “Fermatevi”. Lo ha ricordato Elly Schlein nel suo intervento alla Camera. E nessuno ha potuto smentirla.

La pace come spartiacque ideale, di visione, di proposta tra un campo progressista e le destre. Non si dovrebbe partire da qui?
Si deve partire dalla Costituzione. C’è tutto lì. La sua attuazione è il vero campo di contrasto. E quindi, certo, la questione della Pace. Che poi vuol dire provare a restituire forza alle grandi questioni spazzate via. Il multilateralismo, ovviamente. Ma innanzitutto l’Europa, come promotrice di politica estera, “esterna” e per questo come spazio bisognoso di politica comune di difesa. Sapendo, ovviamente, che oggi si deve fare i conti anche con il fatto che si è in piena economia di guerra nel mondo. E che essa chiama la guerra, non la Pace. Il riarmo è un processo nazionalizzato e assolutamente in corso che sembra pure inarrestabile. Quindi Pace deve voler dire anche contrasto al riarmo e lotta alle diseguaglianze globali, cioè ritorno della Politica. Parlo di cose molto molto concrete. Che fine ha fatto il Piano Mattei? Confesso di non averlo capito. O meglio ha fatto la fine che si poteva immaginare facesse. Perché era solo un titolo per accompagnare con un finto sguardo compassionevole le azioni peggiori sull’immigrazione. Eppure, anche se non fa “notizia” la questione della cooperazione allo sviluppo è essenziale. E ancora: come ci liberiamo dalla dipendenza dal “fossile”? Ne parlo in questo quadro. Perché una politica debole sul tema enorme della transizione ecologica e dell’energia, ad esempio sul punto delle fonti rinnovabili, alimenta la logica di potere che porta ai conflitti.

A dare un contributo importante, forse decisivo, alla vittoria del No al referendum è stata la “generazione Gaza”. Cosa dice al PD questo dato?
Dice, innanzitutto, che è un’ondata di ossigeno fondamentale, per il Paese e per la democrazia. E che è una sfida politica per tutte e per tutti. Da Gaza al Referendum, passando, io credo, per il rifiuto di Trump, una nuova generazione esprime e domanda nuova e buona politica e lo fa anche reagendo al modo in cui Giorgia Meloni e i suoi scherani si sono comportati in questi anni. I giovani, ha detto il governo coi suoi atti, sono un “problema”, se non addirittura un soggetto a cui rivolgersi solo attraverso una logica repressiva. Il ché non vuol dire che l’incontro con le forze di centrosinistra sia un fatto scontato. Guai a crederlo. Bisognerà mostrare grande curiosità e capacità di dialogo. E penso grande nettezza politica e coerenza. Niente timidezze o ambiguità insomma. Per li PD è allora una bellissima occasione e dovremo saperci mostrare all’altezza.

11 Aprile 2026

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