La repressione di Putin
Memorial “organizzazione estremista”, la Corte Suprema russa mette al bando l’ong premiata col Nobel per la pace nel 2022
La repressione in Russia non accenna ad arrestarsi. Nonostante il regime di Vladimir Putin abbia nel corso degli anni tappato la bocca a quasi tutte le organizzazioni e voci libere nel Paese, l’opera di smembramento e criminalizzazione del dissenso a Mosca non accenna a placarsi ma, anzi, accelera per impedire qualsiasi tentativo di opposizione allo Zar.
Ultima a farne le spese è l’organizzazione per i diritti umani russa Memorial, insignita del Premio Nobel per la Pace nel 2022. La Corte Suprema russa l’ha definita “estremista”, inasprendo così le sanzioni legali che potrebbero essere inflitte a qualsiasi cittadino russo che collabori con la rete dell’organizzazione in esilio o che doni denaro.
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Si tratta dell’ultimo tassello del mosaico di azione contro dell’organizzazione fondata negli anni Ottanta da Oleg Orlov (incarcerato nel 2024 per aver protestato contro la guerra in Ucraina e rilasciato in uno scambio di prigionieri con gli Stati Uniti alcuni mesi dopo) e dal dissidente sovietico Andrei Sakharov (Nobel per la Pace nel 1975), che si era vista riconoscere il Nobel per la Pace nel 2022, pochi mesi dopo l’inizio dell’offensiva russa contro l’Ucraina, per il suo lavoro svolto insieme all’attivista bielorusso Ales Bialiatski, allora incarcerato, e al Centro ucraino per le Libertà Civili.
Nel corso degli anni Memorial ha ampiamento documentato la deriva autoritaria del Paese sotto la guida di Vladimir Putin, denunciando pubblicamente le violazioni dei diritti umani legate alle brutali guerre russe in Cecenia e Siria, la persecuzione delle minoranze religiose nel Paese e i casi di detenzione politiche.
Un impegno costato caro per l’organizzazione e i suoi leader: oltre al caso del co-fondatore Orlov, una delle principali collaboratrici del gruppo in Cecenia, Natalya Estemirova, venne trovata morta nel 2009 con ferite da arma da fuoco poche ore dopo essere stata caricata a forza in un’auto fuori dalla sua abitazione; un altro membro di Memorial, Yury Dmitriyev, che ha trascorso decenni a individuare fosse comuni nella regione nord-occidentale russa della Carelia, è stato incarcerato nel 2020 con una controversa accusa di abusi sessuali su minori-
Nel 2015 Memorial era stata inserita nel registro governativo degli “agenti stranieri”, che impone a individui o gruppi di rivelare le fonti di finanziamento e di contrassegnare tutte le pubblicazioni, compresi i post sui social media, con un’apposita etichetta. Sei anni dopo, nel 2021, la Corte Suprema russa ha liquidato Memorial per non essersi correttamente identificata come “agente straniero” e per aver giustificato attività “terroristiche ed estremiste”, costringendo l’organizzazione a operare in gran parte in esilio
Memorial ha definito la decisione odierna della Corte Suprema di Mosca “illegittima” e ha affermato che segna “una nuova fase di pressione politica sulla società civile russa”.