L'informativa alla Camera
Meloni blinda il governo, nessuna autocritica su Trump e giustizia: “Niente dimissioni o rimpasto, vi sfido su vera politica”
Politica - di Carmine Di Niro
Giorgia Meloni tira dritto nonostante le dimissioni a raffica nel suo governo, dalla ministra del Turismo Daniela Santanchè al sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, fino al capo di gabinetto del Guardasigilli Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi.
All’orizzonte il bubbone scoppiato sulla vicenda di Claudia Conte e del suo legame col ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, la premier aprendo la sua informativa sull’azione del governo in aula alla Camera serra i ranghi della maggioranza e dell’esecutivo e ribadisce l’intenzione di andare avanti, di fatto di tirare a campare.
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Niente dimissioni o rimpasto di governo
“Niente dimissioni, né rimpasto“, “non servono nuove linee programmatiche, perché le nostre sono da sempre scritte nel programma di governo” e “governeremo per cinque anni come ci siamo impegnati a fare”, sono le parole d’ordine di Meloni alla Camera.
Ma la premier si spinge oltre, parla di “maggioranza solida e coesa” e tornando sull’ondata di dimissioni post-referendum sulla giustizia, saluta gli ex membri del governo sottolineando che “avevano lavorato bene” e che la loro fuoriuscita dall’esecutivo “non è stata semplice né indolore”, ma “abbiamo anteposto di nuovo l’interesse della nazione a quella del partito. Non abbiamo tempo da perdere in polemiche infinite e pretestuose, che spostano il dibattito” che deve restare centrato sulle “soluzioni necessarie per i cittadini. Sgomberato il campo vi sfido sulla vera politica”, le parole rivolte all’opposizione.
“Lo scenario” internazionale, ha proseguito Meloni, “non consente più a nessuno di cavarsela dicendo è tutta colpa della Meloni, finanche l’aumento del corto mondiale del petrolio”. E tornando sui compiti del governo, la presidente del Consiglio ha ribadito che questo è “nel pieno delle sue funzioni, determinato a fare del suo meglio, ancora meglio, fino all’ultimo giorno del suo mandato, non scapperemo, non indietreggeremo, non ci metteremo al riparo facendo pagare ai cittadini i soliti giochi di palazzo”.
Gli effetti del referendum sulla giustizia
Meloni che è tornata sul referendum sulla giustizia, con gli italiani che hanno bocciato nelle urne il 22 e 23 marzo la riforma dell’ordinamento giudiziario targata Carlo Nordio. Un voto “che ha visto una grande partecipazione popolare al voto e una altrettanto grande polarizzazione”, ha sottolineato Meloni, che d’altra parte avrebbe tra i banchi del governo chi, come il ministro Nordio aveva definito il Csm “sistema paramafioso”.
E dopo aver proposto e votato una riforma della giustizia blindata, senza ascoltare magistratura e opposizione, ora la premier arriva ad auspicare “un clima di collaborazione non certo contro la magistratura ma a favore di una magistratura libera da condizionamenti politici e ideologici”, spiegando che il “cantiere” della riforma “non deve essere abbandonato come probabilmente qualcuno si augura, perché i problemi sul tappeto rimangono e abbiamo il dovere di trovare soluzioni concrete, coraggiose ed efficaci”.
La situazione internazionale e i rapporti con Trump
Quindi i temi internazionali, dominati ovviamente dalla situazione in Medio Oriente e Golfo Persico, trascinati nel caos dopo l’intervento statunitense e israeliano contro l’Iran e con all’orizzonte una fragile tregua.
Meloni, che da un anno a questa parte si è schiacciata sulle posizioni trumpiane rivendicando un ruolo di “pontiera” tra Washington e l’Europa per i suoi presunti buoni rapporti col presidente Usa, ora è costretta ad una arrampicata sugli specchi per allontanarsi quanto basta da una amministrazione considerata ormai “tossica” dagli italiani e dagli europei.
Così Meloni prova a allineare la sua posizione ultratrumpiana nella scia della collocazione internazionale dell’Italia: “Non l’ha questo governo, ma è la stessa da circa 80 anni a questa parte. Lo dico per rispondere già prima che vada in scena l’ormai scontato ritornello sulla subalternità della sottoscritta al presidente americano Trump o quello ancora più scontato dal titolo ‘la Meloni scelga tra Trump e l’Europa’”, le parole della premier alla Camera.
“Siamo testardamente occidentali” ha aggiunto Meloni citando la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, “perché solo se l’Occidente è unito può essere una forza capace di dire la propria sul palcoscenico del mondo. E perché senza quella unità, noi, non altri, saremmo più deboli”.
Poi un focus su quanto sta accadendo nello stretto di Hormuz, ancora bloccato dall’Iran e causa della crisi energetica che sta colpendo anche e soprattutto l’Italia, che si è nuovamente fatta trovare impreparata di fronte a questo scenario. Meloni in Aula chiede “il pieno ripristino della libertà di circolazione nello stretto di Hormuz che non deve essere soggetta a nessuna forma di restrizione come invece sembra accaduto nelle ultime ore: rimane uno dei punti più critici in fase di attuazione dell’accordo perché se l’Iran dovesse ottenere la facoltà di applicare extradazi ai transiti nello stretto questo potrebbe ancora portare a conseguenze economiche imponderabili”.
E per questo la premier si spinge oltre e si rivolge di fatto a Bruxelles: in caso di nuova recrudescenza del conflitto in Iran, “dovremo porci seriamente il tema di una risposta europea non dissimile per approccio e strumenti da quella messa in campo per la pandemia”. Per Meloni “non dovrebbe essere un tabù ragionare sulla possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita: non una deroga per singolo Stato membro ma un provvedimento generalizzato”.
La “sfida” raccolta da Schlein
“Sfida sulla vera politica” citata dalla premier e raccolta nel suo intervento da Elly Schlein. La segretaria Dem nel corso della discussione alla Camera ha risposto per le rime alla presidente del Consiglio. Da Meloni, è stato l’intervento della leader PD, c’è stato “un discorso di autoconvincimento, lei ci sfida ma avete già perso quella sfida perché avete sfidato la Costituzione e il popolo sovrano vi ha battuto nelle urne. Si vede che avete molta voglia di tornare all’opposizione, vi accontenteremo. Se non è troppo impegnata con gli scandali dei suoi ministri, vi mando una cartolina dal paese reale, quello in cui negli ultimi 4 anni gli stipendi reali si sono abbassati di 9 punti percentuali”
Sul contesto internazionale e i rapporti dell’Italia, le parole di Schlein sono chiare: “Nessuno vuole rinunciare alla relazione con gli Stati Uniti – spiega la leader Dem – ma ci si sta a testa alta dicendogli che si sbaglia, dicendo a Trump come a Netanyahu che si devono fermare. Ieri hanno continuato a bombardare il Libano come se non ci fosse stata una tregua. Hanno colpito anche un mezzo italiano e voi ancora non riuscite a dirgli Chiaramente vi dovete fermare. L’Italia che pugna la guerra, Presidente, e noi non contestiamo solo la subalternità a Trump, ma anche che non riuscite a scegliere fino in fondo l’Europa. Lei dovrebbe guidare la difesa del diritto internazionale, un salto in avanti di integrazione europea, investimenti comuni che chiede anche la Confindustria. Questo ci aspettiamo che faccia e non farà”.