Le dure parole del Pontefice
Papa Leone solo contro la guerra, il pontefice isolato nella Chiesa: teologi muti sulle bombe di Trump e Netanyahu
Le dure parole di Leone contro Trump e Netanyahu restano isolate: in troppi nella Chiesa restano in silenzio e si rifiutano di condannare le bombe
Politica - di Fabrizio Mastrofini
Papa Leone XIV parla ogni giorno e soprattutto a Pasqua, della illegittimità della guerra e condanna l’uso della religione per giustificare la violenza. Ma è solo, troppo solo? Rileggiamo un passaggio di papa Leone XIV nella Messa il pomeriggio del 28 marzo nel Principato di Monaco. Ha detto: «La purificazione dall’idolatria, che rende gli uomini schiavi di altri uomini, si compie come santificazione, dono di grazia che rende gli uomini figli di Dio, fratelli e sorelle tra di loro. Questo dono illumina il nostro presente, perché le guerre che lo insanguinano sono frutto dell’idolatria del potere e del denaro. Ogni vita spezzata è una ferita al corpo di Cristo. Non abituiamoci al fragore delle armi, alle immagini di guerra! La pace non è mero equilibrio di forze, è opera di cuori purificati, di chi vede nell’altro un fratello da custodire, non un nemico da abbattere».
Qualche giorno fa Simone Morandini e Gaia De Vecchi illustravano su un sito cattolico alcune prese di posizione dei teologi moralisti sul tema della guerra e della pace, rispondendo a chi (come il sottoscritto) pensa che non si faccia, si denunci, si dica abbastanza. Ricordo di nuovo che ancora nell’agosto 2024 il teologo Severino Dianich – anziano decano della teologia morale in Italia – parlava, inascoltato, di «tradimento dei teologi». Non erano considerazioni estive, erano collegate all’insignificanza della teologia quando resta zitta di fronte ai drammi del presente. E che drammi! Tra i diversi interventi svolti per cercare di sottolineare l’importanza del tema, ancora nel novembre scorso scrivevo, anche su l’Unità, per ribadire che ci serve una nuova visione di Etica Teologica.
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Che dire ancora? La considerazione più evidente sembra davvero sotto i nostri occhi. Ogni volta che può, in ogni occasione possibile, il papa – Francesco prima, Leone adesso – parla e incalza contro le guerre e i conflitti, indicandone le cause nella sete di potere e denaro: «idolatria» per l’uno e l’altro. I vescovi, le congregazioni religiose, indicono giornate di preghiera e digiuno. Nobili azioni, ma insufficienti se non irrilevanti. Pregare è importante. Ma non basta, serve uno spazio pubblico per argomentare e scuotere. Per dire cosa? Per dire che i conflitti non sono più sostenibili. La pace lo è. Non uccidere, è l’unica strada. La teologia morale, i teologi e le teologhe morali, devono alzare la voce ogni giorno, in tutti i modi e le forme possibili. E in ogni parrocchia, cappellanìa, convento, basilica, ovunque, ogni domenica e ogni giorno dobbiamo ricordare che «non uccidere» è «il» Comandamento, basato sul messaggio evangelico della sacralità della vita e dell’amore per amici e nemici. “Fratelli Tutti” va presa sul serio, non lasciata alla storia dei pontificati e delle encicliche.
C’è di più. Il Centro Studi Interreligiosi della Pontificia Università Gregoriana, organizza un seminario il 17 aprile, sul tema «Non Violenza in tempi di guerra». È un argomento serio e importantissimo. Ma «da sinistra» diciamo che è troppo poco, è anacronistico! La Non Violenza di fronte ai conflitti sofisticati di oggi, semplicemente non va più bene. C’è un tema superiore, che la ricomprende, ed è la Pace. Prima la Pace, poi in qualche caso possono esserci forme Non Violente di espressione. Ma la Pace viene prima. La Non Violenza quando le bombe arrivano dai droni, semplicemente serve a poco o niente. Davanti alle efferatezze cui assistiamo, la Non Violenza non basta più. Davanti ai barconi in mare carichi di persone affamate, disidratate, disperate che muoiono nella generale indifferenza di politici che fanno poi la fila per andare in Vaticano, la Non Violenza non basta più. La Pace, nel senso più radicale del termine, è quanto ci serve. I teologi morali potrebbero chiedere al Magistero di mettere fuori legge i conflitti? Tutti i conflitti, combattuti con le armi o economici, sociali, politici, commerciali, che affamano i popoli e ne impediscono o ostacolano lo sviluppo. Altrimenti la Dottrina Sociale a che serve?
Un’aggiunta. Ancora su papa Leone XIV. Sempre a Monaco, incontrando la comunità cattolica, ha invitato alla difesa della vita: «Annunciate il Vangelo della vita, della speranza e dell’amore; portate a tutti la luce del Vangelo perché venga difesa e promossa la vita di ogni uomo e ogni donna dal suo concepimento alla fine naturale». I teologi morali, per cortesia, e le teologhe, dovrebbero spiegare al Magistero – ad esempio usando i libri “Etica Teologica della Vita” e “La Gioia della Vita” (tradotto in francese e spagnolo), entrambi coordinati da mons. Vincenzo Paglia ed editi dalla Libreria Editrice Vaticana – che di fronte alle tecnologie riproduttive oggi esistenti, e di fronte alle tecniche di rianimazione e sostegno vitale che possono arrivare fino alla «ostinazione irragionevole, le idee di «concepimento» e «morte naturale», espressioni classiche, non hanno più quel significato immediato, concreto, condivisibile, che avevano fino a venti o trenta anni fa. E servirebbe una riflessione più aggiornata, al passo con i tempi, alla ricerca di una «nuova alleanza» tra i saperi, tra scienza e difesa della comune umanità di tutti noi. Sarebbe un aiuto prezioso per una riflessione al passo con i tempi.