Era atteso al Wireless Festival di Londra
Kanye West “rimbalzato” da Londra, negato l’ingresso nel Regno Unito al rapper Usa per le sue parole razziste e antisemite
Kanye West non potrà partecipare al Wireless Festival di Londra, in programma dal 10 al 12 luglio a Finsbury Park, dove il rapper statunitense era atteso come headliner in tutte e tre le serate previste.
Il governo britannico guidato da Keir Starmer ha negato il permesso di entrare nel Paese all’artista: la richiesta del rapper, come riferito alla Bbc dal ministero dell’Interno, era arrivata lunedì tramite una una domanda elettronica, la cosiddetta “Eta” introdotta anche per i cittadini europei dall’aprile 2025, ma è stata negata in quanto la sua presenza non sarebbe stata favorevole al bene pubblico.
Il primo ministro Keir Starmer si era espresso in prima persona contro la presenza nel Paese di West, definendo la partecipazione dell’artista “profondamente preoccupante”, mentre la ministra dell’Istruzione Bridget Phillipson aveva definito le dichiarazioni del rapper “completamente inaccettabili e disgustose”, sottolineando che “non c’è spazio per odio, bigottismo o antisemitismo“.
Il festival è stato immediatamente cancellato, anche perché diversi sponsor si erano ritirati dopo le polemiche.
Al Wireless Festival di Londra avrebbe portato sul palco i suoi successi storici, in particolare quelli del noto album “The Life of Pablo”, suo ultimo grande disco seguito poi ad altri sei che stroncati dalla critica, compreso l’ultimo “Bully”, uscito lo scorso marzo. Proprio per questo’ultimo album West ha in programma un tour che toccherà anche l’Italia: il suo concerto è previsto il 18 luglio a Reggio Emilia.
West, che oggi si fa chiamare “Ye”, da anni ormai è noto al pubblico più per le sue dichiarazioni che per la musica: nel corso degli ultimi anni ha più volte sostenuto dichiarazioni razziste, xenofobe, antisemite, sessiste e complottiste. Meno di un anno fa l’ultima follia era stata quella di pubblicare canzoni fatte con l’IA, l’intelligenza artificiale, esplicitamente antisemite e che contenevano al loro interno campionamenti a veri discorsi di Adolf Hitler e apologie di nazismo.
In un tentativo di “redenzione” lo scorso gennaio West aveva acquistato un’intera pagina pubblicitaria sul Wall Street Journal, uno dei più importanti quotidiani al mondo, per scusarsi dei suoi attacchi contro gli ebrei e la comunità afroamericana: “Non sono un nazista né un antisemita. Amo il popolo ebraico”, aveva dichiarato, attribuendo il proprio comportamento a episodi maniacali legati ad un presumono disturbo bipolare.
Dichiarazioni controverse aveva sempre fatto parte del “personaggio” Kanye West, ma a partire dal 2016 il rapper statunitense ha alzato col passare del tempo l’asticella. Sua ossessione era diventato in particolare il nazismo e l’odio antisemita: negli scorsi anni ha negato l’Olocausto, speso parole di elogio nei confronti di Adolf Hitler e identificandosi come nazista, accusando i “media ebraici” di aver nascosto le cose positive del nazismo. Un delirio che lo aveva sostanzialmente isolato dai contesti in cui per anni è stato una star, ma che ha costretto anche le aziende che collaboravano con lui a fare marcia indietro: il caso più importante è stato quello di Adidas, l’azienda tedesca che con West aveva un importante accordo economico legato ad una linea di scarpe tra le più popolari dell’ultimo decennio.
Lo scorso luglio a Kanye West era già stato negato l’ingresso in Australia, Paese della moglie Bianca Censori, a causa di una sua canzone intitolata “Heil Hitler”, che fu rimossa sia da Apple Music che da Spotify e YouTube.