Disfatta totale del calcio

Perché l’Italia è ancora fuori dai Mondiali: uno psicodramma a oltranza ma non è colpa di nessuno

Scomparsa la grande Nazione del calcio Mondiale, nonostante quattro Mondiali vinti. Non si dimette nessuno

News - di Antonio Lamorte

1 Aprile 2026 alle 12:02

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Gabriele Gravina Gennaro Gattuso and Gianluigi Buffon during the press conference to present Technical Commissioner Gennaro Gattuso at the Hotel Parco dei Principi Rome, Italy – Thursday 19 June 2025. Sports – Football. (Photo by Fabrizio Corradetti / LaPresse)
Gabriele Gravina Gennaro Gattuso and Gianluigi Buffon during the press conference to present Technical Commissioner Gennaro Gattuso at the Hotel Parco dei Principi Rome, Italy – Thursday 19 June 2025. Sports – Football. (Photo by Fabrizio Corradetti / LaPresse)

Adesso è facile ed è inarrestabile. Cambiare tutto, azzerare e ripartire, ridisegnare, ripianificare, riprogrammare. La Federazione, la Serie A, i settori giovanili, gli stadi, i rapporti con i club, le serie minori, le primavere, gli italiani in campo, i premi partita, le accise, i vitalizi dei parlamentari, il passaggio dall’ora legale all’ora solare e che altro più. Riformare insomma, tirare una linea, punto e a capo. Perché è figlia di tutto questo l’eliminazione dell’Italia alla finale playoff contro la meritevole, coraggiosa e concentrata, pur sempre mediocre Bosnia Erzegovina. E comunque, a quanto pare, non è colpa di nessuno.

Non è colpa del Presidente delle Figc dal 2018 Gabriele Gravina. “Devo fare i complimenti a Rino Gattuso, credo che sia stato un grande allenatore. Gli ho chiesto di rimanere alla guida tecnica di questi ragazzi, così come lo ho chiesto a Buffon, c’è stato un momento di sintonia nello spogliatoio con questi ragazzi – ha detto in conferenza stampa – I ragazzi sono stati eroici. La parte tecnica è da salvaguardare al 100%, per quanto riguarda la parte politica c’è una sede, abbiamo convocato un Consiglio Federale la prossima settimana. Capisco l’esercizio della richiesta di dimissioni a piè sospinto, ma sono valutazioni che spettano nelle norme al consiglio federale”. E l’Italia, per chi non ricordasse, non partecipa ai Mondiali da Brasile 2014.

Non è colpa di Gennaro Gattuso, allenatore chiamato all’inizio dei gironi delle qualificazioni al posto di Luciano Spalletti per salvare la patria: è stato incensato, celebrato il clima dello spogliatoio, lo spirito di collaborazione e mutuo soccorso tra compagni di squadra, l’attaccamento e il progetto tecnico. Perfino ieri, a fine gara. “Chiedo scusa, non ce l’ho fatta. I ragazzi non si meritavano una batosta così, hanno corso, hanno lottato. Devo solo ringraziarli. Una mazzata così difficile da digerire, fa male. Volevamo passare per noi, per l’Italia, per tutto il movimento”. Non è colpa neanche del capo delegazione Gianluigi Buffon, paragonato più volte all’inimitabile e indimenticato Gigi Riva, tra i principali fautori di questo nuovo corso tecnico della Nazionale.

Sul campo: gol di Moise Kean regalato dalla difesa della Bosnia in apertura, Azzurri mai più pervenuti fino alla sciagurata espulsione di Alessandro Bastoni, quello della simulazione-esultanza nell’ultimo derby d’Italia. Sotto di un uomo per il resto della gara, cambi a casaccio, assedio perenne in aria di rigore, una serie di occasioni buone e l’Italia raggiunta nel suo momento migliore, 1 a 1 e supplementari. Zero rigoristi in campo in campo per gli Azzurri. Sbagliano Francesco Pio Esposito – ormai nuovo “Van Basten” grazie a Totò Di Natale – e Bryan Cristante, passa la Bosnia, Italia a casa per la terza volta di fila. Niente mondiali, come per Russia 2018 e Qatar 2022. Il dato di fatto è che ormai l’Italia non è più una grande Nazione del calcio Mondiale. Nonostante quattro Mondiali vinti. Lo sarà per le scommesse e per il Fantacalcio, non lo è per il campo.

Adesso è facile ed è inarrestabile desiderare le purghe, immaginare riforme e rifondazioni che pure i giornalisti più acuti e implacabili in queste ore non avevano pensato pochi giorni fa. Oggi è facile, bravi tutti. Sembra esser passata un’era geologica da quando si esultava per il passaggio della Bosnia piuttosto che del Galles alla finale playoff. Avevano cominciato ad autocelebrarsi: che bel gruppo, che bel percorso. Oggi siamo al giorno della Marmotta. Come nel post Europei, post Macedonia del Nord, post Svezia. Prima che le urne aperte per il referendum della Giustizia parlassero, nessuno aveva chiesto niente a nessuno, niente dimissioni. A risultati acquisiti è scattata la resa dei conti nel governo Meloni. Cos’era cambiato nel frattempo in quelle situazioni individuali? Niente. Non è la stessa cosa, ma è un vademecum. Nel calcio intanto non si è dimesso nessuno, di questi uomini, ancora nessuno. Non è colpa di nessuno insomma. Nessuno ha responsabilità. A questo giro non c’è neanche un capro espiatorio: forse è un indizio.

1 Aprile 2026

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