Il conflitto nel Golfo

Iran, Trump apre all’invasione dell’isola di Kharg per ottenere il petrolio di Teheran: gli Houti entrano nel conflitto

News - di Carmine Di Niro

30 Marzo 2026 alle 10:21

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Iran, Trump apre all’invasione dell’isola di Kharg per ottenere il petrolio di Teheran: gli Houti entrano nel conflitto

Prendere l’isola di Kharg e così impossessarsi del petrolio iraniano. Sembra questa l’intenzione dell’amministrazione Trump quando è ormai trascorso oltre un mese dagli attacchi congiunti compiuti assieme ad Israele contro il regime iraniano, che hanno dato il via ad un conflitto che sta terremotando l’area del Golfo Persico.

Il presidente Usa lo ha annunciato in un’intervista al Financial Times, confermando di fatto l’ipotesi che il Paese si si stia preparando ad una invasione di terra, come d’altra parte evidenziato anche dalla decisione di inviare decine di migliaia di marines nell’area del Golfo Persico nei giorni scorsi.

“A essere onesto, la mia cosa preferita è prendere il petrolio in Iran, ma alcune persone stupide negli Stati Uniti dicono: “perché lo stai facendo?” Ma sono persone stupide”, ha detto Trump parlando al quotidiano economico-finanziario londinese.

Forse prendiamo l’isola di Kharg, forse no. Abbiamo molte opzioni”, ha aggiunto ancora Trump, restando volutamente nel vago e confermando in ogni caso di avere idee quantomeno contorte e incerte.

Cos’è l’isola di Kharg

Kharg è una minuscola isola parte della Repubblica Islamica iraniana nel Golfo Persico: lì passa il 90 per cento del petrolio esportato da Teheran ed è stata già attaccata nei giorni scorsi, pur se in modo “lieve” per non compromettere quello è che il più importante terminal iraniano per il commercio del petrolio, fondamentale per la tenuta economica del regime.

Lontano dallo stretto di Hormuz, sostanzialmente chiuso al traffico di petroliere per le minacce di Teheran, l’isola di Kharg è grande circa un decimo dell’isola d’Elba ed è circondata da acque che diventano immediatamente profonde, permettendo alle petroliere di avvicinarsi e attraccare. L’isola era stata colpita duramente l’ultima volta negli anni Ottanta, durante il conflitto tra Iran e Iraq, all’epoca guidato da Saddam Hussein, che ne distrusse larga parte delle infrastrutture presenti. Negli anni seguenti però il regime di Teheran ha ricostruito gli impianti sull’isola, da cui dipende l’economia statale.

L’ingresso in guerra degli Houthi

La possibile accelerazione dell’amministrazione Trump potrebbe anche essere una reazione all’ingresso in guerra degli Houthi, il gruppo ribelle sciita e filo-iraniano che di fatto governa lo Yemen, di cui controlla l’80 per cento del territorio, compresa la capitale Sanaa.

Gli Houthi da sabato 28 marzo hanno iniziato a bombardare Israele con missili e droni, aggiungendosi così agli altri alleati di Teheran nell’area, come il gruppo libanese Hezbollah e le milizie sciite presenti in Iraq.

La scelta dei ribelli yemeniti preoccupa non poco Washington e i suoi alleati nell’area, ma di fatto tutti i Paesi che dipendono fortemente dal petrolio e dal gas prodotto dai Paesi del Golfo. Gli Houthi controllano infatti lo stretto di Bab el Mandeb, che gestisce l’accesso al mar Rosso: si tratta dell’altro canale di sbocco verso l’oceano Pacifico per petroliere e metaniere.

Dallo scoppio del conflitto nella regione e il blocco da parte iraniana di Hormuz, parte del petrolio e dal gas naturale che prima veniva trasportato via nave da Hormuz passa ora tramite il cosiddetto oleodotto Est-Ovest, che taglia l’Arabia Saudita e collega il golfo Persico con il mar Rosso. Una volta giunto a Yanbu, importante porto saudita sul mar Rosso, viene trasportati verso l’Asia a sud o verso il Mediterraneo a nord tramite il canale di Suez. Se, come gli alleati iraniani, i ribelli Houthi iniziassero a bombardare le navi che passano tramite lo stretto di Bab el Mandeb, i Paesi del Golfo perderebbero completamente la capacità di esportare petrolio verso l’Asia.

Tramite il mar Rosso passa il 9% di tutto il petrolio commerciato via mare al mondo e l’8 per cento di tutto il Gnl, il gas naturale liquefatto: se i ribelli yemeniti lo bloccassero, la crisi energetica in buona parte del mondo si aggraverebbe di molto.

30 Marzo 2026

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