Il magistrato "millennial"
ANM, è Giuseppe Tango il nuovo presidente ed “erede” di Parodi: “Magistratura non gode di fiducia automatica”
Veti incrociati, nuove e vecchie alleanze, convergenze e attacchi. Ma alla fine è arrivata una elezione per acclamazione. È Giuseppe Tango il nuovo presidente dell’ANM, l’Associazione Nazionale Magistrati grande vincitrice del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, che ha visto prevalere il fronte del No e bocciare così la riforma dell’ordinamento giudiziario proposta dal Guardasigilli Carlo Nordio.
Tanto è stato eletto sabato 28 marzo dal Comitato direttivo centrale dell’Associazione dove oggi l’ormai ex presidente Cesare Parodi aveva formalizzato le sue dimissioni lunedì 23 marzo, a urne del referendum appena chiuse per “ragioni personali”. Parodi in ogni caso resterà nel Comitato direttivo centrale dell’ANM.
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Tango, giudice del lavoro a Palermo, 43 anni, è esponente del gruppo di Magistratura Indipendente, la corrente “di destra” del sindacato delle toghe e di cui fa parte anche l’uscente Parodi. Tango stato componente dell’Ufficio sindacale Anm di Palermo, delle Commissioni di studio permanenti su “Carichi esigibili” e “Diritto del lavoro”, presidente della Ges di Palermo e, più di recente, coordinatore dell’Ufficio sindacale dell’Anm nazionale
Dopo l’elezione le prime parole di Tango sono state proprio di commento al voto referendario. “La vittoria al referendum, giunta dai cittadini, è una delega forte ma non in bianco. Non è un certificato che tutto funziona bene nella magistratura. La fiducia ci è stata concessa, dobbiamo meritarla. La magistratura non gode più di una fiducia automatica”, le dichiarazioni del neopresidente dell’associazione.
“Il cambiamento arriverà e la credibilità dipende dal comportamento che sapremo assumere come singoli e come associazione. La credibilità si misura sulla trasparenza la coerenza. Servono segnali concreti e distanza chiara dall’opacità e contro i personalismi“, ha aggiunto Tango nel suo primo discorso da presidente. L’Anm, ha aggiunto, “non è e non sarà mai un partito politico. L’Anm entra nel dibattito pubblico soltanto per dare il suo contributo di carattere tecnico per cercare di migliorare il sistema giustizia. Questo è il compito dell’Anm che ci siamo assegnati e questo è lo scopo statutario. A questo noi ci atterremo”.
Fino alla vigilia del voto del “parlamentino” dell’ANM, i nomi più forti per la successione di Parodi erano in realtà altri: in particolare quello del segretario generale del sindacato Rocco Maruotti e di Chiara Salvatori. Quindi l’ipotesi di Antonio D’Amato, presidente del consiglio nazionale di Magistratura Indipendente, che però nonostante gli inviti di Parodi ha scelto di non presentarsi come candidato. Da qui la scelta di virare su Tango, che nelle consultazioni di gennaio 2025 aveva ottenuto 700 preferenze, il magistrato più votato a livello nazionale.