Facciamo promotori della nonviolenza
Una nuova Carta dei diritti dell’uomo basata su una giustizia non punitiva
Verrà giorno in cui la violenza verrà considerata alla stregua di una pandemia universale, da combattere per non venirne schiacciati.
Giustizia - di Diego Mazzola
Sarebbe interessante andare a fondo dei motivi che hanno indotto a mettere in Costituzione l’articolo 27, che testualmente ci dice che la responsabilità penale è personale, che l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva e che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. È su queste basi che si costruisce la sacralità del processo penale? A questo proposito il professor Klaus Lüderssen ebbe a dire che «la presunzione di innocenza ci vieta, in effetti, anche soltanto di pensare che i fini della pena possano essere realizzati già attraverso il processo».
Pur sperando di veder diminuire le occasioni di lavoro per magistrati e avvocati, dichiaro di comprendere chi intende difendersi dal processo per non correre il rischio di doversi difendere nel processo. Evidentemente la smania di giudicare è comunque occasione di lavoro per tantissime toghe. Così come i tre livelli di giudizio, che tre non sono se non occasionalmente, dimostrano che non è la Legge uguale per tutti, ma solo l’accanimento con il quale i cittadini vengono trascinati in tribunale. A buon pro devo dire che negli USA, prima del nubifragio Trump, gli avvocati di I.C.O.P.A. (International Conference On Penal Abolition) non solo sono riusciti a ridurre il numero dei processi, ma sono spesso anche riusciti a impedire legalmente la costruzione di nuove carceri, sfatando l’equazione più reati più carceri. Le neuroscienze e la psichiatria lo affermano con sicurezza, perché la violenza è una malattia sociale che ha bisogno di alternative.
- L’Occidente vive di soprusi, le scomode verità del discorso del canadese Mark Carney a Davos
- Carney suona la sveglia a Davos: “Saltati i patti, il mondo non è in transizione: è nel caos”
- Carcere, un albero delle mele marce: un’idea ottocentesca soltanto punitiva
- A cosa serve la pena senza riparazione: l’alba di una giustizia solidale
Facciamoci promotori di un Congresso Internazionale della Nonviolenza, per portare sin da subito nei Paesi che non intendono servire Donald il rispetto per la Dichiarazione Universale dei Diritti degli Uomini, degli Animali e dell’Ambiente. Un’iniziativa del genere potrebbe essere presa da Nessuno tocchi Caino, per costruire un Sistema di Giustizia valido per tutti, affiancandosi a International Conference On Penal Abolition, e a quanti hanno compreso che l’unica Riforma possibile della Giustizia consista nell’abolizione del Sistema Penale. Questo potrebbe essere il collante necessario a dare una forte spinta al progetto di ricostruzione dell’Europa di Ventotene ed essere un faro di speranza per chi crede nella Democrazia e nel Diritto.
A quanto credo di capire, oggi, finalmente si comincia a constatare sulla pelle di noi tutti la propensione delle Istituzioni, nostrane ed europee, a far coincidere la Legalità con lo Stato di Diritto. Abbiamo imparato che la Legalità non è, e non è mai stata, sinonimo di Diritto e che ormai è caduta nel ridicolo l’idea che un cittadino possa sperare di essere tutelato nei propri diritti in tutti gli Stati dell’Unione europea e non solo. È chiaro che ciò rende ancor meno sostenibile l’ipotesi di essere tutelati anche presso Stati non aderenti all’Unione. E se seguissimo l’esempio del primo ministro canadese Mark Carney, che non ha fatto altro che riprendere l’idea di Marco Pannella dell’unione delle democrazie, come baluardo di libertà e stabilità? Voglio sperare che quell’unione diventi un’utopia concreta e necessaria. Un progetto che sia riconosciuto dalle democrazie, che si basi su una nuova Carta universale dei Diritti dell’uomo, che sia costruita su un’idea di Giustizia non punitiva, su un modello non retributivo, con il quale affrontare la questione del “declino del diritto penale”, proposto da Klaus Lüderssen.
Verrà giorno in cui la violenza verrà considerata alla stregua di una pandemia universale, da combattere per non venirne schiacciati. A un mondo che vorrà fare a meno della violenza di Stato tutto ciò converrebbe, anche a costo di radere al suolo le attuali carceri, legali ma omicide, che altro non sono che un vecchio e ignobile business, ovvero la via occidentale al Gulag, come sosteneva il professor Nils Christie, testimone dei delitti perpetrati nei e dai penitenziari di questo mondo. Resto dell’idea che i penitenziari siano da chiudere e che di tutto si debba fare affinché nessuno li riapra. Mi rammarico solo che il precetto evangelico del “non giudicare” faccia tanta fatica a entrare nelle coscienze del mondo laico e che troppo spesso non venga minimamente osservato da chi dimostra di possedere poca fede in Dio come nel Diritto.