La "raccolta fondi"

Putin chiede il sostegno finanziario degli oligarchi, l’economia russa in difficoltà per la guerra in Ucraina

Esteri - di Redazione

27 Marzo 2026 alle 12:46

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Putin chiede il sostegno finanziario degli oligarchi, l’economia russa in difficoltà per la guerra in Ucraina

L’assist dell’amico Donald Trump, la revoca delle sanzioni Usa sul greggio russo già caricato sulle navi petroliere, così come il prezzo del petrolio impennatosi dopo lo scoppio della guerra in Iran, non bastano.

Finanziare il conflitto in Ucraina è per la Russia di Vladimir Putin un impegno economico sempre più probante, che mette in difficoltà un Paese che di fatto ha riconvertito il proprio sistema in una “economia di guerra”.

Per questo il leader del Cremlino avrebbe chiesto un impegno maggiore nel sostegno finanziario dagli oligarchi russi, gli imprenditori che soprattutto con le sue presidenze hanno rafforzato il loro potere economico, esploso durante le privatizzazioni dell’era Gorbaciov-Eltsin e rafforzato durante il “regno” di Putin in cambio di un pieno ed esplicito sostegno politico ed economico al nuovo regime.

A scriverne è il Financial Times, il prestigioso quotidiano economico-finanziario di Londra, citando tre persone informate dei fatti. In particolare Putin avrebbe chiesto “donazioni spontanee” per contribuire ai costi sempre più imponenti del conflitto in Ucraina, che ha superato ormai i quattro anni. L’appello sarebbe avvenuto durante un incontro tra lo stesso Putin e alcuni ricchi imprenditori: un vertice in cui il leader russo ha confermato che il Cremlino proseguirà la sua offensiva finché il Donbass, la regione orientale dell’Ucraina dove è forte la presenza di una popolazione filo-russa, non sarà interamente nelle sue mani.

L’attuale rialzo del prezzo del petrolio suoi mercati internazionali non basta come “panacea” per i conti dello Stato messi a dura prova dalla guerra. Le sanzioni imposte contro Mosca hanno costretto il Cremlino a fare ricorso al proprio fondo sovrano, che per anni ha accumulato i proventi della vendita di petrolio e gas, per finanziare la guerra ma anche lo “stato sociale”. Le ripercussioni del conflitto si sono fatte sentire anche sulla popolazione e sulle sue spese quotidiane: nel gennaio scorso il governo aveva aumentato l’Iva dal 20 al 22 per cento con lo scopo di incassare l’equivalente di oltre 6 miliardi di euro in tre anni dalle piccole e medie imprese, mentre il ministro dell’Economia Maxim Reshetnikov aveva aperto all’ipotesi di una tassa sugli extraprofitti nei confronti di alcune grandi aziende nazionali in caso il valore del rublo, la valuta russa, continuerà a indebolirsi.

Di fronte a questo scenario non sorprende la scelta di Putin di rivolgersi agli oligarchi, che d’altra parte difficilmente potranno opporsi alle richieste dello Zar considerando quanto siano legati al regime. Le fonti del Financial Times non a caso hanno riferito che due di questi oligarchi, Suleiman Kerimov e Oleg Deripaska, hanno dato la loro disponibilità a donare.

Da Mosca ovviamente è arrivata una smentita, seppur non totale. “Non corrisponde al vero che Putin abbia formulato una simile richiesta”, ha dichiarato ai giornalisti il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov parlando del contributo agli oligarchi chiesto da Putin, tuttavia il portavoce ha precisato che un partecipante all’incontro a porte chiuso tenuto giovedì avrebbe espresso la volontà di donare una “somma molto ingente” allo Stato. “Si è trattato di un’iniziativa assolutamente spontanea e non del presidente Putin. Sebbene, naturalmente, il capo dello Stato abbia accolto con favore tale proposta”, le parole di Peskov.

di: Redazione - 27 Marzo 2026

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