L'America prepara il "colpo finale"
Iran, i quattro piani di Trump: “Se non accettano l’accordo saremo il loro peggior incubo”
Il tycoon minaccia Teheran. Intanto, il Pentagono valuta l’uso di forze di terra e una massiccia campagna di bombardamenti: “una dimostrazione schiacciante di forza”, per consentire a Donald “di dichiarare vittoria”
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Quattro piani per un’invasione. Il Pentagono sta lavorando a opzioni militari per un «colpo finale» in Iran che potrebbe includere l’uso delle forze di terra e una massiccia campagna di bombardamenti. Lo riferisce Axios citando due funzionari statunitensi e due fonti a conoscenza del dossier.
Quattro gli scenari elencati da Axios. «Invadere o bloccare l’isola di Kharg, il principale hub di esportazione di petrolio dell’Iran» oppure l’isola di Larak, fondamentale per il controllo dello stretto di Hormuz, «avamposto strategico che ospita bunker iraniani, imbarcazioni d’attacco in grado di far saltare in aria navi da carico e radar che monitorano i movimenti nello stretto».
Terza possibilità, prendere il controllo dell’isola «di Abu Musa e di due isole minori, che si trovano vicino all’ingresso occidentale dello stretto» di Hormuz contese tra Iran ed Emirati Arabi Uniti.
Infine, «bloccare o sequestrare navi che stanno esportando petrolio iraniano sul lato orientale dello stretto di Hormuz». Secondo alcuni nell’amministrazione, «una dimostrazione schiacciante di forza» servirebbe sia a creare «più leva nei colloqui di pace» sia a dare al presidente Donald Trump qualcosa «per dichiarare la vittoria».
L’esercito americano, spiega sempre Axios, ha anche preparato piani per operazioni di terra in profondità all’interno dell’Iran per mettere al sicuro l’uranio altamente arricchito sepolto sotto gli impianti nucleari. Ma sarebbe un’operazione ad alto rischio. Invece di imbarcarsi in offensive così complicate, gli Stati Uniti potrebbero invece scegliere attacchi aerei su larga scala sulle strutture per cercare di impedire all’Iran di accedere mai al materiale. Axios stesso aveva già una settimana fa ipotizzato una possibile invasione dell’isola di Kharg cui, secondo la Cnn, gli iraniani si stanno già preparando. Gli Stati Uniti hanno «probabilmente» distrutto il 90% dei missili e dei siti di lancio dell’Iran, così come molte delle fabbriche in cui vengono prodotti droni e missili. Lo ha dichiarato il presidente Donald Trump durante la riunione di gabinetto alla Casa Bianca. «Stiamo assolutamente devastando l’Iran, nelle ultime tre settimane abbiamo colpito le capacità militari del Paese a un livello mai visto prima», ha detto Trump fornendo un aggiornamento sui risultati dell’operazione Furia epica. «Abbiamo di gran lunga il più grande esercito al mondo. L’ho costruito durante la mia prima amministrazione, e l’ho usato nella mia seconda amministrazione. Sfortunatamente, perché avrei preferito non utilizzarlo», ha osservato il presidente Usa, secondo cui in Iran vi è stato «uno sfoggio di forza e precisione cui il mondo non aveva mai assistito, tranne in Venezuela dove c’è stata una versione ridotta» dell’operazione in corso. «Abbiamo distrutto i droni, i missili, la base industriale della difesa dell’Iran. Abbiamo completamente annientato la Marina iraniana», ha aggiunto Trump.
La risposta dell’Iran alla proposta americana in 15 punti per porre fine al conflitto in corso è stata ufficialmente inviata agli Stati Uniti martedì sera tramite mediatori. Lo ha riferito una fonte informata all’agenzia iraniana Tasnim, aggiungendo che Teheran attende la risposta statunitense. «Le condizioni che l’Iran intende porre in risposta includono: la fine dell’aggressione terroristica da parte del nemico, la creazione di condizioni oggettive affinché la guerra non si ripeta, la garanzia e la chiara definizione del pagamento dei danni e delle indennità di guerra, e l’attuazione della fine della guerra in tutta la regione, su tutti i fronti e nel rispetto di tutti i gruppi di resistenza che hanno partecipato a questa battaglia», ha affermato la fonte, ripetendo di fatto le stesse condizioni emerse l’altro ieri dai media iraniani. «La sovranità sullo Stretto di Hormuz è stata e sarà un diritto naturale e legale dell’Iran. Dovrebbe essere garantita l’attuazione degli impegni assunti dall’altra parte», ha aggiunto la fonte, sottolineando che «queste condizioni si aggiungono alle richieste dell’Iran, presentate nel secondo round di colloqui Iran-Usa a Ginevra, tenutosi pochi giorni prima dell’inizio dell’attuale guerra». Ma The Donald ha già dato la risposta: “Teheran accetti il piano altrimenti saremo il loro peggio incubo”.