Bergamo

Insegnante accoltellata a scuola da 13enne, la lettera della prof: “Non saprà neanche perché l’ha fatto, non lasciamoci vincere dal buio”

Le parole della 57enne aggredita alla scuola media in provincia di Bergamo, trasferita dalla terapia intensiva: "Questa ferita non deve diventare un muro, ma un ponte: verso una scuola più attenta, verso una comunità più unita"

Cronaca - di Redazione Web

27 Marzo 2026 alle 16:10

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Insegnante di francese accoltellata da un 13enne nei corridoi della scuola media dell’ stituto Leonardo Da Vinci di Trescore Balneario (BG) 25 Marzo 2026, Trescore, Italia (Foto Tiziano Manzoni/LaPresse) A French teacher was stabbed by a 13-year-old in the hallways of the Leonardo Da Vinci Institute in Trescore Balneario, Italy. She is in critical condition (BG). March 25, 2026, Trescore, Italy (Photo by Tiziano Manzoni/LaPresse)
Insegnante di francese accoltellata da un 13enne nei corridoi della scuola media dell’ stituto Leonardo Da Vinci di Trescore Balneario (BG) 25 Marzo 2026, Trescore, Italia (Foto Tiziano Manzoni/LaPresse) A French teacher was stabbed by a 13-year-old in the hallways of the Leonardo Da Vinci Institute in Trescore Balneario, Italy. She is in critical condition (BG). March 25, 2026, Trescore, Italy (Photo by Tiziano Manzoni/LaPresse)

A un giorno dalla lettera del 13enne, studente di terza media, che ha accoltellato una sua insegnante a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, anche la donna aggredita ha voluto lasciare un messaggio ai media. Si chiama Chiara Mocchi ed è stata trasferita dalla terapia intensiva al reparto dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Non vede l’ora di poter tornare a scuola, ha scritto, dai suoi studenti e da quelli più difficili come “quello che mi ha colpito che forse nel profondo non saprà neanche perché. Come non lo sapranno i suoi genitori”.

L’insegnante 57enne è stata accoltellata nel corridoio della scuola media Leonardo da Vinci. Già in volo era stata sottoposta a una trasfusione, ha affrontato un’operazione di due ore. Era in terapia intensiva fino a giovedì mattina, non è più in pericolo di vita. Del ragazzo si sa che vive poco lontano dalla scuola, con la madre e il nuovo compagno della donna, dopo la separazione dei genitori. Frequenta la terza media. Dai suoi scritti emerge anche una consapevolezza della sua situazione giudiziaria, in base all’articolo 97 del codice penale. Non può essere processato o incarcerato.

“Sono giunto alla conclusione che non posso più vivere una vita così. Una vita piena di ingiustizie, mancanza di rispetto e banalità, ne sono stanco, quindi ho deciso che la soluzione perfetta è prendere in mano la situazione. Ucciderò la mia insegnante di francese. La scelta non è casuale, è mirata, le piace prendermi di mira, umiliarmi davanti a tutti, fare commenti cattivi, battute non divertenti e giustificare la violenza contro di me anche quando ero chiaramente la vittima“, si leggeva nella manifesto scritto dal 13enne. Il ragazzino è stato fermato da un’insegnante e due collaboratrici scolastiche che l’hanno immobilizzato fino all’arrivo dei Carabinieri. Nello zaino aveva anche una pistola scacciacani, dalle analisi sul suo pc è emerso che avrebbe fatto delle ricerche per fabbricare esplosivi.

“So che quanto accaduto ha sconvolto molti di voi. Ha generato paure, domande, forse persino scoramento. Per questo vi dico: non lasciamoci vincere dal buio. Ai miei amati alunni, non fermatevi, non arrendetevi, studiate e preparatevi per il vostro futuro senza nessuna paura, ma solo e unicamente con coraggio. Questa ferita non deve diventare un muro, ma un ponte: verso una scuola più attenta, verso una comunità più unita, verso un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, soprattutto quelli che fanno più fatica, come magari quello che mi ha colpito che forse nel profondo non saprà neanche perché. Come non lo sapranno i suoi genitori”.

La docente ha ringraziato chiunque abbia espresso vicinanza e solidarietà, ai colleghi che sono intervenuti per soccorrerla, agli studenti che hanno chiesto aiuto, al personale dell’elisoccorso e agli operatori sanitari che l’hanno curata in ospedale. “Se il Signore vorrà concedermelo, io tornerò. Tornerò in classe, tra i banchi, dove ho sempre sentito di appartenere. Tornerò a insegnare, a credere nei giovani, ad accompagnarli nei loro passi difficili. Perché nonostante tutto, insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione, la mia gioia più grande. A tutti voi, dal profondo del cuore: grazie. Grazie per avermi salvata, sorretta, pensata, custodita. Grazie per darmi la forza di guardare avanti, non indietro, e soprattutto il sogno di potercela fare ancora”.

27 Marzo 2026

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