Il question time del ministro
Nordio “triste y solitario”, resta azzoppato a via Arenula senza la “zarina” Bartolozzi dopo il terremoto referendum
Il ministro incalzato dalle opposizioni sul terremoto che ha colpito via Arenula. E della sua ormai ex capa di gabinetto dice: “Ha svolto le sue funzioni con dignità e onore”
Politica - di Angela Stella
È un Carlo Nordio dimesso, stanco quello che si è presentato ieri alla Camera dei Deputati per il question time. Prima volta davanti ai deputati da quando circa quattordici milioni e mezzo di elettori hanno bocciato la riforma della magistratura e a poche ore dalle dimissioni della sua capo di gabinetto Giusi Bartolozzi e del sottosegretario Andrea Delmastro delle Vedove.
Pd, Iv, Avs, M5S con quattro interrogazioni molto simili gli chiedono conto del terremoto che ha colpito il suo ministero in questi giorni. Vogliono conoscere la sua posizione sulla vicenda che coinvolge Delmastro, in passato in affari con la giovane figlia di un prestanome del clan dei Senese, chiedono chiarimenti sulle ragioni e le tempistiche delle dimissioni dei due ex di Via Arenula. Invocano le sue dimissioni per la sconfitta, per aver definito il Csm un “sistema paramafioso” e per aver mal gestito la crisi del suo dicastero in queste settimane, continuando sempre a proteggere i suoi collaboratori. Il Ministro lo ha ripetuto sempre: “Avendo il sottosegretario Delmastro già rassegnato le dimissioni viene meno la materia del contendere e quanto ai chiarimenti si è dichiarato disposto a darli nelle sedi opportune. Non è previsto in nessun ordinamento che il ministro della Giustizia si dimetta a seguito di un esito negativo di un referendum di questo tipo: la fiducia è già stata confermata dal governo e in prima persona dal presidente Consiglio” Giorgia Meloni.
- Capaci di tutto, buoni a nulla: saltano Delmastro e Bartolozzi, il governo Meloni è in tilt
- Delmastro e Bartolozzi si dimettono: il sottosegretario e la “zarina” di Nordio capri espiatori per il referendum
- Referendum, Nordio si assume la “responsabilità politica della sconfitta”: ma il Guardasigilli blinda la fedelissima Bartolozzi
“Bartolozzi – ha proseguito – ha dato ieri (due giorni fa, ndr) le dimissioni e secondo il mio giudizio ha incessantemente svolto le sue funzioni con dignità ed onore e il suo gesto spontaneo dimostra un grande senso di responsabilità e confido che cessino definitivamente le polemiche strumentali che hanno investito la sua persona e tutto il ministero”. Rispondendo ad un’altra domanda, il Guardasigilli ha ripetuto che le dimissioni di entrambi sono state “spontanee e inattese”, aggiungendo che si è trattato di una “decisione insindacabile”. Chiave di lettura considerata non credibile dalle opposizioni secondo le quali Bartolozzi e Delmastro sarebbero stati dimessi dalla premier che li ha utilizzati per non prendersi in prima persona la responsabilità della sconfitta. “Ho smentito – ha poi proseguito un amareggiato Nordio – almeno una cinquantina di volte quella frase sulla para mafiosità del Csm, che non era affatto mia ma era di un magistrato del Csm di cui ho citato parola per parola la dichiarazione. Quella frase è stata attribuita a me e diciamo costituisce un rammarico, forse il rammarico maggiore di questo momento referendario, forse anche peggiore della riconosciuta sconfitta che abbiamo subito”. Ha infine garantito che “provvederemo quanto prima” alla sostituzione della Bartolozzi. In pole position ci dovrebbe essere l’attuale capo del legislativo, Antonio Mura.
Nulla invece per quanto concerne il dopo Delmastro. Al momento le sue deleghe sono in mano al ministro ma FdI vorrebbe riposizionare uno dei loro. I nomi che girano sono quelle delle deputate Carolina Varchi e Sara Kelany. Ma anche quello della magistrata per il Sì, Annalisa Imparato. Sulla sua figura, fonti di via Arenula tuttavia fanno sapere che non avrebbe l’età e lo standing giusto per ricoprire quel ruolo. Tornando al Question time, nell’aula della Camera prende la parola la responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani: “Ministro, lei ha una responsabilità politica enorme rispetto a questo referendum. È lei che ci ha aiutato in questa campagna referendaria per spiegare quali erano gli obiettivi reali di questa riforma. Lei ha citato più volte Churchill, ‘Non arrendersi mai, mai, mai in niente, grande o piccolo, importante o trascurabile, non arrendersi mai se non di fronte all’onore o al buon senso’. Ecco, ci sono tante ragioni di onore e buon senso affinché lei faccia un passo indietro”.
Fratoianni invece ha accusato Nordio e il Governo di “aver frantumato il muro del ridicolo. Non è questione di norme se dimettersi o meno, è una questione politica”. “Meloni fugge” e si comporta come “una influencer qualunque” dopo la sconfitta referendaria, ha sottolineato invece Maria Elena Boschi. “La verità è che Bartolozzi e Delmastro sono dei capri espiatori perfetti. Si unisca a loro la ministra Santanchè” ha concluso rivolta a Nordio. Poi l’interrogazione del deputato di +Europa Riccardo Magi che, ricordando l’intervista ad Adnkronos del 19 marzo 2026 in cui Nordio ha ribadito, quale priorità per il dopo referendum, la necessità di affrontare il problema delle carceri e di portare a compimento la riforma della custodia cautelare, ha chiesto quali fossero le sue intenzioni. Nordio non aveva novità da partecipare. Ha ripetuto quello che ripete da mesi e che resta sempre su carta: “obiettivo “ambizioso ma concreto” è “restituire dignità alla detenzione e garantire maggiore sicurezza agli operatori attraverso la creazione di oltre 10mila nuovi posti detentivi entro la fine del 2027”. La replica di Magi: “Quando una nave imbarca acqua da tutte le parti non basta buttar fuori qualche ufficiale”, “si dimetta”.