I retroscena
Fratelli coltelli d’Italia, la guerra interna dietro le dimissioni di Santanchè: la resa della ministra chiesta da Delmastro
Più che Fratelli d’Italia siamo a “fratelli coltelli”. Perché il clima nelle 48 ore post referendum sulla giustizia sono state il segno evidente di una guerra intestina al partito e di difficoltà inaspettate della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha sempre avuto un controllo “militare” dei suoi.
Ma l’esito del voto sulla riforma Nordio dell’ordinamento giudiziario ha scatenato il panico in via della Scrofa, dove il risultato finale è arrivato evidentemente a sorpresa: da lì la scelta della premier di schiacciare il “pulsante rosso” e fare piazza pulita di tutti, o quasi, per arrivare tra un anno al voto senza il peso di personaggi macchiati o sfiorati da problemi con la giustizia.
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E dunque via il fedelissimo Andrea Delmastro, il sottosegretario alla Giustizia che con la premier ha condiviso anni di battaglie già da tempi di Azione Giovani, via Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto al ministero della Giustizia rea di uscite mediatiche fuori controllo, sacrificata per non toccare il suo “superiore” Carlo Nordio. E via anche Daniela Santanchè, ministro del Turismo alla quale in realtà è difficile attribuire responsabilità di qualche tipo sull’esito del referendum.
La “pitonessa” paga le diverse indagini in corso relative alle sue aziende, dalla bancarotta allo spinoso caso della presunta truffa all’Inps, con l’accusa di aver ottenuto la cassa integrazione durante la pandemia da Covid-19 mentre i suoi lavoratori continuavano a lavorare in smartworking.
Vicende non di queste settimane, su cui la Meloni non si era spinta più di tanto nel chiedere la testa di “Danielina”, come la chiama il suo più grande sponsor politico, il presidente del Senato Ignazio La Russa. Ma il referendum ha fatto precipitare tutto, portando Meloni all’irrituale “invito” pubblico alle dimissioni tramite una nota di Palazzo Chigi, accolto dopo 20 ore di attesa da Santanchè con una lettera al vetriolo.
Proprio con La Russa l’ormai ex ministra del Turismo si è sfogata in quelle ore, col presidente del Senato chiamato da Meloni a fare da tramite per ottenere le dimissioni di “Danielina”. All’amico Ignazio, raccontano i retroscena, Santanchè si è sfogata definendo “indecente” il parallelo tra la sua vicenda e quella di Delmastro: “Le inchieste che mi riguardano sono tutte precedenti alla mia attività di governo. Una cosa assolutamente diversa da quella di Delmastro”. “Lui non è mai stato accusato di reati ai danni dello Stato o comunque della collettività”, l’obiezione che arriva dalle parti dell’ex sottosegretario.
Perché per arrivare alle dimissioni dell’esponente biellese di FdI, travolto dallo scandalo legato alla Bistecchiera romana aperta come socio di minoranza nella società della figlia 18enne di Mauro Caroccia, condannato in via definita in quanto ritenuto prestano del boss della “camorra romana” Michele Senese, bisogna partire proprio dal ruolo di Delmastro.
Sarebbe stato lui, già peraltro condannato a 8 mesi per rivelazione di segreto d’ufficio per la vicenda dell’anarchico Cospito e le parole in Parlamento del compagno di partito Giovanni Donzelli contro il Pd, a pretendere le dimissioni di Santanchè per mettere sul piatto il suo passo indietro.