Polemiche sull'asse Roma-Bruxelles

Abuso d’ufficio, l’Ue approva la direttiva anticorruzione e sconfessa il governo Meloni: il reato abrogato 2 anni fa va reintrodotto

Esteri - di Redazione

26 Marzo 2026 alle 15:50

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Foto Roberto Monaldo / LaPresse
Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Un voto in Europa che crea un cortocircuito nel governo in Italia. Con 581 voti a favore, 21 contrari e 42 astensioni, il Parlamento europeo ha adottato una direttiva per contrastare la corruzione e che di fatto ritiene indispensabile il reato di abuso d’ufficio.

Nel testo si stabilisce a livello comunitario quelle fattispecie di corruzione che devono essere qualificate come reati dai paesi Ue: tra queste vi sono la corruzione nel settore pubblico e in quello privato, l’appropriazione indebita, l’ostruzione della giustizia, il traffico di influenze, l’esercizio illecito di funzioni (abuso d’ufficio), l’arricchimento illecito legato alla corruzione e l’occultamento.

Il problema è però a Roma. Perché l’Italia nell’agosto del 2024 aveva cancellato con un provvedimento il reato di abuso d’ufficio, scelta che aveva trovato il consenso forte di molti sindaci di entrambi gli schieramenti politici.

Da Bruxelles si chiede dunque ai Paesi membri di adeguare, adottare e aggiornare le proprie  strategie nazionali anticorruzione: per l’Italia la conseguenza sarà quella di reintrodurre per alcune fattispecie il reato cancellato solamente due anni fa.

A chiarirlo è stata la relatrice del provvedimento, l’olandese Raquel Garcia Hermida: “L’Italia dovrà obbligatoriamente reintrodurre come reato almeno due fattispecie, tra le più gravi, nell’ambito dell’abuso di ufficio. Il mandato è molto chiaro”. Sulla stessa linea anche la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola: “L’Italia ha votato a favore di queste regole. Quindi spero che la direttiva sia applicata”.

La direttiva dovrà ora essere formalmente adottata dal Consiglio ed entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea  Gli Stati membri avranno poi 24 mesi per recepirla, fino a 36 mesi per le disposizioni su valutazioni dei rischi e strategie nazionali.

Un cortocircuito per Fratelli d’Italia: il partito della premier ha votato a favore della direttiva, pur abolendo il reato in Italia meno di due anni fa. Anche per questo da Bruxelles Nicola Procaccini, eurodeputato di Fratelli d’Italia e co-presidente del gruppo Ecr al Parlamento europeo, prova a sminuire quanto accaduto: “Restiamo sconcertati nella lettura che abbiamo visto su alcuni media italiani rispetto a una sconfitta del governo italiano relativamente al reato di abuso d’ufficio, che è una totale falsiàa”, le parole di Procaccini. “E’ un’invenzione assolutamente sconcertante, perché in realtà si ribadisce nella direttiva che gli Stati membri hanno piena libertà nella scelta degli strumenti più efficaci per combattere la corruzione. Dalla direttiva traspare che l’Italia ha questi strumenti nel proprio ordinamento, quindi non c’è alcuna necessità di reintrodurre il reato di abuso d’ufficio”, la tesi di Procaccini.

Non la pensa così l’opposizione, con Partito Democratico, Movimento 5 Stelle ed AVS scatenati contro il governo, già reduce sulla giustizia dalla bocciatura del referendum. Piero De Luca, capogruppo Pd in Commissione Affari Europei alla Camera, parla di “ennesimo fallimento politico e giuridico della linea del ministro Nordio” e di un voto europeo che “sconfessa la propaganda della destra e isola l’Italia, esponendoci a rischi di procedure d’infrazione qualora l’Italia non si adegui”. Da AVS è Angelo Bonelli a chiedere le dimissioni di Nordio, definito “imbarazzante”.

Sul tema intervien anche il presidente dell’Autorità anticorruzione Giuseppe Busia, che plaude al voto europeo: “Negli ultimi anni la normativa italiana per combattere e prevenire la corruzione ha fatto segnare diversi arretramenti: speriamo che il rapido recepimento della direttiva sia l’occasione per colmare fin da subito alcuni dei vuoti di tutela che si sono aperti con l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio”, spiega il presidente dell’Anac.

di: Redazione - 26 Marzo 2026

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