Le difficoltà del tycoon
Lo schiaffo a Trump degli americani, tasso di approvazione a picco tra Iran e impennata dei prezzi: anche i MAGA lo scaricano
Deriso dall’Iran, ostaggio dell’alleato israeliano Benjamin Netanyahu, senza apparente via d’uscita dal conflitto scatenato nel Golfo e dalle sue conseguenze sull’economia globale e statunitense. Donald Trump non è mai stato così in difficoltà come in queste settimane e gli effetti sono riscontrabili anche in alcuni numeri.
Sono quelli riguardanti il tasso di approvazione dell’operato del presidente, scesi in una settimana al livello più basso da quando è ritornato alla Casa Bianca. Lo rivela un sondaggio Reuters/Ipsos condotto in quattro giorni e conclusosi ieri: solo il 36% degli americani approva l’operato di Trump, in calo rispetto al 40% registrato dallo stesso sondaggio la settimana prima.
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Le ragioni dietro questo calo sono principalmente legate all’economia, all’impennata dei prezzi della benzina e alla diffusa disapprovazione per la guerra contro l’Iran, che non trova “terreno fertile” di consenso neanche nella base MAGA, quella sulla carta più fedele a Trump. Lo spiegano chiaramente i dati del sondaggio Reuters/Ipsos: l’operazione in Iran è approvata solamente dal 35% degli americani, in calo rispetto al 37% rilevato la settimana scorsa. Il 61% si è invece dichiarato contrario agli attacchi, contro il 59% della settimana precedente.
Solo il 29% del Paese approva la gestione economica del tycoon, il tasso di gradimento più basso registrato in entrambi i mandati, nonché un dato inferiore a qualsiasi indice di approvazione economica mai ottenuto dal suo predecessore Joe Biden.
Praticamente in contemporanea con la diffusione dell’ultimo rapporto sul tasso di approvazione del suo operato, per Trump è poi arrivato un altro segnale negativo e uno smacco non di poco conto. In Florida la democratica Emily Gregory ha vinto le elezioni speciali nel distretto che include Mar-a-Lago, dove risiede il presidente.
Gregory ha battuto il repubblicano Jon Maples, appoggiato direttamente da Trump nelle elezioni che mettevano in palio un seggio alla Camera dello Stato. Una vittoria che non cambia il controllo della maggioranza repubblicana sulla Camera della Florida, ma che è un chiaro segnale di forza dei Democratici in vista delle elezioni di midterm previste il prossimo novembre.
“I risultati inviano un chiaro messaggio: la gente in Florida vuole muoversi verso una nuova direzione, una in cui i leader si concentrano sul ridurre i costi e aiutare le famiglie che lavorano”, ha detto Gregory commentando la vittoria. “Quando abbiamo iniziato, nessuno credeva fosse possibile. Pensavano che eravamo pazzi. Conosco la mia comunità e so che merita di meglio. Merita un leader che si batte”, ha aggiunto rivolgendosi ai suoi sostenitori.
Voto in cui peraltro Trump ha anche tradito una delle sue battaglie da quando è tornato alla Casa Bianca, ovvero quello per la cancellazione del voto per posta che più volte ha definito “una truffa” e un metodo utilizzato dai Democratici per truccare le elezioni, accuse che ovviamente non hanno alcun fondamento.