La missione ad Algeri

Meloni in Algeria lontana dal caos post-referendum, sul tavolo la crisi energetica: pressing per nuove forniture di gas

Economia - di Redazione

25 Marzo 2026 alle 11:44

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Meloni in Algeria lontana dal caos post-referendum, sul tavolo la crisi energetica: pressing per nuove forniture di gas

In fuga da Roma, dove il suo governo è andato in tilt dopo l’esito del referendum sulla giustizia che ha visto bocciare la riforma dell’ordinamento giudiziario a firma del ministro Carlo Nordio, col sorprendente risultato delle dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro e del capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, fino a martedì sera considerati “blindati”.

Giorgia Meloni lascia l’Italia e vola in Algeria, dove la presidente del Consiglio incontrerà i principali rappresentanti del governo locale, compreso il presidente Abdelmadjid Tebboune, per discutere dell’altro tema che probabilmente non fa passare notti tranquille alla premier: quello relativo ai rincari delle bollette causate dalla corsa al rialzo di petrolio e gas dopo l’offensiva di Stati Uniti ed Israele contro l’Iran e la conseguente rappresaglia del regime di Teheran contro i vicini Paesi del Golfo produttori di Gnl (gas naturale liquefatto) e sullo stretto di Hormuz, dove è sostanzialmente fermo il traffico di petroliere.

Un conflitto che ha improvvisamente bloccato il Gnl che l’Italia acquista dal Qatar, l’emirato da cui il nostro Paese compra circa il 10 per cento del gas che importa dall’estero: l’Italia è arrivata infatti a dir poco impreparata alla crisi energetica provocata dalla guerra nel Golfo, puntando ancora moltissimo su fonti fossili come petrolio e gas, spesso provenienti da aree o Paesi politicamente instabili.

È il caso dello stesso Qatar, che la scorsa settimana ha fatto i conti col grave attacco al suo principale impianto di gas, quello di Ras Laffan in cui è prodotto circa il 20 per cento della fornitura mondiale di Gnl. QatarEnergy, società che lo gestisce per conto dell’emirato, ha ammesso che l’attacco iraniano ha gravemente compromesso le capacità produttive del sito e che ci vorranno dai tre ai cinque anni per le riparazioni: il rischio è che nei prossimi giorni la società invochi la “clausola di forza maggiore”, ovvero dichiarerà l’impossibilità di onorare i contratti a causa di avvenimenti fuori dal suo controllo, anche nei confronti dei suoi clienti italiani come Eni ed Edison.

Per questo la premier Meloni è volata in Nordafrica nel tentativo di trattare col governo locale nuove forniture di gas: Algeri è già un fornitore chiave per il nostro Paese, che preleva dall’Algeria il 34% del fabbisogno nazionale di gas tramite il gasdotto Transmed, che dal deserto algerino arriva fino in Sicilia, a Mazara del Vallo, tramite la Tunisia. E sempre dall’Algeria arriva il 10% del Gnl importato dall’estero verso il nostro Paese, via nave.

Per il nostro esecutivo c’è però un problema: l’Italia non è l’unico Paese alla spasmodica ricerca di altro gas, considerando anche che un vecchio mercato chiave come quello russo è di fatto bloccato a causa delle conseguenze della guerra in Ucraina, col divieto imposto dall’Unione Europea ad acquistare fonti fossili da Mosca a partire dal 2027.

All’Algeria si sono rivolti anche nazioni come Francia e Spagna, d’altra parte il Paese del Nordafrica è già oggi il terzo fornitore di gas per l’Europa e la situazione globale rischia concretamente di scatenare una guerra tra alleati per ottenere il prezioso gas, con una altrettanto ovvia corsa al rialzo del prezzo.

di: Redazione - 25 Marzo 2026

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