Proseguono gli accordi

La trattativa per la pace tra Usa e Iran passa per il controllo dello Stretto di Hormuz

La gestione congiunta dello Stretto evocata da Trump è uno dei nodi centrali di eventuali negoziati. Scettici i mediatori arabi. Teheran vuol essere pagata per il transito delle nav

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

25 Marzo 2026 alle 14:30

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AP Photo

Associated Press / LaPresse
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Il doppio gioco di MbS. L’erede al trono saudita Mohammed bin Salman sta premendo sugli Stati Uniti affinché vadano fino in fondo con la guerra in Iran e annientino il regime. A riferirlo è il New York Times. Secondo il quotidiano, Mbs insiste da giorni con il presidente Donald Trump che la campagna militare USA-Israele rappresenta una «opportunità storica» per ridisegnare il Medio Oriente. In una serie di colloqui, il principe Mohammed ha spiegato che l’Iran rappresenta una minaccia a lungo termine per il Golfo, che può essere eliminata solo liberandosi del governo. In linea con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Ma mentre in Israele sta prevalendo l’idea che un regime fallito e un Iran nel caos sarebbero già una vittoria perché comunque Teheran smetterebbe di minacciare Israele, l’Arabia Saudita vede questo scenario come una grave e diretta minaccia alla sua sicurezza. Se il conflitto si trascinasse, l’Iran potrebbe decidere di colpire sempre più duramente le installazioni petrolifere saudite e gli Stati Uniti si ritroverebbero impantanati in una guerra senza fine. Ufficialmente Riad ha smentito. «Il regno dell’Arabia Saudita ha sempre sostenuto una risoluzione pacifica di questo conflitto, anche prima che iniziasse», ha assicurato il governo saudita in una dichiarazione riportata dal Nyt.

Il possibile controllo congiunto tra Stati Uniti e Iran dello Stretto di Hormuz, evocato da Donald Trump, si profila come uno dei nodi centrali di eventuali negoziati per mettere fine alla guerra. Il presidente americano ha parlato apertamente della possibilità di gestire il passaggio strategico insieme alla leadership iraniana, parlando di una sorta di controllo condiviso «con gli ayatollah», in quello che rappresenterebbe un cambio radicale rispetto al quadro precedente alla guerra. Lo Stretto, arteria fondamentale per il commercio globale di petrolio, è una rotta regolata da convenzioni Onu, ma non è chiaro – scrive Haaretz – se un’intesa bilaterale tra Washington e Teheran sia compatibile con il diritto internazionale. La questione si preannuncia quindi al centro di negoziati complessi. Tuttavia, l’ipotesi stessa di una gestione congiunta metterebbe i due Paesi su un piano teoricamente paritario. In questa chiave, osservatori sottolineano che, nel bilancio politico del conflitto, proprio questo dossier segnerebbe «una chiara vittoria iraniana». Se confermati – prosegue il giornale israeliano – i colloqui tra Stati Uniti e Iran non riguarderebbero soltanto il programma nucleare o la minaccia missilistica balistica, ma contribuirebbero a ridisegnare l’intero assetto geopolitico della regione.

Negli ultimi anni Teheran aveva cercato di costruire una cintura di sicurezza attraverso alleanze con i Paesi arabi del Golfo, rivelatasi però insufficiente alla prova della guerra. La vulnerabilità di questi stessi Stati emerge ora come uno degli elementi chiave del nuovo equilibrio regionale. Resta infine da capire – conclude Haaretz – se la leadership iraniana sarà in grado di tradurre questo potenziale vantaggio in una strategia pragmatica per il “dopo” o se prevarranno divisioni interne e una narrazione ideologica di vittoria. Una serie di incontri a porte chiuse fra i ministri degli esteri di Egitto, Turchia, Arabia Saudita e Pakistan a Riad ha aperto la strada al cambio di rotta di Donald Trump sull’Iran. L’intelligence egiziana – riporta il Wall Street Journal – è riuscita ad aprire la scorsa settimana un canale di comunicazione con il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie e avanzare una proposta per una sospensione delle ostilità di cinque giorni nel tentativo creare le premesse per un cessate il fuoco. Gli Stati Uniti hanno aperto alla via diplomatica in seguito agli sforzi degli intermediari e Trump ha annunciato che le trattative erano in corso.

Nonostante questo, fra i mediatori arabi c’è scetticismo sulla possibilità che un’intesa possa essere raggiunta a breve fra Washington e Teheran visto che le posizioni sono ancora molto distanti. Come condizione per mettere fine alla guerra, l’Iran ha chiesto che Stati Uniti e Israele si impegnino a non sferrare futuri attacchi. Teheran chiede anche un risarcimento per i danni subiti durante il conflitto. Nel corso delle trattative dei giorni scorsi, particolare attenzione è stata dedicata alla riapertura dello Stretto di Hormuz con la richiesta che sia supervisionato da un comitato neutrale. L’Iran però ha chiesto di essere pagato per il transito delle navi, così come l’Egitto fa per il Canale di Suez. Un’idea a cui l’Arabia Saudita si è opposta non essendo intenzionata a concedere a Teheran la leva maggiore nelle operazioni nello Stretto. Intanto, l’Iran ha iniziato ad applicare tariffe di transito ad alcune navi commerciali che attraversano lo Stretto di Hormuz, istituendo di fatto un pedaggio informale sul passaggio. Lo riporta l’agenzia Bloomberg, sottolineando che i pagamenti richiesti possono raggiungere i 2 milioni di dollari per viaggio e sono imposti ad hoc. Alcune navi hanno già provveduto al versamento, che mostra la crescente influenza dell’Iran sullo Stretto.

25 Marzo 2026

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