Buona volontà e smentite

Iran, il piano in 15 punti degli USA mediato dal Pakistan: “Svolta in 48 ore per fermare la guerra”

Prove di dialogo mentre continua il conflitto. “Stanno negoziando con se stessi”, la risposta di Teheran a Trump. Grande ottimismo da parte dei funzionari pakistani

Esteri - di Redazione Web

25 Marzo 2026 alle 16:07

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Shiite Muslims take part in a rally to condemn the killing of Iranian Supreme Leader Ayatollah Ali Khamenei and against the Israeli strikes on Iran, in Islamabad, Pakistan, Friday, March 6, 2026. (AP Photo/Anjum Naveed) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain
Shiite Muslims take part in a rally to condemn the killing of Iranian Supreme Leader Ayatollah Ali Khamenei and against the Israeli strikes on Iran, in Islamabad, Pakistan, Friday, March 6, 2026. (AP Photo/Anjum Naveed) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Non è ancora chiaro se si tratta della stessa proposta in 15 punti citata nei giorni scorsi, è intanto arrivata all’Iran la proposta in 15 punti degli Stati Uniti per mettere fine all’attacco israelo-americano. Lo riporta Associated Press. Il Pakistan ha segnalato la propria disponibilità a ospitare negoziati e attende il via libera da parte di Washington e Teheran, ruolo che potrebbe essere ricoperto anche dalla Turchia che fin dall’inizio del conflitto aveva escluso una sua partecipazione militare alla guerra e si era dichiarata determinata ad agire per ridurre le tensioni e la crisi al confine.

Già nei giorni scorsi era emerso il ruolo di mediatore che Islamabad si era offerto di ricoprire. Sia per i legami che ha con gli Stati Uniti che per quelli con l’Iran, consolidati storicamente a seguito della Rivoluzione khomeinista del 1979. Islamabad ospita infatti nella sua ambasciata a Washington la delegazione diplomatica iraniana ed è il Paese islamico che ospita la seconda popolazione sciita più numerosa al mondo dopo l’Iran. Per Islamabad il conflitto potrebbe avere conseguenze rilevanti sul piano sia economico che umanitario. Sostengono il ruolo Turchia, Egitto e Arabia Saudita. Grande ottimismo da parte di fonti pakistane che ad Anadolu hanno previsto una svolta nei negoziati nelle prossime 48 ore.

Il mediatore principale sarebbe il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Pakistano Syed Asim Munir, interlocutore sia dagli USA che dalla Cina. Per il momento si tratta di una proposta preliminare alle trattative, che dunque non sono ancora partite. “Stanno negoziando con se stessi”, la risposta di Ebrahim Zolfaqari, portavoce delle forze armate iraniane, alle parole di Trump che aveva espresso ottimismo sui negoziati dopo aver rimandato di qualche giorno l’ultimatum sulle infrastrutture energetiche. Anche l’ambasciatore iraniano in Pakistan, Reza Amiri Moghadan, ha smentito le trattative.

All’Associated Press, due funzionari pakistani hanno accennato al contenuto della proposta: alleviamento delle sanzioni; cooperazione sul nucleare civile; un passo indietro nel programma nucleare iraniano; monitoraggio da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica; limiti al programma missilistico iraniano; accesso per la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz. Il canale israeliano, Channel 12, ha invece diffuso uno per uno tutti quelli che sarebbero i 15 punti:

  1. L’Iran deve smantellare le sue attuali capacità nucleari
  2. L’Iran deve impegnarsi a non perseguire mai lo sviluppo di armi nucleari
  3. Non ci sarà alcun arricchimento dell’uranio sul territorio iraniano
  4. L’Iran dovrà consegnare a stretto giro all’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) le sue scorte di circa 450 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, secondo un calendario da concordare
  5. Gli impianti nucleari di Natanz, Isfahan e Fordow devono essere smantellati
  6. All’Aiea deve essere garantito pieno accesso, trasparenza e supervisione all’interno dell’Iran
  7. L’Iran deve ritirarsi dalle “attività regionali per procura” tramite i suoi alleati
  8. L’Iran deve cessare di finanziare, dirigere e armare i suoi gruppi alleati nella regione (proxy)
  9. Lo Stretto di Hormuz deve rimanere aperto e funzionare come corridoio marittimo libero
  10. Il programma missilistico iraniano deve essere limitato sia nella gittata che nella quantità, con soglie specifiche da definire in una fase successiva
  11. Qualsiasi futuro utilizzo di missili sarebbe limitato all’autodifesa
  12. L’Iran otterrebbe in cambio la revoca completa delle sanzioni imposte dalla comunità internazionale
  13. Gli Stati Uniti assisterebbero l’Iran nel portare avanti il suo programma nucleare civile, compresa la produzione di energia elettrica presso la centrale nucleare di Bushehr
  14. Verrebbe eliminato il cosiddetto meccanismo “snapback“, che consente la reintroduzione automatica delle sanzioni qualora l’Iran non si conformi
  15. I dettagli di questo punto non sono trapelati, ma si ritiene che sia legato a garanzie di sicurezza regionali più ampie.

Anche Teheran, secondo il Wall Street Journal, avrebbe avanzato delle richieste tra cui la chiusura di tutte le basi americane in Medioriente, il pagamento di un risarcimento per i danni causati dagli attacchi, un “nuovo regime” nello Stretto di Hormuz, garanzie che la guerra non riprenderà, la revoca di tutte le sanzioni contro l’Iran e il rifiuto di accettare restrizioni al programma missilistico iraniano. Se queste fossero le condizioni di partenza, si possono tutto sommato definire incompatibili al momento. Islamabad è inoltre alle prese con una guerra con l’Afghanistan, condannata in più occasioni dalla comunità internazionale.

Secondo l’agenzia iraniana Tasnim, l’Iran ha informato il Pakistan che considera inaccettabile la proposta americana in 15 punti. “L’Iran non accetta un cessate il fuoco. In linea di principio, entrare in un processo di questo tipo con coloro che hanno violato gli accordi non è logico”.

25 Marzo 2026

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