Un quadro da incubo
Guerra in Iran, gli scenari di Confindustria: il conflitto è già costato lo 0,2% del Pil, per l’Italia rischio recessione
Se tutto va bene, gli effetti della guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran costerà all’economia italiana uno 0,2% di crescita del Pil.
Sono le previsioni del centro studi di Confindustria, con i tecnici di viale dell’Astronomia che snocciolano le loro stime sull’andamento dell’economia italiana alla luce del conflitto che sta interessando il Golfo Persico e provocando in poche settimane uno shock economico ed energetico in tutto il mondo.
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Stime della crescita italiana che Confindustria taglia per l’impatto della guerra in Iran, ma che cambiano alla luce della durata del conflitto. La premessa è che ad autunno la stima degli economisti di viale dell’Astronomia era di una crescita del Pil italiano nel 2026 dello 0,7 per cento.
Ora con la guerra gli scenari diventano tre: quello di un conflitto in Iran che si protrae per tutto l’anno, altri 10 mesi, col Pil 2026 è visto in recessione a -0.7%; con 4 mesi di guerra, fino a giugno, “è stimato in stagnazione“, ovvero crescita zero; con uno stop alla guerra entro marzo, in pratica ancora pochi giorni prima di uno stop alle armi, “sarà pari a +0,5%“, dunque già in calo di uno 0,2 per cento rispetto alle scorse previsioni pre-conflitto.
Andamento simile anche quello relativo al rincaro dei prezzi di petrolio e gas: se la guerra in Iran finisce entro marzo per il 2026 è ipotizzato pari al +12% rispetto al 2025; con quattro mesi di conflitto, fino a giugno, “arriva al +60%, mentre con 10 mesi di conflitto, fino a fine anno, “sale addirittura al +133%”.
Tre scenari, si legge nell’analisi di Confindustria, che “non contemplano una auspicabile azione sia a livello europeo che italiano per affrontare una situazione grave”: per gli industriali dunque “si impone quindi la preparazione immediata di misure italiane ed europee in grado di sostenere l’economia di imprese e famiglie”.
Lo spiega anche il presidente dell’associazione Emanuele Orsini, che chiede di “mettere a terra o di prepararsi a misure che possano essere incisive e forti per poter sostenere le imprese e l’industria italiana, le imprese anche europee”. Qualche esempio? Orsini parla di “Eurobond, pensiamo a ciò che è stato fatto durante il Covid”, “ad un debito pubblico comune, ad avere un mercato unico europeo dell’energia“. Fare di tutto per “poter dare una risposta velocemente”, servono “misure urgenti soprattutto a livello europeo”.