La protesta

Ex Ilva, operaio precipita e muore nell’impianto di Taranto: sciopero di 24 ore in tutti gli stabilimenti

Cronaca - di Redazione

12 Gennaio 2026 alle 12:03

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Ex Ilva, operaio precipita e muore nell’impianto di Taranto: sciopero di 24 ore in tutti gli stabilimenti

Lascia la moglie e un figlio piccolo Claudio Salamida, l’operaio di 46 anni in servizio all’acciaieria 2 dello stabilimento ex Ilva di Taranto che è morto oggi nell’ennesimo tragico incidente che vede protagonista l’impianto siderurgico pugliese.

Salamida era impegnato nelle attività di controllo delle valvole quando si è verificato l’incidente, con l’operaio che è precipitato per diversi metri dal quinto piano dell’impianto, il convertitore 3 dell’acciaieria 2, l’unica attualmente in funzione e alimentata con il materiale proveniente dall’altoforno 4, a sua volta l’unico al momento attivo. In particolare l’operaio, originario di Alberobello, in provincia di Bari, sarebbe caduto in seguito al cedimento di un pavimento grigliato.

Il personale sanitario allertato dai colleghi e dai responsabili della sicurezza hanno provato a lungo le manovre di rianimazione, ma Salamida è morto poco dopo l’incidente per le gravi lesioni riportate nella caduta. Il Servizio prevenzione igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro (SPISAL) dell’azienda sanitaria locale sta cercando di ricostruire quanto accaduto.

A seguito dell’incidente mortale le organizzazioni sindacali di Fim, Fiom, Uilm hanno dichiarao 24 ore di sciopero “a partire da subito da svolgersi in tutti i siti del gruppo con articolazioni territoriali. In attesa di conoscere la dinamica, tutti i lavoratori dell’ex Ilva e del mondo metalmeccanico, si stringono intorno alla famiglia del lavoratore”.

Il futuro dell’ex Ilva

Ennesima “morte bianca” all’ex Ilva che arriva mentre resta incerto il futuro degli impianti siderurgici di Taranto. A fine dicembre i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia (il nome dell’ex Ilva da quando è gestita in amministrazione straordinaria dal governo italiano) hanno avviato una trattativa esclusiva con il fondo di investimento statunitense Flacks Group per l’acquisto dello stabilimento di Taranto: nel piano proposto dal fondo gestito da Michael Flacks, il governo italiano continuerebbe ad avere una quota del 40 per cento dell’ex Ilva, mentre Flacks investirebbe 5 miliardi di euro con l’obiettivo di riqualificare gli impianti, promuovere la crescita sostenibile degli stabilimenti e mantenere 8.500 posti di lavoro. Secondo la proposta Flacks, il gruppo avrebbe l’opzione di acquisire un ulteriore 40 per cento in futuro.

I tempi sembrano in ogni caso ancora lunghi. Lo ha fatto intendere la premier Giorgia Meloni nella conferenza stampa di fine-inizio anno, in cui ha ricordato che sull’impianto di Taranto è aperta una fase di negoziazione ma che non ci saranno “impegni vincolanti da parte del governo” fino a quando non potrà dare risposte chiare su quello che ci sta a cuore, e cioè un solido piano industriale, la tutela del lavoro e la sicurezza della comunità”.

Parole che cozzano con l’ottimismo del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, titolare del dossier, che nell’ottobre del 2023 annunciava l’assegnazione dell’impianto “già agli inizi del prossimo anno”, ovvero nel 2025 ormai già trascorso.

di: Redazione - 12 Gennaio 2026

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