Rilasciato a Caracas
Com’è stato liberato Alberto Trentini dopo 423 giorni in carcere in Venezuela: “Non sapevo niente di Maduro”
L'arresto, la prigionia, le trattative, la "costruttiva collaborazione instaurata con le autorità di Caracas" del governo Meloni dopo la cattura dell'ex Presidente
Esteri - di Redazione Web
Alberto Trentini non sapeva dell’operazione degli Stati Uniti che hanno catturato e trasferito Nicolas Maduro da Caracas a New York. E la prima cosa che ha chiesto una volta liberato – secondo retroscena del Corriere della Sera – con l’imprenditore e immobiliarista piemontese Mario Burlò, è stata poter fumare una sigaretta. Sia Trentini che Burlò sono stati portati subito nell’ambasciata d’Italia in Venezuela, mentre l’aereo che dovrà riportarli a casa è partito questa mattina da Roma.
Sono sopravvissuti nel carcere considerato più duro e più pericoloso del Venezuela, il Rodeo 1. Lo ha descritto così anche la leader dell’opposizione Maria Corina Machadao, che ha vinto il Premio Nobel per la Pace. Condizioni “crudeli, disumane e degradanti” che in alcuni casi possono configurarsi come “tortura”, come osservato da organizzazioni come Amnesty International e dalla Missione internazionale indipendente delle Nazioni Unite sul Venezuela. I detenuti vengono dapprima sottoposti a un “periodo di riflessione” iniziale di 30 giorni in isolamento, dormono su letti di cemento senza materassi o coperte e non hanno accesso ad acqua potabile e prodotti igienici di base.
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“Trentini e Burlò riabbracceranno presto le loro famiglie che in questi mesi hanno sofferto molto, a cui ovviamente vogliamo rinnovare il nostro affetto – le parole della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un video postato sui canali social – Questo risultato è il frutto del lavoro discreto ma efficace, portato avanti in questi mesi non solo dal governo ma dalla rete diplomatica, dall’intelligence. Voglio ringraziare tutti i servitori dello Stato che a vario livello hanno dato il loro contributo per raggiungere questo obiettivo. Continueremo a lavorare senza sosta affinché la costruttiva collaborazione instaurata con le autorità di Caracas possa produrre ulteriori sviluppi positivi. L’Italia non si stancherà di sostenere il legittimo desiderio del popolo venezuelano di libertà, pace e democrazia”.
Caracas ha annunciato oggi il rilascio di 116 detenuti, 53 dei quali prigionieri politici secondo una ong. Finora sono state rimesse in libertà soltanto 48 persone, tra cui gli italiani Trentini e l’imprenditore Burlò. Già la settimana scorsa erano state scarcerate delle persone, tra cui alcuni italiani. Le famiglie fanno sapere che i detenuti vengono condotti al quartier generale del controspionaggio a Caracas per il rilascio. “Quello che altri parenti ci raccontano è che li portano in un posto vicino a Rodeo, chiedono loro di togliersi l’uniforme, danno loro abiti civili e persino li profumano”, ha detto citata da Agi Daniela Camacho, moglie di José Daniel Mendoza, arrestato due anni e mezzo fa.
Trentini era detenuto da 423 giorni, era stato arrestato senza accuse formali nel novembre del 2024. Era arrivato in Venezuela con l’ong internazionale Humanity & Inclusion. Era stato arrestato mentre si spostava da Caracas a Guasdualito. Durante la sua detenzione a El Rodeo I erano state frammentarie le notizie che lo riguardavano, soltanto tre volte ha potuto parlare con i genitori. Aveva ricevuto due visite, a settembre e novembre scorsi, da parte dell’ambasciatore italiano in Venezuela Giovanni De Vito.
Le liberazioni di questi giorni si inseriscono in un quadro di generale distensione dei rapporti diplomatici dopo gli attacchi degli Stati Uniti a Caracas e la cattura dell’ormai ex presidente Maduro. I negoziati sono stati condotti da governo, ministero degli Esteri, Servizi Segreti, Vaticano, politici venezuelani e gli stessi USA. Piuttosto immediato immaginare che la cattura di Maduro abbia avuto il suo peso nell’atteggiamento del governo della presidente ad interim Delcy Rodríguez. Anche la proclamazione in Vaticano dei santi José Gregorio Hernández Cisneros e María Carmen Rendiles Martínez, lo scorso ottobre, era stata un’occasione per le trattative.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato a SkyTg24: “Abbiamo deciso, proprio dopo la liberazione di Trentini e Burlò, di ripristinare appieno le azioni diplomatiche” con il Venezuela “perché fino ad oggi, formalmente, c’era” solo “un incaricato d’affari”. Anche la premier Meloni ha riconosciuto – lo aveva già fatto nella conferenza stampa di fine anno di venerdì scorso – la presidente ad interim come un’interlocutrice politica. L’Italia non aveva mai riconosciuto il governo venezuelano come legittimo dopo le elezioni controverse, accusate di brogli, nel 2024.