Aveva 59 anni
È morto Alberto Bertone: addio al patron di Acqua Sant’Anna, l’imprenditore stroncato da una malattia fulminante
L’azienda in valle Stura fondata a metà anni ’90. "Esempio di leadership autentica e generosa, sensibilità verso il territorio". Oltre 300 milioni di fatturato medio, circa 20 milioni di bottiglie prodotte al giorno
Economia - di Redazione Web
Aveva soltanto 59 anni Alberto Bertone, amministratore delegato di Acqua Sant’Anna Spa, la società che era riuscito a portare a un livello di popolarità e riconoscibilità nazionale e non solo. Una malattia fulminante non gli ha lasciato scampo.
Era nato a Moncalieri nel 1966, si era laureato in Scienze Politiche a indirizzo economico e aveva conseguito un master al Politecnico di Milano. Era partito da Vinadio, in provincia di Cuneo. Era figlio di un costruttore edile. Quel progetto era stato avviato alla fine degli anni ’90 proprio con il padre Giuseppe, morto in un incidente stradale. Lo stabilimento di Vinadio, in Valle Stura, oggi occupa oltre 130 persone con un fatturato medio di 320 milioni di euro, circa 20 milioni di bottiglie prodotte al giorno, più di un miliardo e 600mila bottiglie all’anno.
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Appena un anno fa aveva comprato la francese Eau Neuve, un marchio più forte nell’hotellerie e nella ristorazione. “Questa prima acquisizione in Francia è solo l’inizio di diverse operazioni allo studio: piccoli non si va da nessuna parte bisogna crescere e guardare lontano – aveva raccontato al Corriere della Sera – Compriamo in Europa per essere più internazionali e portare il modello Sant’Anna sugli scaffali della grande distribuzione europea”.
“Imprenditore visionario e coraggioso, ha saputo coniugare visione imprenditoriale, capacità d’innovazione e una profonda attenzione per le persone, diventando nel tempo un punto di riferimento non solo per il suo settore, ma per l’intero tessuto economico e sociale del Paese”, sottolinea la società in una nota. Sotto la sua guida, Acqua Sant’Anna “è cresciuta fino a diventare l’azienda leader in Italia nelle acque minerali. Ma il suo lascito va oltre i risultati economici: la sua umanità, il rispetto per i collaboratori, la sensibilità verso il territorio e la costante volontà di migliorare, ne hanno fatto un esempio di leadership autentica e generosa”.
Era stato inserito nel 2020 tra i 10 top manager di Business “Person of the year” nella categoria Food stilata dal magazine Fortune ed era stato anche consigliere superiore della Banca d’Italia e della Fondazione CRT. Secondo quanto si legge sul Corriere della Sera Economia, aveva tenuto privata la malattia in azienda. Soltanto negli ultimi giorni era stato ricoverato in ospedale. Nel 2016 aveva perso la moglie, Roberta Ruffino, morta a soli 40 anni per un aneurisma che lo aveva lasciato con una figlia di sette mesi e un altro figlio di vent’anni.