«Quell’attacco» degli Usa all’Iran «ha posto fine alla guerra. Non voglio fare l’esempio di Hiroshima, non voglio fare l’esempio di Nagasaki, ma è stata essenzialmente la stessa cosa. È stata la fine della guerra». Così sentenzia il tycoon, in un punto stampa con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, nel secondo giorno di vertice all’Aja. “L’ultima cosa che vogliono fare ora gli iraniani è arricchire l’uranio, non costruiranno la bomba per molto tempo. Il programma nucleare è andato”, proclama il commander in chief , aggiungendo che a Fordow c’è stata «distruzione totale».
E alla domanda: «Per quanto tempo il programma nucleare iraniano è stato rallentato dagli attacchi», il tycoon ha risposto: «Penso praticamente decenni. Penso che ne abbiano abbastanza, che abbiano appena passato l’inferno… l’ultima cosa che vogliono è arricchirsi». E ancora: “Con l’Iran ci parleremo la prossima settimana. Possibile accordo sul nucleare. Ma è superfluo. Il nucleare iraniano è finito”, ha aggiunto. Quanto all’attacco ai siti nucleari iraniani «è stato deciso poche settimane fa, anche se di solito» per organizzare un’azione del genere “ci vogliono 5 anni”, enfatizza il tycoon. Trump in versione John Wayne è incontenibile: «Nessun altro oltre gli Usa avrebbe potuto fare un attacco simile», ha insistito, che «ha portato a un cessate il fuoco storico della guerra dei 12 giorni. Noi crediamo che sia finita. Crediamo di aver portato non solo un duro colpo alle capacità nucleari iraniane, ma di avere anche ripristinato la credibilità e la deterrenza americana». E pensare che neanche quarant’ore prima, Trump, furibondo per la tregua che aveva proclamato urbi et orbi e subito disattesa da Israele e Iran, si era lasciato andare al turpiloquio, con la parolaccia, they don’t know what the fuck they’re doing, «non sanno cosa cazzo stanno facendo», riferito ai due belligeranti.
Ora, invece, va in scena il Trump raggiante, conciliante. II cessate il fuoco tra Iran e Israele sta «procedendo molto bene»., dice Trump sempre dal vertice Nato. Il cessate il fuoco tra Iran e Israele è ora «in vigore», ha annunciato. «C’è stata una piccola violazione, ma tutto procede», ha garantito. «Ora andiamo molto d’accordo con l’Iran», ha poi ribadito. «Voglio solo riconoscere la sua azione decisiva sull’Iran. Lei è stato un uomo di forza, ma anche un uomo di pace». Lo ha detto il segretario generale della Nato Mark Rutte, nella prima parte del punto stampa con il presidente Usa, trasmessa via social dall’Alleanza. «Voglio lodarla anche per il fatto che ha avuto successo nel realizzare il cessate il fuoco tra Israele e Iran. È importante per il mondo intero», ha concluso da ossequiosa spalla della mega star americana.
«L’Iran accetta di creare una zona libera da armi nucleari e persino da armi di distruzione di massa, a condizione, naturalmente, che includa il regime sionista poiché i precedenti di questo regime non consentono di aver fiducia in esso». Lo ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, nel corso di una telefonata con il suo omologo egiziano, Abdel Fattah al-Sisi. Stando a una nota della presidenza della Repubblica islamica, Pezeshkian ha anche sottolineato che «l’Iran è pronto a cooperare per migliorare le condizioni di sicurezza e rafforzare la pace e la stabilità nella regione». Intanto, però, Teheran si chiama fuori dall’Aiea. Il cambio di regime a Teheran non c’è stato. Eppure, da Gerusalemme The Donald riceve il plauso dell’amico (un po’ bastonato) Bibi che sull’annientamento degli ayatollah aveva puntato. Benjamin Netanyahu ringrazia Donald Trump. In un post su X il premier israeliano condivide un breve video con dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti al summit della Nato in cui il tycoon afferma che Netanyahu «dovrebbe essere molto orgoglioso» per l’operazione in Iran. E il premier israeliano semplicemente aggiunge «Grazie presidente Trump» con le bandiere di Usa e Israele. Vabbè, l’odiato Khamenei è ancora in vita, ma almeno dell’atomica iraniana, o quello che era in essere, non se ne parlerà più per decenni. Ma anche qui: la narrazione enfatica è una cosa, la realtà un’altra. È infatti scontro aperto tra l’amministrazione Trump e la Defense Intelligence Agency, il braccio operativo del Pentagono, secondo cui gli attacchi compiuti sabato da Washington contro gli impianti nucleari iraniani hanno lasciato praticamente intatte le centrifughe con un impatto limitato esclusivamente alle strutture fuori terra.
Dopo la notizia della prima valutazione dell’intelligence statunitense diffusa dalla Cnn, è arrivata immediatamente la risposta da parte del segretario alla Difesa statunitense, Pete Hegseth, il quale con toni decisamente duri ha in primis riaffermato che «i bombardamenti hanno distrutto la capacità dell’Iran di produrre armi nucleari» e poi puntato il dito contro «chiunque continui ad affermare il contrario». «Chi dice che i bombardamenti non sono stati devastanti sta semplicemente cercando di indebolire il presidente Trump e il successo della missione», ha accusato Hegseth. Poche ore dopo è intervenuto anche l’inviato speciale di Trump in Medio Oriente, Steve Witkoff, che in un’intervista a Fox News ha definito «tradimento» la valutazione dell’intelligence trapelata sull’attacco degli Stati Uniti all’Iran. «È oltraggioso, è un tradimento e deve essere indagato» ha scandito Witkoff, sottolineando di aver letto tutti i rapporti di valutazione dei danni. “Non c’è “alcun dubbio” che tutti e tre i siti nucleari colpiti dagli Stati Uniti siano stati “cancellati”. Dopo le parole di Witkoff, Trump ha pubblicato una clip dell’intervista alla Fox sul suo social Truth, citando le parole dell’inviato da lui nominato: «Abbiamo messo 12 bombe bunker buster su Fordow. Non c’è dubbio che abbia fatto breccia nel baldacchino e non c’è dubbio che sia stato OBLITERATO. Quindi, le notizie là fuori che in qualche modo suggeriscono che non abbiamo raggiunto l’obiettivo sono completamente assurde!», ha scritto Trump riprendendo la frase di Witkoff.
Nel frattempo, anche la Bbc, riportando le testimonianze di fonti che hanno familiarità con la valutazione dell’intelligence, confermano che le centrifughe iraniane sono in gran parte «intatte» e l’impatto è stato limitato alle strutture fuori terra. Sempre secondo quanto appreso dall’emittente britannica, gran parte degli impianti, che si trovano in profondità nel sottosuolo, non sono stati distrutti e che l’attacco ha riportato l’Iran indietro solo di «pochi mesi, al massimo». A queste valutazioni, si aggiungono le dichiarazioni di altre fonti che alla Cbs hanno spiegato che parte delle scorte di uranio arricchito dell’Iran sono state spostate prima degli attacchi.
Ma a Trump poco interessa. Troppo impegnato a rivendicare il successo del “Grande martellatore” a stelle e strisce.