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A Gaza 18mila bambini morti, la lista della vergogna del Washington Post sulle vittime (note) della guerra

AP Photo/Abdel Kareem Hana – Associated Press / LaPresse

AP Photo/Abdel Kareem Hana - Associated Press / LaPresse

È una lettura scioccante. La Spoon River dei bimbi di Gaza. Ci vogliono oltre otto ore di lettura, senza pause, per scorrere con gli occhi l’interminabile lista di nomi dei 18.500 bambini palestinesi uccisi da Israele. Un’iniziativa editoriale senza precedenti li ha raccolti tutti, almeno quelli che si conoscono, in un articolo del Washington Post. Quasi un terzo delle oltre 60mila vittime delle bombe, dei proiettili e dell’affamamento di Tel Aviv erano minori. Il Washington Post ha pubblicato i nomi e in alcuni casi anche le foto. “Alcuni – si legge nell’articolo – sono stati uccisi nei loro letti. Altri mentre giocavano. Molti sono stati sepolti prima di imparare a camminare. I bambini palestinesi sono stati uccisi a un ritmo di oltre uno all’ora durante la guerra”.

Due intere pagine del quotidiano sono state riempite da un lunghissimo elenco di nomi, riportati sia in arabo sia in inglese. L’iniziativa ha un parallelo online, ma a impressionare davvero è il colpo d’occhio fornito dalla lunghissima lista stampata a caratteri minuscoli che copre ogni spazio disponibile ricavato dalla grafica del quotidiano. Elenco che, come spiega la corrispondente Louisa Loveluck sul suo account X, è lontano dall’essere esaustivo. Il quotidiano statunitense è riuscito a comprimere appena il 18% della lista completa di morti verificate. L’editorialista, responsabile del quotidiano della copertura del conflitto, stima che per pubblicare l’elenco completo di oltre diciottomila nomi sarebbero servite altre cinque pagine. Senza contare che questo elenco, in cui compaiono solo le morti accertate e verificate da fonti attendibili, probabilmente è una stima per difetto del reale numero di bambini e adolescenti che hanno perso la vita in questi mesi a Gaza. I dati mostrano una strage trasversale: 953 neonati sono stati uccisi prima del primo compleanno, mentre 1.218 diciassettenni non hanno mai raggiunto la maggiore età.

Nonostante il collasso del sistema sanitario e le enormi difficoltà logistiche, l’elenco delle vittime resta incredibilmente accurato. Lo ha sottolineato anche Michael Spagat, presidente dell’organizzazione Every Casualty Counts, secondo cui si tratta di “una registrazione in tempo reale di qualità insolitamente elevata”. Per compilare l’elenco delle vittime, spiega il Wp, il ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas, utilizza registri ospedalieri e dell’obitorio, nonché resoconti verificati delle famiglie delle vittime e di media affidabili. Rintracciare e identificare i morti è diventato sempre più difficile a causa del collasso del sistema sanitario dell’enclave. Secondo l’Unicef, Gaza è oggi “il posto più pericoloso al mondo per un bambino”. La Direttrice Esecutiva del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, Catherine Russell, ha dichiarato davanti al Consiglio di Sicurezza dell’Onu: “Considerate questo per un momento. Un’intera classe di bambini uccisa, ogni giorno, per quasi due anni”.

Nell’inferno di Gaza la quotidianità è scandita dalle “stragi del pane”. Sono almeno 1.373 i palestinesi che sono stati uccisi mentre cercavano di ottenere aiuti alimentari nella Striscia di Gaza dal 27 maggio. Lo rende noto l’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ochr), precisando che almeno 859 palestinesi sono stati uccisi nei pressi di uno dei quattro centri di distribuzione della Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), gestiti da appaltatori di sicurezza privati statunitensi e situati all’interno delle zone militari israeliane. L’ufficio Onu ha spiegato che la maggior parte delle vittime è stata uccisa dall’esercito israeliano e, pur essendo a conoscenza della presenza di gruppi armati nella stessa zona, aggiunge che “non ci sono informazioni che indichino il loro coinvolgimento in queste uccisioni”. L’Ohchr ha affermato di non avere “alcuna informazione che questi palestinesi stessero partecipando direttamente alle ostilità o rappresentassero una minaccia per le forze di sicurezza israeliane”.

Le forze israeliane hanno istituito un sistema di distribuzione di aiuti “disfunzionale e militarizzato” a Gaza, che ha trasformato l’operazione umanitaria in un “vero e proprio bagno di sangue” e in una “trappola mortale”. È quanto si legge in un rapporto dell’organizzazione Human Rights Watch (Hrw). Ma di questo avviso non è l’ambasciatore Usa in Israele, Mike Huckabee. “Un’impresa incredibile”, così Huckabee ha descritto i centri di distribuzione alimentare gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation (Ghf) vicino ai quali più di 850 persone sono state uccise dall’esercito israeliano. “Stamattina (ieri, ndr) ho raggiunto Steve Witkoff in visita a Gaza per scoprire la verità sui centri di assistenza di Ghf. Abbiamo ricevuto briefing dall’esercito israeliano e parlato con la gente sul campo. La Ghf consegna più di un milione di pasti al giorno: un’impresa incredibile!”, ha scritto Huckabee sui social media. Non ci sono parole…