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Scandalo e appartenenza, Pasolini raccontato dai TARM: “C’è un prima e un dopo PPP, è un momento oscuro per la musica italiana”

COLLAGE DI FOTO DA LAPRESSE + US (Anna Paola Martin(

COLLAGE DI FOTO DA LAPRESSE + US (Anna Paola Martin(

C’è un avanti e un dopo Pier Paolo Pasolini: e sono in tanti a confessarlo. Come con un’eruzione, la venuta di una figura cristica, un terremoto nel ritratto dell’aspirante artista da giovane. C’è un avanti e un dopo e questo sembra anche più sacrosanto a 50 anni dal barbaro, terribile, ancora oscuro omicidio a Ostia del sempre conteso e frainteso poeta, scrittore, regista, intellettuale che come pochi altri aveva fuso la sua persona con la sua opera. “Di artisti che hanno messo a disposizione tutta la loro esistenza, come ha fatto lui, ce ne sono stati pochi. Diceva che essere uno scrittore ha ragione solo in una dimensione esistenziale, un’idea che condivido”, dice a L’Unità Davide Toffolo, cantante e chitarra dei Tre Allegri Ragazzi Morti, fumettista, fondatore dell’etichetta La Tempesta, che con la sua band riporterà in scena uno spettacolo su PPP in tre date speciali in Friuli Venezia Giulia – sabato 22 e domenica 23 novembre all’Auditorium Zotti di San Vito al Tagliamento (PN), all’interno del Piccolo Festival Animazione, e sabato 29 novembre al Teatro Miela di Trieste.

“È un momento speciale per Pasolini in Friuli, stiamo assistendo a un abbraccio senza precedenti”. L’iniziativa fa parte della sesta edizione di La Via di Casa, il festival che i Tre Allegri Ragazzi Morti dedicano alla propria Regione. Friuli Venezia Giulia che per Pasolini non fu soltanto la terra dell’infanzia – tra Casarsa e Sacile -, la scoperta del dialetto, la poesia scritta in quella lingua antica, ma anche lo scandalo per le accuse di corruzione di minori che portarono alla sua espulsione dalla federazione provinciale del Partito Comunista Italiano nel settembre 1949.

Pasolini, concerto disegnato, intreccia musica e disegno, rimanda dal vivo la voce del poeta, ripercorre opere e biografia. È ispirato alla graphic novel Pasolini pubblicata per la prima volta nel 2002 e tradotta in cinque lingue. Sul palco, con i TARM, anche il chitarrista Adriano Viterbini. L’anniversario dalla morte di PPP è un’occasione per riportare lo spettacolo dal vivo, l’intervista un’occasione per parlare anche di musica italiana e di underground.

Qual è il sentimento verso Pasolini oggi in Friuli?

Dopo tanti anni la sua parola parla ancora e il Friuli lo abbraccia come non ha mai fatto. Anche se qui ci sono stati grossi luoghi culturali di resistenza, come il Cinema Zero, per esempio. Quando pubblicai il mio graphic novel sembrava che Pasolini fosse proprietà soltanto dei letterati. Da qualche anno si è aperta una visione meno esclusiva.

C’era stato un rapporto conflittuale con quella terra, in particolare per le accuse di carattere sessuale.

Questo è indubbio. Ha sempre vissuto questa notorietà sospesa sulla sua cronaca, sulla sua vita, un conflitto anche difficile da risolvere ma interessante perché è diventato parte totale della sua poetica. Il Pci dell’epoca era una bestia difficile: parliamo del 1949, e la voce più luminosa del partito, in un territorio così piccolo, ma anche così pieno di energia culturale, veniva accusata. Nello nostro spettacolo c’è quel momento dell’espulsione, attraverso la riproduzione di un disegno fatto proprio da Pasolini in cui due ragazzi gioiosamente si abbracciano e sul quale viene trascritta una parte dell’articolo che uscì proprio su L’Unità. Dobbiamo prendere atto di una distanza con il presente molto forte. Lui rimase comunque sempre molto legato a questa idea di un partito popolare, anche numericamente gigantesco. Era un uomo del Novecento e aveva tre totem: Freud, Marx e Cristo.

Come è arrivato nella sua vita? C’è stato anche nella sua formazione un prima e un dopo Pasolini?

Sì, anche per me è stato così. Nel 2001 facevo parte di un gruppo di autori che ha creduto in questa forma di racconto che si chiama graphic novel. Ho deciso di fare un lavoro su Pasolini, in modo anche un po’ spregiudicato. Non è stato un incontro senza conseguenze, nel senso che incontrare la poetica pasoliniana vuol dire anche prendere coscienza che una serie di cose che hai intorno sono veramente povere.

In che senso?

Cambia lo sguardo sul mondo. E per rimettere a posto questo sguardo sul mondo, per darmi la possibilità di ritrovare altre possibilità, mi sono spinto poi su direzioni molto diverse, anche ironiche. La traiettoria di Pasolini offre il percorso di un uomo nel quale tutti possono rispecchiarsi: la gioia che trova nelle produzioni di quando era giovane non si trova nelle produzioni di quando è adulto. Soprattutto alla fine, si sente veramente lontano dalla realtà che sta vivendo, un distacco molto forte. E questa più o meno è la parabola che tutte le persone attraversano, di maturazione ma anche di indurimento rispetto alla realtà. Nello spettacolo, per esempio, c’è la poesia A un ragazzo, in cui metteva in scena la difficoltà del rapporto fra le generazioni. Pasolini metteva al centro della sua produzione le grandi problematiche dell’essere umano.

Foto di Anna Paola Martin

A cosa si riferisce quando dice che alcuni suoi argomenti sono più attuali oggi che all’epoca?

Alla dimensione ecologica, per esempio. Alla drammaticità di vivere in una dimensione consumistica, rispetto alla quale adesso il pensiero oggi sembra assolutamente unico, una problematica che si sviluppa giorno per giorno anche per via della crescita tecnologica. Credo che Pasolini ci aiuterà ad avere un pensiero critico rispetto alla realtà ancora per molto tempo, ha avuto la capacità di intuire cose che sembravano ideologiche ma che invece sono assolutamente legate alla realtà.

C’è un’opera che preferisce in particolare?

Ma a me piace tutto, veramente. Anzi, quello che posso consigliare, riallacciandomi anche a quello che abbiamo appena detto, è un incontro cronologico, dall’inizio alla fine, con le opere.

Avete appena celebrato i 25 anni dell’etichetta La Tempesta, che lei ha fondato e che è diventata una realtà impattante nella musica italiana tra cosiddetto indie e underground. Qual è il ruolo de La Tempesta oggi?

Per anni mi dicevano: i migliori ce li avete tutti voi. Ma non era così, nel senso che se avevamo quel tipo di artisti era perché eravamo molto presenti sul territorio. Avevamo una percezione reale di quello che succedeva in Italia e, sinceramente, abbiamo anche vissuto quel periodo in cui i social erano davvero in un momento sperimentale. Erano aperti, non costavano quanto oggi, erano parte di una rete che ha dato la possibilità a molte realtà sul territorio di emergere in un modo molto spontaneo. Questa cosa qui non esiste più adesso, è finita. Ogni posto, ogni cosa ha un costo. E la discografia è tornata di proprietà della discografia, nel senso stretto del termine.

Foto di Anna Paola Martin

Cosa intende? 

La musica è in mano di nuovo alle case discografiche: Sanremo è nata tanti anni fa come festival di una sola casa editrice per promuovere quelle canzoni, era la vetrina di una sola casa editrice. È tornata a essere una vetrina delle case editrici, basta, non c’è nient’altro. Siamo a un livello di sfruttamento economico del talento, contro il quale La Tempesta si è sempre battuto. Ancora oggi siamo una specie di talent scout anomalo. Le etichette indipendenti si sono moltiplicate. I punti di vista si sono moltiplicati e questo è anche interessante. Ma in generale viviamo un momento abbastanza scuro per la musica.

Perché? 

Le proposte sono funzionali a un uso, funzionali alle radio che sono sempre abbastanza indirizzabili e appiattite. Non abbiamo mai fatto parte di quel tipo di baraccone, continuiamo a rapportarci con le persone che hanno un altro tipo di desiderio, che cercano altre cose nella musica. Non solo l’intrattenimento.

A Sanremo lei ha partecipato, anche se con gli Extraliscio. E proprio questa sorta di quota indie negli ultimi anni aveva fatto ipotizzare la fine dell’underground in Italia.

La musica è come il mercurio: è imprendibile, quando ti sembra di averla acciuffata da una parte ti sfugge dall’altra, cambia forma e diventa altro. Quando pensi di aver capito dove sta andando si sposta altrove, questa è la sua bellezza. Io ho sempre fiducia nella musica, mi è sempre piaciuta quella non omologata. Adesso, per esempio, in Italia ci sono delle cose interessantissime nella direzione del garage punk.

Secondo UFO (bassista degli Zen Circus, ce lo raccontava in un’intervista, ndr) il problema è anche che sono spariti i corpi intermedi: i locali dove la gente poteva proporre musica nuova.

È così, soprattutto dopo il dramma collettivo del covid, è cambiato il modo di incontrarsi. Però io sento anche di situazioni di rinnovamento nella provincia italiana, di nuove cose che succedono. A volte, quando si guarda un po’ più dall’alto, si rischia di diventare un po’ ciechi rispetto a quello che realmente succede. Bisogna avere voglia e tempo di incontrare queste nuove realtà, non è sempre così automatico. Le nuove generazioni troveranno sicuramente i loro modi per raccontarsi, assolutamente.

Aveva smesso con i fumetti, ha ripreso?

Ho sempre disegnato, è stato il mio primo amore, per me è difficile smettere. Avevo bisogno di un momento di discontinuità proprio per ritornare a leggere, per capire cosa succedeva intorno senza avere l’ansia di pubblicare. Sto immaginando una cosa nuova, è ancora top secret e non posso dire molto.