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Intervista a Camilla Laureti: “Europa divisa, governo Meloni completamente sottomesso a Trump”

Photo credits: Alain Rolland/Imagoeconomica

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Camilla Laureti, europarlamentare Pd, prima Vicepresidente del gruppo dei Socialisti e Democratici all’Eurocamera.

Una nuova pagina di guerra è in corso e in espansione. Il Libano con le operazioni di Israele e i paesi del Golfo colpiti dai missili iraniani. Il rischio di destabilizzazione di tutta l’area mediorientale è alto. Come dobbiamo leggere la decisione di Trump e Netanyahu di intervenire in Iran?
Come una ennesima conferma della volontà di destabilizzazione dell’ordine mondiale finora conosciuto. Iniziata con l’invasione criminale della Russia in Ucraina e proseguita con le politiche di Trump. Sono ormai superati i meccanismi e le logiche che reggevano l’equilibrio antico globale: oggi viviamo il totale superamento del multilateralismo e del diritto internazionale, considerati come un vecchio ostacolo all’imporsi della logica del più forte e del più ricco. La capacità militare e finanziaria è infatti l’unico criterio per costruire quei rapporti di forza che hanno soppiantato le relazioni internazionali. In questo nuovo (dis)ordine trumpiano non c’è spazio per gli organismi internazionali come l’Onu e per gli organi giurisdizionali come la Cpi o la Cgi. Si sta imponendo una volontà di potenza che deve spaventare tutti. Siamo in una fase drammatica, soprattutto in queste ore, e perciò chiediamo alla premier di venire in Parlamento: è in Parlamento che Meloni deve esprimere una valutazione politica chiara su ciò che sta accadendo.

In Iran per decenni ha governato un regime teocratico…
Uno dei regimi più sanguinari esistenti. Noi abbiamo sempre sostenuto il popolo iraniano ed il movimento “Donna vita libertà” in lotta per la democrazia. La protesta iraniana coraggiosa e eroica che ha sfidato il regime degli ayatollah ha pagato un prezzo altissimo: uccisioni di massa, carcerazioni arbitrarie, condanne a morte, repressione armata, stupri. Non possiamo però affidarci ad azioni unilaterali fuori dalla cornice Onu e strategie di cambio di regime che, nella storia, hanno dimostrato oltretutto una totale inefficacia e proprio in quell’area. E anche l’impedimento legittimo all’arma nucleare iraniana andava sviluppato nella cornice della diplomazia e del dialogo.

E adesso cosa dobbiamo augurarci? La scelta della sostituzione della Guida suprema è andata sul figlio di Khamenei, Mojtaba.
Ci dobbiamo augurare una transizione democratica pacifica. Adesso che l’intervento israelo-americano ha portato ad una decapitazione della classe dirigente, di cui il sanguinario Khamenei era il volto più importante, dobbiamo evitare una ulteriore regressione, come sembra purtroppo stia avvenendo, e cioè che prevalgano “pezzi” di apparato ancora più retrivi, se è mai possibile esserlo, e si aprano le porte ad un conflitto civile.

Parlare dell’Iran significa rivolgere lo sguardo anche a Gaza. Cosa pensa del Board of Peace voluto da Trump e della partecipazione del ministro Tajani?
A Gaza le conseguenze della guerra non sono terminate. E neppure in Cisgiordania, dove continua la criminale operazione israeliana di occupazione di nuovi territori con atti di violenza. La Palestina è ormai esempio di una pericolosa situazione per cui, scesa l’attenzione mediatica verso il genocidio, è come se dal dibattito pubblico fosse stata espulsa come priorità. Del Board c’è poco da pensare e lo ha detto bene il cardinale Pizzaballa: è un’operazione coloniale sulla testa dei palestinesi. È incredibile che mentre i governi europei se ne sono tenuti distanti, il nostro abbia mandato addirittura il ministro degli Esteri. Siamo alla totale subordinazione agli interessi americani e alla totale irrilevanza del governo italiano, visto che gli USA non hanno avvisato dell’intervento in Iran, come dimostra l’incredibile vicenda del ministro della Difesa Crosetto bloccato a Dubai. La favola delle relazioni privilegiate con Trump, raccontata da Meloni, mi pare definitivamente conclusa.

Però l’Ue ha mandato la Commissaria Suica, legittimandolo?
Ed infatti come gruppo dei socialisti abbiamo chiesto chiarimenti alla Commissione europea sul ruolo di Suica a quella riunione, essendo il Board in contrasto con le norme internazionali consolidate e i processi guidati dall’Onu e mancando totalmente di trasparenza. Il dato però politico più importante è che l’Europa di quel Board non è partner.

Lei cita il governo Meloni e l’accondiscendenza verso il presidente USA…
Accondiscendenza mi sembra poco, direi che siamo completamente sottomessi. Fallito il ruolo cerniera, tentato da Meloni, ora resta soltanto quello della sottomissione. Lo dimostra la politica estera, certamente, e lo dimostra la politica dei dazi. La verità è che il sovranismo è un vicolo cieco, c’è sempre un sovranista più forte di te che ti sovrasta. Guardi, la politica dei dazi di Trump e l’atteggiamento assunto dal nostro governo ha dell’incredibile. Se si ha una buona memoria storica, si può ricordare tutte le fasi: prima la minimizzazione del danno, poi la negazione dello stesso, alla fine il tentativo disperato di guadagnare, sfruttando la presunta amicizia, un vantaggio che non c’è stato, infine l’ammissione dell’errore di un ritorno al protezionismo economico. In Europa, grazie anche al contributo dei socialisti, abbiamo cercato di porre un argine. Dopo la sentenza della Corte Suprema americana, abbiamo chiesto di fermare l’intesa raggiunta a luglio sull’applicazione di un dazio del 15% su gran parte delle esportazioni europee. Era evidente a tutti coloro che volessero guardare la realtà – quindi non al governo- che si stava imboccando una via pericolosa per tutti, soprattutto per gli interessi europei.

Quindi anche per chi crede nell’Europa federale e nel suo rafforzamento, l’Ue non è all’altezza?
L’Europa anche in queste ore appare divisa. La Spagna ha – comprensibilmente- rotto con Trump negando le basi militari, il cancelliere Merz però è andato a Washington, il premier Starmer ha inizialmente negato le basi per poi cederle a scopo difensivo, guadagnandosi comunque le invettive del tycoon, e la Francia sta muovendo la macchina da guerra. La divisione europea è parte del problema del disordine globale e dell’imporsi del potere della forza nelle relazioni internazionali, per questo incalziamo il governo a lavorare per un’Ue più forte e non a indebolirla come, invece, da tempo sta facendo. I socialisti europei stanno con Sanchez e con il suo No alla guerra. Noi crediamo nel rafforzamento dell’Unione come obiettivo, ma questo non significa non vedere i limiti dell’Ue. Per questo abbiamo presentato, come delegazione del Pd, il Manifesto degli Stati Uniti d’Europa, con cui chiediamo: più integrazione, una struttura veramente federalista, il superamento del principio dell’unanimità in Consiglio Ue, che si traduce nel diritto di veto dei governi amici di Meloni come l’Ungheria di Orban, una politica estera comune e una politica di difesa che rilanci il ruolo diplomatico dell’Europa, quindi non la corsa al riarmo dei singoli paesi, e vogliamo rafforzare il bilancio comune e il debito comune per gli investimenti europei.

Altro tema di attualità è quello dell’immigrazione. Il Parlamento europeo ha votato una norma, sostenuta anche da una parte dei socialisti e democratici, che annovera tra i Paesi sicuri la Tunisia e l’Egitto. Non c’è da vergognarsi?
Il Pd ha votato contro, nella scorsa legislatura, al Patto immigrazione e asilo, e lo stesso abbiamo fatto sulla lista a cui lei si riferisce, che di quel patto è figlia, come del resto la direttiva rimpatri. Il punto è che serve una politica di condivisione del fenomeno strutturale dell’immigrazione ed è indispensabile, proprio perché siamo l’Europa, mantenere inviolabile il rispetto del diritto all’accoglienza e alla protezione. Quel patto lascia soli i paesi di primo approdo come l’Italia. Resta infatti un mistero come il governo, che urla alla difesa degli interessi nazionali, lo possa aver accettato. La lista dei paesi terzi sicuri e dei paesi di origine sicuri è un insulto all’intelligenza e a chi crede nei diritti umani. Secondo la normativa europea finora in vigore, una persona poteva essere trasferita in un altro paese solo se aveva con esso un legame. Ora questo criterio verrebbe eliminato e sostituito da due possibilità alternative: il transito in un paese oppure l’esistenza di un accordo tra quello Stato e un paese membro dell’Ue. Ma perché questi paesi dovrebbero accettare i migranti se non perché pagati? Capite la vergogna di questa intesa che espone anche alla ricattabilità gli stati europei? Dico solo una cosa rispetto alla qualità della lista: l’Egitto potrà mai essere considerato un paese sicuro? Ricordo solo un nome, a noi carissimo, Giulio Regeni, per cui ancora chiediamo verità e giustizia.

L’atteggiamento dell’Ue non è un assist al nostro governo e al protocollo Albania?
Guardi quel protocollo è in violazione delle normative europee e della Costituzione, oltre ad essere uno spreco di denaro pubblico a fronte di una funzionalità nulla. Sicuramente è in corso in Europa, a causa di un parlamento e di una Commissione fortemente condizionate da destra, la messa in discussione del diritto all’asilo. Questa è una deriva a cui non ci rassegneremo mai.

Abbiamo parlato di politica estera e dell’Europa, vorrei affrontare la politica interna: il referendum sulla giustizia che vede il Pd impegnato per il NO. Come andrà?
I sondaggi sono confortanti. Credo che cittadini e le cittadine stiano capendo che la posta in gioco è la Costituzione. La riforma non risolve alcun problema della macchina giudiziaria e non offre vantaggi ai cittadini. È soltanto un modo per sottoporre il Pm al controllo della politica, arrivando a contemplare il sorteggio come criterio di elezione dei componenti di un organo costituzionale. La riforma della giustizia, insieme a quella del premierato e alla legge elettorale, rispondono ad un obiettivo: creare un potere esecutivo senza limiti, comprimendo il ruolo del Parlamento e del presidente della Repubblica. Per questo siamo molto preoccupati, anche rispetto al clima alimentato dalle forze di maggioranza che, per giustificare la riforma, non hanno remore nell’attaccare e nel delegittimare, quotidianamente, la magistratura, usando gravissimi episodi, come quello dell’omicidio di Rogoredo, e strumentalizzando il tema delicato della sicurezza e dell’ordine pubblico. Sono convinta che questo disegno sia sempre più chiaro a tutti. E il 22 e 23 marzo andremo a votare per dire NO ad una riforma contro la Costituzione, la democrazia e i cittadini e le cittadine.