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Mattia Debertolis è morto, il malore al mondiale di Orienteering e l’agonia: “Troppo tempo per i soccorsi”

FOTO DA INSTAGRAM

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Rabbia e perplessità dietro la tragedia di Mattia Debertolis, morto a soli 29 anni dopo un malore sofferto alla gara d’esordio dei World Games di Orienteering in Cina. La gara in un’afa terribile, il malore, due giorni di agonia prima dell’estrema unzione ricevuta per volere della madre e del fratello. “Mattia ci ha lasciato”, le parole di cordoglio della Federazione Italiana Sport Orientamento che hanno annunciato la tragedia.

Debertolis era trentino, 29 anni. Lavorava come ingegnere civile a Stoccolma. Aveva toccato punte di 43 gradi il caldo a Chengdu, nei giorni delle gare. Ancora da accertare i contorni della vicenda, la dinamica dell’accaduto, delle condizioni che hanno scatenato il malore fatale. La famiglia aveva subito raggiunto la Cina. Tutto inutile, le condizioni di Debertolis sono peggiorate rapidamente lunedì. Incredulità e dolore sono quelle che circondano adesso i cari del 29enne.

L’Orienteering è nato in Svezia agli inizi del Novecento, si è esteso al resto della Scandinavia e in seguito al resto del mondo fino alla fondazione di una Federazione Internazionale nel 1961. L’attività consiste nell’esplorazione consapevole del territorio, si svolge prevalentemente all’aperto, prevede una prova a cronometro su un terreno dalla superficie varia. L’atleta ha una bussola e una cartina topografica con un percorso da seguire fino al traguardo da tagliare.

Il Presidente del comitato trentino della Federazione Italiana Sport Orientamento (Fiso), Roberto Pradel, era rimasto in contatto con la famiglia. Al Corriere della Sera ha ammesso perplessità sull’accaduto. All’improvviso, durante la gara, il gps del 29enne aveva smesso di funzionare. ” Per diverso tempo è rimasto nello stesso punto e tutti noi pensavamo fosse una sospensione tecnica, come spesso accade durante le gare di orienteering”. Debertolis non era vicino a uno dei punti di controllo della gara. “Abbiamo il timore che sia trascorso troppo tempo prima dell’arrivo dei soccorritori”.

La gara è stata comunque portata a termine nonostante le condizioni estreme. Il 29enne è stato “assistito fino in fondo dalla madre Erica, dal fratello Nicolò, dal resto della famiglia in Italia con il papà Fabio, la compagna Jessica, i nonni, dal presidente della sua società Gabriele Viale, dal CT Stefano Raus e dai suoi compagni di squadra Francesco, Anna e Caterina, da Alessio Tenani e Riccardo Scalet, da tutta la governance della IOF e dal Comitato Organizzatore dei World Games, dai medici e dagli infermieri dell’Ospedale di Chengdu, dai rappresentanti del Governo italiano in Cina, dal nostro amore e da quello di chi ti ha conosciuto ovunque nel mondo”.

Il presidente Fiso Alfio Giomi ha osservato: “Ciao Mattia, faremo tutti del nostro meglio per onorare il tuo ricordo”. Lo stesso ha annunciato che “vista l’imminente partecipazione della squadra nazionale di Mtb-O alle competizioni mondiali in Polonia, per volontà della famiglia di Mattia e d’accordo anche con il Consiglio Federale, gli atleti potranno prendere parte alle competizioni in nome e in memoria di Mattia stesso. A tal proposito Vi invito, compatibilmente con l’attrezzatura consentita in gara, ad indossare il lutto al braccio”.