Chiara Gribaudo, parlamentare, Vicepresidente del Partito democratico. Sul caso Almasri la presidente del Consiglio prosciolta dal Tribunale dei ministri, a differenza del ministro dell’Interno Piantedosi, del titolare della Giustizia Nordio e del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Mantovano.
Una vicenda così seria, la definisce Giorgia Meloni. E allora ci spieghi perché, coinvolta o meno nel rimpatrio di un criminale libico su cui pende una richiesta di arresto della Corte penale internazionale, tutto sia stato gestito in un modo così vergognoso. La premier non ha mai risposto in Aula sul tema, lasciando che i suoi ministri si contraddicessero tra loro e boccheggiando senza mai usare l’unica parola che questa vicenda meriterebbe: scusateci. È l’ennesimo caso in cui il Governo manca totalmente di serietà, in cui ministri della Repubblica mentono spudoratamente in Parlamento, e quindi all’Italia intera, in cui la presidente del Consiglio riesce a inalberarsi non per il fatto gravissimo, ma perché ora si sente di dire che decisioni del genere vengono prese insieme. Complimenti. Spero che venga fatta luce al più presto. Sarebbe un teatrino di marionette, se non stessimo parlando del rimpatrio di un criminale mentre dal Mediterraneo ogni giorno ci arrivano notizie terribili di persone che muoiono sui barconi, anche per colpa delle leggi sul tema migrazione di questa destra.
La guerra dei dazi. Meloni rivendica come un successo personale l’accordo Trump-von der Leyen sul 15%. È vera gloria?
È vana gloria. Ancora una volta si è dimostrato che il rapporto privilegiato tanto vantato da Giorgia Meloni con Donald Trump è inconsistente. La prova? L’Italia, dalle prime stime, sarà uno dei Paesi d’Europa a più patire economicamente questo accordo. Sono tante le voci nel continente, dalla Francia alla Spagna, che lo considerano negativo. Ci sono ancora diverse cose da chiarire, a partire dal testo che sembra essere diverso sulle due sponde dell’Atlantico. Vero è però che ha senso fino a un certo punto fare previsioni. I dazi potrebbero pagarli le nostre imprese o i consumatori americani, oppure potrebbero nel tempo rientrare. Oppure, e questo è lo scenario più preoccupante, questo potrebbe essere solo il primo passo di una guerra commerciale. Mi limiterei ai fatti. La presidente della UE in diretta mondiale sposa la narrativa trumpiana di un’Europa che avrebbe beneficiato di uno “squilibrio”, quando sappiamo che la nostra bilancia commerciale è in attivo sui beni e in passivo sui servizi. Accettiamo di impegnarci a comprare gas americano in misura incompatibile con i nostri obiettivi di decarbonizzazione. Ci impegniamo a comprare armi e a fare (non meglio precisati) investimenti negli USA. Direi che dal 1° agosto la situazione cambierà in peggio. E davvero non capisco chi, a partire dalla presidente del Consiglio, non riesce ad ammettere questa banalità.
A Gaza si continua a morire. Fioccano gli appelli al governo italiano perché riconosca lo Stato palestinese: ex ambasciatori, il segretario di Stato vaticano…Ma Giorgia fa orecchie da mercante.
Orecchie da mercante è un complimento, la realtà è ben più grave: è una vergogna che il Governo italiano non riconosca lo Stato di Palestina. Francia, Gran Bretagna, Canada stanno facendo dei percorsi, hanno deciso di stare dentro un processo, perché è questo che deve fare la politica: prendere posizione. Le dichiarazioni di Giorgia Meloni, ma anche del suo ministro Salvini, sarebbero inadatte in una condizione normale, figurarsi di fronte alle immagini a cui tristemente assistiamo ogni giorno di bambini che muoiono di fame e di madri disperate che non sanno come aiutare i propri figli. Conosciamo tutte e tutti la condizione drammatica in cui versa la popolazione palestinese, serve un passo in più. Riconoscere lo Stato palestinese non sarebbe solo un’azione simbolica, come sbraitano a destra, soprattutto in questo momento storico in cui occorre un’azione più forte da parte dei Governi democratici. Invece, la totale assenza di diplomazia ha lasciato campo libero alla brutale forza di Netanyahu, che ha ancora il coraggio di negare la realtà sostenendo che a Gaza non si muore di fame. Se poi a dargli man forte è Donald Trump, il risultato non può che essere la pubblicazione di quei video prodotti con l’intelligenza artificiale che ci mostrano una Striscia di Gaza formato resort. Mi verrebbe da definire questo atteggiamento una buffonata, se non fosse che nel frattempo in quel territorio le persone muoiono ogni giorno. Ecco, di fronte a tutto ciò serve maggiore serietà: dal Governo italiano pretendo uno scatto in più, attraverso la diplomazia, e anche un esame di coscienza.
Mentre il mondo è dentro un inquietante caos armato, nel fu Belpaese il Pd e la sua segretaria sono nel mirino della stampa mainstream per alleanze e candidature alle regionali: dalla Puglia alla Toscana, dalla Campania alle Marche.
Alla base ci sono due principi. Da un lato, come lo ha definito la segretaria, il nostro approccio è “testardamente unitario”. Questo significa che ha senso procedere insieme là dove ci sono spunti comuni. Penso al salario minimo, alla sicurezza sul lavoro, al diritto alla salute. Sono molte di più le cose che ci uniscono che quelle che ci dividono. Dall’altro, vige una regola aurea: non si può pensare tutto da Roma. Ogni territorio ha una sua storia politica. Fare di tutta l’erba un fascio sarebbe sbagliato. Penso quindi che sia giusto, là dove ci siano punti in comune, portare avanti delle alleanze, per il bene dei territori. Perché una lezione che abbiamo imparato è che nulla è certo, tranne che divisi si perde.
Altro fronte caldo è quello delle inchieste della magistratura che riguardano Milano e il suo sindaco, il candidato Pd alla presidenza delle Marche e una realtà che lei ben conosce, quella torinese. La butto giù seccamente: sono casi diversi, ma non è un campanello d’allarme per chi ha puntato a un profondo rinnovamento di classe dirigente e amministrativa?
Dice bene, sono casi diversi, siamo convinti dell’estraneità di Beppe Sala e Matteo Ricci. Su Matteo, in particolare, il Pd è impegnato moltissimo perché la partita delle Marche è fondamentale. La magistratura indaghi, possibilmente il più velocemente possibile, per chiarire le responsabilità di ciascuno. Sono stata amministratrice locale, so come funziona quella “macchina”, che non tutti comprendono. Se sono stati commessi dei reati e saranno accertati la fine della carriera politica degli interessati è d’obbligo. Il tema del rinnovamento della classe dirigente è un tema che c’era prima degli avvisi di garanzia, e ne ho già parlato in tempi non sospetti. Talmente ne sono convinta, della necessità di un rinnovamento, che mi sento quasi in difficoltà ad usare le inchieste come argomento. Il problema del Partito democratico non è questa o quell’inchiesta quanto invece il permanere di centri di potere, di veri e propri “colli di bottiglia” che resistono ad ogni cambiamento, che riproducono se stessi e che sembrano avere più potere degli organi democraticamente eletti.
I più documentati rapporti, uno per tutti quello di Oxfam, danno conto di una scioccante crescita delle disuguaglianze nel mondo, in Europa, in Italia. Esiste una gigantesca, e del tutto irrisolta, Questione sociale planetaria. Una sinistra all’altezza dei tempi non dovrebbe fare di questo il centro del suo agire?
Circa 30 anni fa usciva il gigante, “Destra e sinistra” di Norberto Bobbio. In quel libro il compianto filosofo e intellettuale tracciava la differenza tra sinistra e destra proprio sull’asse eguaglianza-diseguaglianza. È, anzi, dovrebbe essere, proprio su questo tema, in tutte le sue declinazioni, che dovremmo rimarcare la nostra differenza rispetto ai partiti dell’attuale maggioranza. Lottare contro tutte le diseguaglianze significa tutelare lavoratrici e lavoratori mettendo il lavoro delle persone, dipendente o autonomo che sia, al centro del nostro progetto di Paese. Significa aumento dei salari, a partire dal salario minimo e dall’equo compenso, ma anche stimolo alla contrattazione. Significa un bilancio pubblico che chieda a chi ha di più, specie alle ricchezze improduttive, e investa in servizi pubblici, servizi alla persona, inclusione sociale, e politiche industriali che creino nuovo lavoro nelle transizioni e rafforzino quei settori che innovano e rischiano. E uno dei nodi centrali in questa fase, a livello globale, è la grande accumulazione di capitale, di informazioni, di dati e di potere delle big tech americane. E torniamo alla sua domanda sui dazi, se poi in sede europea ci accordiamo affinché non si limitino, non si regolino e non paghino nulla…
Si dice che per avere il polso sullo stato di un Paese devi visitare un ospedale, una scuola, un carcere. Dopo due anni di governo delle destre, come siamo messi in proposito?
Sempre peggio. Questo Governo si riempie di parole, di lodi, di racconti fantascientifici per nascondere lo stato attuale in cui versano troppi ambiti che dovrebbero rappresentare i principi della democrazia. La verità è che sono tre settori in cui l’Italia sta diventando sempre più carente. Partendo dallo smantellamento della sanità pubblica in favore di quella privata, una grave mancanza nei confronti della cittadinanza che si meriterebbe cure gratuite e in tempi brevi. Invece assistiamo a liste d’attesa eterne, strutture ospedaliere fatiscenti, sempre una maggiore mancanza di personale. Diciamocelo chiaramente: la nostra sanità è al collasso e se si volesse essere seri occorrerebbe una riflessione che vada oltre gli schieramenti politici. Me ne sono convinta dopo il Covid: serve ripensare la sanità pubblica e serve su questo una riflessione sul titolo V. Ci sono dei dati di fatto innegabili: in Emilia-Romagna, dove prevale il pubblico, la sanità è eccellente, nelle Regioni a traino di centro destra siamo vicini a commissariamenti. Non diversa è la situazione della scuola, luogo che dovrebbe formare le giovani menti, che un tempo era vanto nazionale in Europa e nel mondo. Oggi non si è usato a dovere il Pnrr, ad esempio per gli asili nido, però il Governo pensa a cancellare l’educazione sessuoaffettiva o a prendersela come dei bulli contro gli studenti che alla maturità segnalano le carenze della nostra istruzione. Quando si dice non centrare le priorità di un Paese. La situazione nelle nostre carceri è poi evidente da tempo: sovraffollamento, condizioni disumane, mancanza anche lì di personale. Lo ha segnalato anche il Presidente Mattarella, di cos’altro hanno bisogno a destra per comprendere che, se si vuole parlare di riforma della giustizia, non è la separazione delle carriere la priorità? Insomma: due anni fallimentari, socialmente ed economicamente.