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Parla Andrea Iacomini (UNICEF): “Che adulti saranno i bambini di Gaza? Quel male è creato dall’indifferenza”

Photo credits: Stefano Carofei/Imagoeconomica

Photo credits: Stefano Carofei/Imagoeconomica

Oltre 50mila bambini palestinesi uccisi, amputati, ridotti a scheletri umani. Gaza, una infanzia cancellata. Per chi pensa, dice e scrive che quei bambini siano un “danno collaterale” di una sacrosanta guerra di difesa, consigliamo di leggere quanto Andrea Iacomini, Portavoce di UNICEF Italia, ha detto in questa intervista a l’Unità. Forse cambieranno idea, forse. E proveranno un po’ di vergogna, forse.

A Gaza muore l’infanzia nei modi più atroci e il mondo sta a guardare. Non è la prima volta che ci troviamo a commentare questa situazione che dura da 22 mesi e che peggiora ogni giorno.
Vorrei fare un passo indietro. Vivo davvero con grande disagio questo momento storico, un fallimento collettivo. Vale per Gaza, per l’Ucraina e per gli oltre 57 conflitti che colpiscono i bambini del pianeta, mai si è conosciuto periodo peggiore dal 1946 ad oggi. L’uomo invece di migliorare peggiora. Mi domando spesso a cosa serva ancora denunciare, gridare, chiedere di fermare le barbarie contro i bambini di fronte ad uno scenario terrificante, senza pietà, che non muta e quindi ci fa sentire tutti impotenti. Tanta gente mi ferma e chiede: “Che possiamo fare?”. Mi vengono in mente risposte che verrebbero subito definite retoriche, anzi, sono io che sono arrivato a pensarle tali tanto non vedo lo scenario mutare e provo oramai uno strano pudore nel pronunciarle. Sbaglio, lo so, ma è l’effetto di ciò che stiamo vivendo.

Sono curioso, quali sono?
La prima è continuare è non essere indifferenti. I bambini vengono mutilati, bombardati, perdono tutto, sono traumatizzati. E parlo tanto dei bambini israeliani quanto di quelli palestinesi. Ma non dobbiamo restare muti, silenti, non dobbiamo rinunciare all’indignazione in ogni luogo della nostra esistenza. Manca l’amore nelle teste di molti uomini che governano il mondo, forse non lo hanno mai conosciuto. Non scherzo, andrebbero aiutati. Come diceva il grande professore Leo Buscaglia, il pedagogo dell’amore: “Il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’apatia. Posso affrontare l’odio, la collera, la disperazione e chiunque senta qualcosa, ma non posso affrontare il niente”. Amore e odio sono entrambe reazioni emotive, ma l’indifferenza di questa epoca storica è ciò che si oppone veramente all’amore, creando tutto il male cui stiamo assistendo. La seconda è un monito a continuare a donare, ad aiutare gli eroici operatori umanitari dell’UNICEF nel mio caso, ma in generale di tutti coloro che sono impegnati in varie organizzazioni nei fronti più difficili, perché a fronte dei tagli agli aiuti oggi abbiamo 3 bilioni di dollari all’anno che si spendono in armi, 87mila armi vendute al secondo. Qualcosa vorrà dire: boom delle armi e aiuti umanitari dimezzati. Fate voi.

Gaza sembra essere lo scenario surreale di questa sua riflessione, la tomba dei diritti dei bambini e dell’umanità.
Ho un rispetto totale per la storia di Israele. Ho portato anni fa a Dachau mio figlio perché si rendesse conto di cosa l’uomo è stato capace di fare. Quella è una tragedia senza paragoni, lo voglio ribadire con forza, e dobbiamo insistere con le future generazioni perché imparino sempre più a conoscerla e a battersi perché non accada più. Mi inchinerò sempre davanti a quel dolore. Non posso però esimermi dal dire che – seppure dal 7 ottobre nessun bambino, neanche uno, doveva morire, e seppure bambini israeliani e palestinesi hanno sofferto terribilmente in seguito a uccisioni, prese in ostaggio, traumi di vario genere – a Gaza la situazione è impressionante. Sono stati uccisi più di 17mila bambini, 33mila feriti. Ogni giorno sono stati uccisi in media 28 bambini, l’equivalente di una intera classe. Se prima del conflitto una parte dei bambini di Gaza aveva bisogno di assistenza psicologica a causa dei traumi della propria condizione di vita, oggi tutti, 1 milione di bambini della Striscia, hanno bisogno di questi servizi. Mi domando che uomini e donne saranno domani, perché nessuno si pone questa domanda?

Malnutrizione, siccità, mancanza di carburante: le immagini parlano chiaro. Senza l’arrivo di aiuti immediati non ci sarà speranza più per nessuno.
L’ho sentito dire ovunque, ma l’ho spesso detto anche io. Nel nostro lavoro, quando parliamo di malnutrizione o siccità, spesso le associamo a fenomeni naturali legati a condizioni climatiche o dipendenti dalla natura o generate da povertà in zone estremamente povere del pianeta. A Gaza c’è ad esempio una siccità causata dall’uomo. I sistemi idrici stanno collassando. E poiché si tratta di un fenomeno causato dall’uomo, può essere fermato. Non è un problema logistico o tecnico, ma politico. La negazione è diventata politica. Se c’è la volontà politica, la crisi idrica può essere alleviata, se non c’è carburante non arrivano milioni di litri d’acqua. Sconvolge che nei principali punti di produzione, gli asini (ripeto: gli asini!) stiano sostituendo i camion. Sembra l’ultimo sussulto di un sistema al collasso. Però un carro trainato da un asino trasporta a malapena 500 litri d’acqua, un camion 15mila. Dimenticavo che anche gli asini stanno rallentando, perché non c’è più cibo per farli muovere. Il carburante è basilare perché tiene insieme tutto il sistema sanitario di Gaza. Negare il carburante vuol dire interrompere non solo le forniture, ma anche la sopravvivenza.

Sembra però si sia aperto uno spiraglio proprio in queste ore, mentre la malnutrizione uccide sempre più bambini nella Striscia.
L’apertura di corridoi per far passare gli aiuti rappresenta uno spiraglio importante, che ridà anche alle Nazioni Unite quel ruolo centrale nella gestione delle forniture necessarie per far fronte al dramma della popolazione, che le aveva messe erroneamente da parte in questi mesi. Attenzione però. I bambini nella Striscia stanno morendo di fame. La malnutrizione acuta tra i bambini si sta diffondendo più velocemente di quanto gli aiuti possano raggiungere e il mondo, la politica, le istituzioni non possono stare a guardare. Dall’aprile di quest’anno i bambini morti per malnutrizione a Gaza sono passati da 52 a quasi 100. Un aumento sconcertante del 54 per cento in meno di tre mesi, secondo quanto riportato dal Ministero della Sanità Palestinese. Nelle ultime ore, continuano a morire bambini di fame, non lo possiamo consentire. In totale più di 100 persone sono morte per malnutrizione durante questa orrenda guerra e l’80 per cento di loro sono bambini. Tutte morti inaccettabili. Tutte morti che potevano essere evitate. Aggiungo che nel solo mese di giugno il numero di bambini che ha avuto accesso alle cure per malnutrizione ha raggiunto i livelli più alti dall’inizio del conflitto, circa 6500 e a luglio già in due settimane il numero ha raggiunto i 5000 bambini. C’è da preoccuparsi molto. A Gaza City, per fare un esempio, si sono quadruplicati i casi di bambini con malnutrizione acuta rispetto a febbraio. Bisogna fare presto perché anche questa come la siccità è una malnutrizione fabbricata dall’uomo con le sue mani.

Voi come UNICEF avete più volte preso una posizione netta.
Noi come UNICEF abbiamo chiesto un cessate il fuoco immediato da mesi, la liberazione degli ostaggi e la ripresa della consegna degli aiuti da parte dei nostri operatori, presenti in 400 punti della Striscia. Chiediamo alle parti di rispettare i propri obblighi per garantire la sopravvivenza della popolazione civile e il rispetto del diritto umanitario internazionale. Ci sono Governi tra cui l’Italia che ringraziamo perché si sono fatti carico di curare bambini palestinesi in condizioni critiche, siamo tra i pochi a farlo, e di destinare alcuni fondi come annunciato dalla Presidente Meloni per le nostre attività nella Striscia. Ne siamo davvero felici, ma ora gli aiuti devono entrare in grandi quantità, non bastano 30 camion ONU al giorno per due milioni di persone.

La politica e la società civile stanno facendo tutti abbastanza? Si può fare di più? Come?
Noto sempre un po’ di timidezza da parte di alcuni settori della politica, velocissimi a condannare, giustamente, ciò che avviene in Ucraina e con meno vigore il disastro dei bambini a Gaza. Non ci sono regole di parte quando una situazione degenera come quella cui stiamo assistendo. Confido nella capacità di farsi sentire del nostro Papa Leone XIV e di altre figure eroiche (dopo Papa Francesco ce ne è un gran bisogno, chissà cosa direbbe oggi) che a gran voce come il Presidente Mattarella chiedono pace e il rispetto dei diritti dei bambini. Provo un senso di sgomento misto a malinconia, perché in questi giorni mi sono venuti in mente due episodi legati a due anniversari diversissimi tra loro. Uno mi fa sempre accapponare la pelle ed è ciò che è accaduto a Srebrenica. Oltre 8000 morti davanti ad un mondo intero, nessuno escluso, che guardava attonito la ferocia dell’uomo verso l’uomo. Nel vedere Gaza oggi penso che non abbiamo imparato nulla. Il secondo è l’anniversario del Live Aid: tutti gli artisti più importanti del pianeta insieme, che grazie all’intuizione visionaria di Bob Geldof alzarono la voce contro la fame. Fame, una parola che ricorre anche oggi a Gaza e in tante altre parti del mondo. Vedo stadi pieni, artisti italiani, pochi, che lanciano messaggi per la pace in Palestina, ma penso che loro che sono amati e che hanno la possibilità di arrivare con il loro messaggio in profondità potrebbero fare molto di più. Approfitto per fare un appello ai cantanti straordinari protagonisti della nostra estate e di quelle prossime con i loro sold out. Quando farete un “Live Aid” per Gaza sarà davvero troppo tardi.

Vuole lasciare un ultimo pensiero per questa immane tragedia?
C’è una semplice verità, inconfutabile. Stiamo deludendo i bambini di Gaza. Proviamo a chiudere gli occhi, pensiamoci per un istante come i loro genitori. Ci riusciamo? No. Eppure, visto dai loro occhi, il nostro fallimento è un tradimento del loro diritto di essere bambini. Bambini sani, sicuri e istruiti come i nostri. La storia come sempre giudicherà duramente questo fallimento e anche i bambini lo giudicheranno. I bambini di Gaza, come quelli di tutto il mondo, meritano la pace.