La famiglia l’ha riconosciuto da un video, cruento e drammatico, circolato sui social sabato mattina, nelle ore successive all’attacco scagliato da Hamas contro Israele a suon di missile e anche con i raid via terra dei miliziani delle Brigate Ezzedin al-Qassam.
Tra gli ostaggi in mano ad Hamas, un centinaio di giovani e non, israeliani ma anche stranieri, c’è una 22enne tedesca. Si chiama Nicole Shani Louk, 22 anni, tattoo artist che si trovava ad un festival musicale vicino al Kibbutz Reim quando è stata presa prigioniera dal gruppo paramilitare di Hamas.
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A confermare il rapimento sono stati i familiari, che hanno raccontato la vicenda al Der Spiegel. Il suo corpo era ripreso a bordo di un pick-up, seminudo e con le gambe spezzate, il viso sfigurato e segnato dal sangue, esposto agli sputi mentre si alzanovano al cielo le urla di “Allah è grande” da parte di miliziani e “semplici” palestinesi. La madre di Shani l’ha riconosciuta dal tatuaggio su una delle sue gambe spezzate.
Una delle testimonianze più estreme dell’orrore compiuto dalle Brigate Ezzedin al-Qassam nelle irruzioni avvenute in una ventina di località israeliana al confine con la Striscia di Gaza, dove clamorosamente i miliziani sono riusciti a fare irruzione armata uccidendo e rapendo civili.
La madre di Shani, Ricarda Louk, è di cittadinanza tedesca ma 30 anni fa ha lasciato Ravensburg (in Baviera) per trasferirsi in Israele: di famiglia cattolica, si è anche convertita alla religione ebraica. Il marito, padre della ragazza è invece israeliano.
Ieri mattina, appena saputo dell’attacco missilistico di Hamas, aveva chiamato la figlia, che vive a Tel Aviv e in quel momento partecipava al festival musicale vicino al Kibbutz Reim. “Le ho detto di mettersi al sicuro – ha raccontato Ricarda al giornale tedesco – non voglio pensare che le sia accaduto qualcosa di grave”.
Da ieri mattina la famiglia della 22enne, che ha tre fratelli, non ha avuto più notizie dalla giovane, è stata invece contattata dalla banca: la carta di credito di Nicole Shani Louk è stata utilizzata a Gaza. La famiglia ha reso pubblica la cittadinanza tedesca della figlia nella speranza che le autorità tedesche possano fare qualcosa in caso di un eventuale scambio di prigionieri con Hamas.