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Iran, guerra “quasi finita” o conflitto prolungato: Trump e Netanyahu su fronti opposti, l’Europa resta a guardare

AP Photo/Vahid Salemi


Associated Press. / LaPresse

AP Photo/Vahid Salemi Associated Press. / LaPresse

Bibi corregge l’amico Donald. Il tycoon afferma trionfante che il conflitto con l’Iran è quasi finito? Ecco che il sodale di Tel Aviv interviene bacchettandolo. «Non abbiamo ancora finito con gli attacchi». Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Lo riporta l’agenzia Afp.

Secondo il primo ministro, solo gli iraniani possono rovesciare il regime degli ayatollah in Iran: «Far crollare il regime in Iran è nelle mani del popolo iraniano», ha detto ieri sera durante una visita al Centro nazionale delle operazioni di emergenza sanitaria, a quanto riporta il Times of Israel. «La nostra aspirazione è di portare il popolo iraniano a liberarsi del giogo della tirannia», ha proseguito, «in definitiva dipende da loro. Ma non c’è dubbio che attraverso le azioni intraprese finora stiamo rompendo loro le ossa». E «se avremo successo insieme al popolo iraniano, porteremo a una fine permanente e al cambiamento», ha assicurato.

Avanti fino alla «sconfitta completa del nemico», gli fa eco e il segretario alla Guerra americano, Pete Hegseth, in una conferenza stampa all’11mo giorno di guerra e dopo che Trump ha affermato che il conflitto finirà «presto». Gli iraniani stanno «correndo verso una bomba nucleare», ha sostenuto il numero uno del Pentagono, e Trump «non lo permetterà mai». In un crescendo bellicista, Hegseth scandisce: “«Non desisteremo finché il nemico non sarà totalmente e completamente sconfitto», scandisce. Fa anche lo spiritoso, Netanyahu. Uno spirito macabro. Il leader di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar, il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, e la Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei: sono i tre obiettivi che il premier israeliano “centra” con le freccette su un immaginario tabellone, in un video postato su X dal suo consigliere Topaz Luk. Un modo per sottolineare i successi rivendicati dal capo di governo, in particolare in vista dell’appuntamento elettorale di quest’anno. Un’idea che aveva già avuto la settimana scorsa il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich: il leader dell’estrema destra su X aveva pubblicato un video celebrando le vittorie di Israele sui suoi nemici, mostrando i volti di Nasrallah, dei leader di Hamas Ismail Haniyeh, Mohammed Sinwar e Mohammed Deif, oltre a dirigenti iraniani, compreso Khamenei.

Cronaca di guerra

«Ad oggi, il Comando centrale americano ha colpito più di 5 mila obiettivi. I bombardieri del Comando strategico statunitense hanno recentemente sganciato decine di armi penetranti Gps da mille chili su lanciamissili Barrett a lunga gittata sul fianco meridionale». Lo ha dichiarato il capo di stato maggiore congiunta americano, Dan Caine, in conferenza stampa al Pentagono. «Abbiamo anche colpito diverse fabbriche di droni unidirezionali per raggiungere il cuore della loro capacità autonoma e, naturalmente, insieme ai nostri partner regionali lungo il fianco meridionale, continuiamo a eseguire intercettazioni contro droni d’attacco unidirezionali utilizzando caccia ed elicotteri d’attacco», ha aggiunto.

Secondo tre funzionari statunitensi, il Pentagono ha bruciato munizioni per un valore di 5,6 miliardi di dollari nei primi due giorni del suo attacco militare all’Iran. Lo riporta il Washington Post, aggiungendo che la cifra sottolinea il crescente allarme a Capitol Hill per la velocità con cui le forze statunitensi hanno eroso le scarse scorte degli armamenti più avanzati degli Stati Uniti. La stima solleva nuovi interrogativi sul fatto che l’amministrazione Trump abbia ampiamente ignorato le preoccupazioni dei legislatori secondo cui l’operazione Iran sta rapidamente erodendo la prontezza dell’esercito statunitense. Si prevede inoltre che l’amministrazione Trump invierà al Congresso una richiesta supplementare di bilancio per la difesa già questa settimana – potenzialmente per un totale di decine di miliardi di dollari – per contribuire a sostenere la sua campagna, hanno affermato i funzionari. Anche questa richiesta dovrebbe scontrarsi con l’opposizione di molti democratici, i cui tentativi di impedire all’amministrazione ulteriori azioni militari in Iran sono falliti.

«Trump non ha idea di come porre fine alla guerra con l’Iran»: è il titolo di un editoriale sul New York Times dell’autorevole columnist Thomas L. Friedman, vincitore di tre premi Pulitzer e profondo conoscitore del Medio Oriente. Per Friedman «è ovvio che Trump e Netanyahu hanno iniziato questa guerra senza avere in mente un obiettivo finale chiaro». «Netanyahu, sospetto, sarebbe probabilmente felice di trasformare l’Iran in un’altra grande Gaza e di continuare a “tagliare l’erba” o a minacciare periodicamente, come era così incline a fare a Gaza», scrive l’editorialista. Da parte sua, prosegue Friedman, «Trump ha fatto un gran parlare del ‘morning after’ in Iran, dicendo cose davvero ridicole e spesso contraddittorie che rivelano un comandante in capo che si inventa tutto di sana pianta. Un giorno è un cambio di regime, un giorno no; un giorno non gli importa del futuro dell’Iran, il giorno dopo avrà voce in capitolo nella scelta del prossimo leader del Paese; un giorno è aperto ai negoziati, il giorno dopo chiede la “resa incondizionata”». «La cosa saggia da fare ora è fermarsi e vedere come si evolverà la situazione in quello che io chiamo “il mattino dopo il mattino dopo”», suggerisce Friedman, che scommetterebbe “su un dibattito esplosivo e su lotte intestine tra l’élite al potere a Teheran”. «Certo – ammette Friedman – nessuno può garantire che questa politica del mattino dopo il mattino dopo si concluda con un cambiamento nel regime o del regime. Ma ha le stesse probabilità di bombardare Teheran e Beirut fino a ridurle in macerie e sperare che ne scaturisca una rivolta popolare». «Bombardare l’Iran all’infinito – conclude – distruggere sempre più infrastrutture militari e civili e sperare semplicemente che gli iraniani in cerca di democrazia si uniscano – con a malapena una connessione internet per comunicare e dove muoversi ovunque sulle strade può essere mortalmente pericoloso – e rovescino da soli questo regime assassino e radicato… beh, mostratemi dove è mai successo una cosa del genere nella storia. La mia ipotesi è che questo regime crollerà solo dall’alto, e questo sarà un processo che inizierà solo dopo un cessate il fuoco».

Secondo funzionari del governo iraniano, il numero di persone uccise in Iran dall’inizio della guerra ha raggiunto quota 1.332. Lo riferisce la Bbc. La portavoce del governo Fatemeh Mohajerani afferma che tra loro ci sono 206 donne e bambini- 193 la vittima più giovane è una bimba di otto mesi – e che decine di centri sanitari sono stati presi di mira dagli attacchi. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha avvertito ieri che la «pioggia nera» osservata in Iran in seguito ad attacchi agli impianti petroliferi potrebbe causare problemi respiratori. «La pioggia nera e la pioggia acida che ne consegue rappresentano davvero un pericolo per la popolazione, principalmente per le vie respiratorie», ha dichiarato il portavoce dell’Oms Christian Lindmeier in una conferenza stampa a Ginevra. La guerra continua. Le “freccette” di Netanyahu sono ancora tante.