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Strage delle bambine in Iran, Trump smentito da un video: è un Tomahawk Usa a piombare sulla scuola di Minab

Amirhossein Khorgooei/ISNA via AP

Amirhossein Khorgooei/ISNA via AP

C’è la mano americana nella strage di 168 bambine in una scuola iraniana. Un filmato mostra quello che secondo otto esperti di munizioni citati dal Washington Post sembra essere un missile Tomahawk statunitense che piomba nei pressi della scuola elementare Shaiarah Tayyiba, nella città di Minab, nell’Iran meridionale, accanto a un complesso navale del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC). Dura solo sette secondi. È stato pubblicato per la prima volta da Mehr, un’agenzia semiufficiale iraniana. E fino ad ora è l’unico filmato dell’attacco alla scuola femminile nella quale secondo le autorità iraniane sono morte 168 bambine dai 7 ai 12 anni il 28 febbraio scorso.

Il Tomahawk è un missile da crociera a lungo raggio che può essere lanciato da navi o sottomarini della Marina. Le Forze armate statunitensi sono le uniche partecipanti ai combattimenti che, a quanto risulta, possiedono il missile nel proprio arsenale. Cosa confermata a l’Unità da autorevoli analisti militari italiani. Donald Trump sabato scorso ha dichiarato che il raid sulla scuola “è stato effettuato dall’Iran”, senza però fornire alcuna prova a supporto di quanto affermato. Il portavoce del Comando Centrale americano ha rifiutato di commentare il video e di verificare se mostri un Tomahawk lanciato dagli Stati Uniti.

Dall’Iran al Libano: è strage di bambini.

Dichiara Edouard Beigbeder, Direttore regionale Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa: “La continua escalation delle ostilità in Libano e il bilancio devastante che sta causando sui bambini sono motivo di grave preoccupazione. Secondo le ultime notizie, almeno 83 bambini sono stati uccisi e 254 feriti da quando, il 2 marzo, le ostilità si sono intensificate. In media, più di 10 bambini sono stati uccisi ogni giorno in Libano durante la scorsa settimana e circa 36 bambini sono stati feriti ogni giorno. Negli ultimi 28 mesi, secondo le notizie 329 bambini sono stati uccisi e 1.632 feriti. Solo negli ultimi sei giorni, il numero dei bambini uccisi è aumentato del 25%, con la cifra drammatica di 412 bambini uccisi complessivamente. Queste cifre sono sconcertanti. Sono una prova lampante del peso che il conflitto ha sui bambini. Mentre gli attacchi militari continuano in tutto il paese, i bambini vengono uccisi e feriti a un ritmo terrificante, le famiglie fuggono dalle proprie case spinte dalla paura e migliaia di bambini adesso dormono al freddo e in figuri sovraffollati. Gli sfollamenti di massa in Libano hanno costretto circa 700.000 persone – compresi circa 200.000 bambini – a lasciare le proprie case, aggiungendosi alle decine di migliaia già sradicate dalle precedenti escalation. L’Unicef chiede a tutte le parti di proteggere i civili e le infrastrutture civili, comprese scuole e rifugi, e di rispettare i propri obblighi secondo il diritto internazionale umanitario. L’Unicef esorta a intraprendere immediatamente ogni sforzo possibile per allentare la tensione e impedire ulteriori sofferenze nei confronti dei bambini”.

L’organizzazione non governativa Human rights watch (Hrw) afferma di aver trovato prove che dimostrano che il 3 marzo l’esercito di Israele ha usato munizioni al fosforo bianco sui quartieri residenziali di Yohmor, un comune nel Libano meridionale. Gli investigatori dell’organizzazione hanno verificato e geolocalizzato immagini che mostrano spari di proiettili che disperdono fosforo bianco in fiamme verso le case, ma anche operatori della protezione civile intenti a spegnere incendi divampati su tetti e auto. Quando esplodono in aria, questi proiettili spargono frammenti incandescenti di fosforo bianco su un’area estesa, incendiando case, auto e campi.

Secondo Hrw, la conformazione del fumo a Yohmor è compatibile con i proiettili di artiglieria da 155 mm della serie M825, che possono spargere decine di residui infuocati in un’area fino a 250 metri. Dato che questi frammenti non cadono in un punto chiaramente definito, il loro utilizzo nei quartieri mette a rischio i civili e le abitazioni. “L’uso illegale del fosforo bianco da parte dell’esercito israeliano sulle aree residenziali è estremamente allarmante e avrà conseguenze terribili per i civili”, ha dichiarato Ramzi Kaiss, ricercatore per il Libano di Hrw. “Gli efffetti incendiari del fosforo bianco possono causare la morte o ferite che comportano sofferenze per tutta la vita”.

Il Libano sotto il fuoco d’Israele. È di 16 morti e 40 feriti il bilancio delle vittime dei raid israeliani di ieri sulle città di Tayr Debba e Jwaya nel sud del Libano. Lo ha riferito il ministero della Salute libanese. Tornando all’Iran, dopo giorni di annunci, «il consenso è stato raggiunto»: gli ayatollah dell’Assemblea degli Esperti hanno rivelato che gli 88 saggi hanno deciso il successore di Ali Khamenei come prossima Guida Suprema dell’Iran. La scelta è ricaduta sul figlio cinquantaseienne di Ali Khamenei, Mojtaba: «Il nome di Khamenei continuerà a esistere» come leader del Paese, ha rivelato infatti il membro degli Esperti, Hosseinali Eshkevari. «Non sono contento». Così Trump ha commentato per la prima volta la nomina di Mojtaba Khamenei a Guida Suprema iraniana. Interpellato dal New York Post sulle sue precedenti minacce di uccidere qualsiasi successore di Ali Khamenei non approvato dagli Stati Uniti, Trump ha liquidato la questione: «Non ve lo dico. Non sono contento di lui». Il bilancio delle vittime in Iran nei primi nove giorni della guerra è di 1.255 morti e circa 12.000 feriti, secondo quanto dichiarato dal viceministro della Sanità iraniano Ali Jafarian all’emittente Al Jazeera. Le vittime avevano un’età compresa tra gli otto mesi e gli 88 anni, ha precisato Jafarian. Tra i morti figurano circa 200 minorenni.

La decisione su quando porre fine alla guerra con l’Iran sarà una decisione «concordata» con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Così Trump al Times of Israel, aggiungendo che la Repubblica Islamica avrebbe distrutto Israele se lui e Netanyahu non fossero intervenuti. «L’Iran avrebbe distrutto Israele e tutto ciò che lo circonda… Abbiamo lavorato insieme. Abbiamo distrutto un Paese che voleva distruggere Israele». «Ne abbiamo parlato. Prenderò una decisione al momento giusto, ma tutto sarà preso in considerazione», ha dichiarato il tycoon parlando della fine della guerra da concordare con il primo ministro israeliano, indicando che, mentre Netanyahu avrà voce in capitolo, l’ultima parola spetterà al presidente degli Stati Uniti. Alla domanda se Israele possa continuare la guerra contro l’Iran anche dopo che gli Stati Uniti decideranno di interrompere i loro attacchi, Trump ha rifiutato di prendere in considerazione tale possibilità teorica, spiegando che «non credo che sarà necessario».

Ma non tutto tra Trump e Netanyahu è rosa e fiori. Gli attacchi israeliani contro i depositi petroliferi iraniani sarebbero andati «ben oltre» le aspettative degli Stati Uniti, innescando il primo significativo disaccordo tra gli alleati dall’inizio della guerra. Lo scrive Axios citando un funzionario statunitense e un funzionario israeliano. Gli Stati Uniti infatti temono che gli attacchi israeliani alle infrastrutture che servono alla popolazione iraniana comune possano trasformarsi in un boomerang spingendo la società iraniana a sostenere il regime e alimentare nuovi rincari nei mercati energetici. Gli effetti economici dell’espansione della guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran in Medio Oriente e in altre parti del mondo saranno «molto ampi e di lunga durata» e il prezzo del petrolio «potrebbe rimanere a tre cifre per molto tempo». Lo ha detto il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Ghalibaf, citato dall’agenzia di stampa «Isna», riferendosi al fatto che attualmente il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari al barile. L’alto funzionario Mohsen Rezaei, membro del Consiglio per il discernimento dell’Iran, ha dichiarato a «Isna» che «il petrolio dovrebbe raggiungere i 150 dollari nei prossimi giorni». Più che una minaccia, è una certezza. I prezzi del petrolio hanno già superato i 100 dollari al barile per la prima volta da più di tre anni e mezzo, visto che la guerra ostacola la produzione e il trasporto in Medio Oriente. E dal Medio Oriente cominciano a manifestarsi autorevoli voci critiche nei confronti della guerra del duo Trump-Netanyahu.

Voci come quella di Khalaf Ahmad Al Habtoor un miliardario di spicco, politico, ex diplomatico, degli Emirati Arabi Uniti. Che in una lettera aperta a Donald Trump, lancia un pesante e argomentato j’accuse: “Una domanda diretta: chi le ha dato l’autorità di trascinare la nostra regione in una guerra in Iran E su quale base ha preso questa decisione così pericolosa? Ha calcolato i danni collaterali prima di premere il grilletto? E ha pensato che i primi a subire le conseguenze di questa escalation sarebbero i Paesi della regione? I popoli di questa regione hanno anche il diritto di chiedere: è stata davvero solo una sua decisione? Oppure è arrivata in seguito alle pressioni di Netanyahu e del suo governo? Lei ha messo i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo e gli Stati arabi al centro di un pericolo che non hanno scelto. Grazie a Dio siamo forti e capaci di difendere noi stessi: abbiamo eserciti e sistemi di difesa che proteggono i nostri Paesi. Ma la domanda resta: chi le ha dato il diritto di trasformare la nostra regione in un campo di guerra? […]La vera leadership non si misura con decisioni di guerra, ma con la saggezza, il rispetto degli altri e l’impegno per la pace. E se queste iniziative sono state lanciate in nome della pace, abbiamo il diritto di chiedere oggi piena trasparenza e responsabilità”. Più chiaro di così.