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Guerra nel Golfo, dal Libano all’Azerbaijan il fronte si estende

Guerra nel Golfo, dal Libano all’Azerbaijan il fronte si estende

Trump interviene ancora sull’attacco all’Iran. Ieri ha detto: “Il figlio di Khamenei è un peso piuma. Sulla scelta del successore di Khamenei io devo essere coinvolto”. Sesto giorno di bombardamenti su 130 città iraniane, mentre la guerra scatenata da Trump e Netanyahu estende sempre più i suoi confini ben oltre il Medio Oriente. Una estensione causata anche dalla reazione delle forze armate iraniane. Durissima reazione del presidente azero Ilham Aliyev, all’“atto terroristico” compiuto dall’Iran, che ha lanciato due droni – ma Teheran ha smentito attribuendo la responsabilità a Israele – contro l’exclave di Nakhchivan, ferendo quattro persone. “Queste persone disonorevoli, coloro che hanno commesso questo atto di terrore contro di noi, se ne pentiranno. Non dovrebbero mettere alla prova la nostra forza – ha minacciato Aliyev durante una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale azero – Coloro che un tempo hanno cercato di mettere alla prova la nostra forza sono stati schiacciati dal pugno di ferro; l’incidente di oggi avrà lo stesso risultato”. E ancora, citato dall’agenzia di stampa Azertac: “Noi difendiamo e abbiamo difeso la nostra integrità territoriale, così come abbiamo posto fine all’occupazione dell’Armenia, siamo pronti a dimostrare la nostra forza contro qualsiasi forza malvagia, e l’Iran non dovrebbe dimenticarlo”. Il presidente azero ha poi denunciato che “gli obiettivi dell’attacco erano strutture civili”, l’Iran “fornisca spiegazione” a Baku per “questo orribile attacco di terrore” e “si scusi”. L’Azerbaijan ha chiuso per 12 ore il suo spazio aereo meridionale, al confine con l’Iran. Lo riferisce la Reuters.

Negli Emirati Arabi Uniti è stata attivata la difesa aerea per intercettare missili e droni fatti partire dall’Iran. Lo riferisce la tv satellitare al-Arabiya. È di almeno 1.230 morti il nuovo bilancio che arriva dall’Iran, dopo che sabato scorso Usa e Israele hanno annunciato l’avvio di operazioni contro la Repubblica islamica. A riportare il bilancio è l’agenzia iraniana Tasnim. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha verificato che almeno 13 strutture sanitarie in Iran sono state colpite dai raid di Israele e Stati Uniti. Lo ha riferito il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, in conferenza stampa. «Abbiamo verificato 13 attacchi su strutture sanitarie in Iran e uno in Libano», ha detto Ghebreyesus. Secondo l’organizzazione negli attacchi sono morti quattro operatori sanitari e 25 sono rimasti feriti. Lo Stretto di Hormuz è sotto il controllo dei Guardiani della Rivoluzione iraniani e le navi statunitensi, israeliane ed europee non potranno transitarvi: lo sostengono gli stessi pasdaran in un comunicato. Nella nota si afferma inoltre che le forze iraniane hanno colpito una petroliera statunitense nelle acque settentrionali del Golfo Persico, e che la nave sarebbe in fiamme.

I Pasdaran rivendicano anche di aver abbattuto un caccia F-15 americano nel sudovest dell’Iran. Citati dall’agenzia Tasnim, i Guardiani della rivoluzione hanno reso noto che i sistemi di difesa aerospaziale hanno colpito un «F-15 Strike Eagle». Nessuna informazione in merito è stata data dal Comando americano. Alì Laijani, segretario del Consiglio supremo di sicurezza, ha messo in guardia sulle tragiche conseguenze di un’invasione di terra. «Alcuni funzionari americani hanno dichiarato di voler entrare in Iran via terra. I figli guerrieri dell’Imam Khomeini e dell’Imam Khamenei aspettano di disonorare quei malvagi americani con diverse migliaia di morti e prigionieri», ha scritto su X. «La terra sacra dell’Iran non è un posto adatto ai servi dell’inferno», ha ammonito. Donald Trump ha offerto «ampia copertura aerea» e altri aiuti ai curdi iraniani anti-regime per conquistare parti dell’Iran occidentale. Lo riferiscono fonti informate al Washington Post. «La richiesta americana ai curdi iracheni è di aprire la strada e non di ostacolare» i gruppi curdi iraniani che si mobilitano in Iraq, «fornendo al contempo supporto logistico», ha affermato un alto funzionario dell’Unione Patriottica del Kurdistan, uno dei due principali partiti politici che governano la regione curda semi-autonoma dell’Iraq. Da Tel Aviv, l’Idf ha reso noto che l’aeronautica militare (Iaf) ha completato la sua dodicesima ondata di attacchi su Teheran dall’inizio della guerra, durante la quale sono stati attaccati il quartier generale dell’unità speciale della Repubblica islamica nel distretto di Alborz e le basi delle forze Basij e della sicurezza interna. Durante questa ondata di attacchi, circa 90 caccia dell’Iaf hanno attaccato 40 obiettivi utilizzando circa 200 munizioni.

Dall’Iran al Libano

L’aviazione israeliana ha colpito oltre 320 obiettivi di Hezbollah dall’inizio della campagna nel Paese dei Cedri. Lo ha detto il portavoce dell’Idf Effie Defrin in una conferenza stampa. ‘’In parallelo, procediamo con l’evacuazione degli abitanti del sud del Libano per la loro difesa: la nostra non è una guerra contro la popolazione libanese, ma contro la proxy iraniana che agisce anche contro la popolazione libanese. Finora, 320,000 libanesi hanno lasciato il sud del Libano’’. Defrin ha aggiunto che Idf ha constatato un calo quotidiano dei lanci dall’Iran, e che per questo sono state allentate le direttive dell’Home Front Command, ‘’ma la minaccia non è finita, il nemico possiede ancora capacità di fuoco’’. Spezzoni del videogioco “Call of Duty” mixati con clip di attacchi missilistici americani in Iran. È un video pubblicato dalla Casa Bianca su X. Il montaggio lungo un minuto e intitolato “Per gentile concessione di Red, White & Blue”, ha ottenuto più di 30 milioni di visualizzazioni sulla piattaforma di Elon Musk.

I commentatori hanno risposto con un misto di stupore, divertimento e disgusto. Molti si sono detti scioccati nel vedere una sequenza di “Call of Duty” riproposta dall’amministrazione Trump. “Pensano che la guerra sia un videogioco”, ha scritto Paul Rieckhoff, fondatore di Independent Veterans of America e fervente critico di Trump che ha definito il video “inappropriato, infantile e inaccettabile”. “Escluse da questo ‘videogioco’ ci sono le studentesse iraniane fatte a pezzi e i soldati americani uccisi”, ha scritto il professore di Harvard William Brooks. Il direttore della comunicazione della Casa Bianca, Steven Cheung, ha risposto al post di un giornalista sul video e ha scritto: “W è in chat, ragazzi!”. La “W” è l’abbreviazione di win (vittoria); la frase è comunemente usata dagli streamer in diretta per celebrare una vittoria in un videogioco. Un video che si confà perfettamente al tycoon, che continua sulla linea del “li faremo a pezzi”. L’uomo che pretendeva il Nobel per la Pace, quello che ha asserito di aver fermato otto guerre, è colui che, dal febbraio 2025, ha bombardato 7 Stati sovrani, alcuni più volte: Somalia, Iraq, Yemen, Siria, Nigeria, Venezuela, Iran. Un mondo in ostaggio del duo Trump-Netanyahu. Da brividi. Di paura.