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Crosetto rovina la festa a Meloni, il ministro squarcia il velo d’ipocrisia sui crimini Usa in Iran: “Raid fuorilegge”

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

“Certo che l’attacco contro l’Iran è stato fuori dal diritto internazionale”: nell’aula della Camera il ministro della Difesa Crosetto lo dice senza giri di parole e strappa l’applauso persino all’opposizione. Va anche oltre, poco dopo. Definisce la decisione degli Usa e di Israele “non condivisa” e affonda la lama: “La cosa grave è che la reazione dell’Iran ha un impatto non preventivato da chi ha attaccato”. È una posizione forte ma non sembra sia quella dell’intero governo. Tajani, anche lui alla Camera per l’informativa a braccetto con Crosetto infatti minimizza: “Sono anni che accadono cose al di fuori del diritto internazionale. Chi dovrebbe garantirlo, l’Onu, ha nel suo Consiglio di sicurezza un Paese che ne ha invaso un altro”. Colpa di Putin e morta lì.

Nel complesso la linea di Tajani differisce sensibilmente da quella di Crosetto: non si poteva permettere che l’Iran arrivasse alle armi nucleari o anche solo a disporre di missili a lunga gittata. Si è visto cosa è disposto a fare con gli attacchi contro i Paesi del Golfo, colpiti da un numero di missili molto maggiore di quelli piovuti su Israele. Se disponesse di quei missili in pericolo sarebbe dunque l’Europa. L’Italia, certo, non intende partecipare alla guerra e Tajani sottolinea che la via maestra è tornare alla diplomazia, fermare l’escalation. Ma dalle sue parole si evince al di là di ogni possibile dubbio che considera la scelta di Trump e Netanyahu quanto meno del tutto giustificata. La Lega va oltre: ringrazia il presidente americano e il premier israeliano per “averci salvati”.

La divisione all’interno del governo è evidente e se l’Italia avesse voce in capitolo porterebbe probabilmente a tensioni accese e pericolose. Non è così per le motivazioni che espone lo stesso ministro della Difesa: “Nessun governo può fermare l’attacco. Il problema nostro è gestire le conseguenze di una cosa che non abbiamo cercato e voluto. Siamo una media potenza con forza politica molto limitata. L’unica possibilità è moltiplicarla con le alleanze”. Quando conti così poco non vale la pena di azzuffarsi. In aula la premier non c’è e buona parte delle polemiche dell’opposizione si appunta proprio sulla sua assenza. “Non riesce ad avere la schiena dritta e fugge dal Parlamento”, prova a incalzare Conte. Giorgia fa sapere solo al termine del dibattitto di essere disponibile al confronto in aula la settimana prossima, il 13 marzo.

Per il momento anticipa il dibattito parlamentare con una lunga intervista radiofonica in cui parla un po’ di tutto, dal referendum che sarebbe secondo lei l’unica occasione per riformare la giustizia, alla legge elettorale, con annuncio di emendamento Fdi a favore delle preferenze. Ma il piatto forte è la guerra, anzi è l’assicurazione che “non siamo in guerra e non vogliamo entrarci”. La premier ruba la scena ai ministri e illustra in anticipo la posizione del governo. “Gli aiuti ai Paesi del Golfo saranno inviati”. Peraltro dopo il voto di ieri alla Camera non ci sarà neppure bisogno di un decreto, il cdm di oggi è stato rinviato e al momento non è chiaro se del pacchetto farà parte il Samp-T. Probabilmente sì perché Crosetto ha insistito sulla “difesa antiaerea”. Il problema delle basi si porrà solo se arriverà la richiesta di usarle per i bombardamenti, “dovremmo decidere con il Parlamento”. Il rischio di rincari, che in aula Tajani minimizza, sarà oggetto di sorveglianza speciale e “per chi specula ci sarà un aumento delle tasse”. L’adesione al progetto di ombrello nucleare francese è fuori discussione: “Non è una difesa europea e noi ci atteniamo alla cornice Nato”.

In aula Crosetto prenderà la stessa posizione: l’uso delle basi per supporti logistici è già regolata dagli accordi Nato. L’eventuale uso “cinetico”, cioè attivamente bellico, verrebbe discusso con il Parlamento. Se qualcuno lo chiedesse. Al momento dunque il supporto delle basi italiane non è tecnicamente diverso da quelle spagnole. La differenza ovviamente c’è, anche se tutta centrata sul periodo ipotetico. “Non dovete dire che in caso di richiesta verrete in Parlamento. Dovete dire che le negherete perché contro l’art. 11 della Costituzione”, tuona nel suo intervento Elly Schlein. E identica richiesta è messa nero su bianco nella risoluzione comune Pd-M5S-Avs, bocciata con 99 voti contro 78 e 14 astenuti. È passato con 179 voti il testo della maggioranza ma alcune parti delle tre risoluzioni di Italia Viva, +Europa e Azione sono state approvate previa riformulazione concordata con la maggioranza.

Una sola cosa non prevista riferisce il governo in un’informativa che era di fatto già scritta. “Manderemo assetti navali a protezione di Cipro”, annuncia Crosetto. A dibattito ancora in corso Macron chiama al telefono Meloni, poi il greco Mitsotakis per “coordinare l’impiego di risorse militari a Cipro e nel Mediterraneo orientale e di collaborare per garantire la libertà di navigazione nel Mar Rosso”. Probabilmente è un passo obbligato ma è anche il vero elemento a rischio di coinvolgimento nella guerra.