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Pugno duro contro gli stranieri non accompagnati e minori in cella aumentati del 50%: gli effetti del decreto Caivano sugli Ipm

Photo credits: Sergio Oliverio/Imagoeconomica

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“Io non ti credo più” è il titolo dell’Ottavo Rapporto di Antigone sul sistema di giustizia minorile italiana. Un sistema in progressiva espansione a causa del Decreto Caivano: negli ultimi tre anni il numero dei ragazzi complessivamente in carico alla giustizia minorile è aumentato del 25%. Un sistema che ha tradito la fiducia dei ragazzi che gli vengono affidati e che dovrebbe prendere in carico. Un sistema che sembra aver perso la sua vocazione educativa.

Dall’attività di monitoraggio realizzata da Antigone negli ultimi due anni emerge un quadro critico della situazione all’interno degli IPM italiani. Le carceri minorili hanno addirittura raggiunto quota 20, se si considerano le recenti aperture di Lecce e L’Aquila, nonché quella dell’IPM di Rovigo annunciata il 24 febbraio. Le presenze negli IPM sono aumentate di circa il 50% tra la fine del 2022 e la fine del 2025. La situazione più critica, segnata dal sovraffollamento, si è registrata nel 2024, quando il sistema si è trovato a gestire numeri significativamente superiori rispetto al passato. Durante le visite effettuate da Antigone, diversi istituti hanno confermato le difficoltà quotidiane derivanti dall’aumento delle presenze e, in molti casi, dalla carenza di spazi adeguati. In alcuni istituti si è dovuto ricorrere a misure di emergenza per far fronte al sovraffollamento, utilizzando brandine aggiuntive o materassi a terra.

Per fronteggiare queste difficoltà, il sistema ha reagito con diversi dispositivi; in primo luogo incrementando la mobilità dei ragazzi mediante i trasferimenti. Si pensi che tra il 2022 e il 2024 il numero di trasferimenti tra IPM è aumentato del 147,9%. In particolare, in corrispondenza dell’aumento degli eventi critici, molti ragazzi sono stati trasferiti presso altri IPM come misura rapida per ristabilire l’ordine, utilizzando talvolta gli spostamenti come strumento non solo organizzativo, ma anche punitivo. Questa pratica ha riguardato soprattutto i minori stranieri non accompagnati, spesso considerati privi di riferimenti territoriali e, per questo motivo, soggetti a trasferimenti anche verso istituti lontani. I minori stranieri non accompagnati rappresentano circa l’80% dei ragazzi stranieri detenuti negli IPM. Tuttavia, costoro commettono reati meno gravi rispetto a quelli commessi dai ragazzi italiani; ciò nonostante la risposta punitiva nei loro confronti si fa più dura. Probabilmente i minori stranieri non accompagnati non sarebbero così sovrarappresentati nelle carceri minorili se non fossero diminuiti in maniera considerevole i fondi destinati al sistema di accoglienza (diminuiti negli ultimi dieci anni del 32%).

Gli stranieri sono anche coloro che, nell’ultimo biennio, frequentemente sono stati trasferiti in istituti penitenziari per adulti, possibilità facilitata dal Decreto Caivano. Addirittura, per sei mesi nel 2025, è stata operativa una sezione dedicata ai giovani adulti all’interno della Casa Circondariale Dozza di Bologna, dove sono stati trasferiti i neomaggiorenni coinvolti in eventi critici negli istituti di provenienza.
In secondo luogo, proprio come accade frequentemente nel sistema per gli adulti, l’utilizzo degli psicofarmaci si sta trasformando in uno strumento di gestione della popolazione penitenziaria, in grado di favorire il controllo di quei ragazzi che presentano una condotta particolarmente problematica.

Infine, abbiamo potuto osservare come la logica della separazione e delle chiusure sia sempre più diffusa. In alcuni istituti i ragazzi non accedono al numero minimo di ore d’aria previsto dall’ordinamento penitenziario. Nonostante lo sforzo e l’impegno di molti operatori del sistema di giustizia minorile, il sistema sembra aver progressivamente abbandonato il paradigma educativo in favore di un approccio maggiormente contenitivo e neutralizzante. Di fronte a questo scenario segnato da profondi cambiamenti, viene da chiedersi perchè? Durante la presentazione del nostro Rapporto, il dottor San Germano, Capo del Dipartimento della Giustizia Minorile e di Comunità, ha espresso dubbi circa la scientificità dell’analisi realizzata da Antigone. Tuttavia, noi anche questa volta, abbiamo cercato di fornire interpretazioni non semplicistiche a questioni complesse. E quella rappresentata da come lo Stato decide di reagire alla criminalità minorile è una questione complessa.

Studi penali, criminologici e sociologici hanno ribadito più volte come, da un lato, interventi maggiormente repressivi non garantiscano più sicurezza e come, dall’altro, l’insicurezza percepita sia qualcosa di molto diverso dall’insicurezza derivante dalla criminalità reale. il fenomeno della criminalizzazione dei giovani, non è affatto nuovo. Tutt’altro; ciclicamente la devianza giovanile viene trattata come un problema di ordine pubblico, anziché di giustizia sociale. L’attuale governo ha deciso di seguire con determinazione questa tendenza securitaria, come confermano le misure introdotte dal nuovo Pacchetto Sicurezza in vigore dal 25 febbraio 2026.

Mentre si comprime sempre di più il welfare — nel 2024 erano ben 1,28 milioni i minori in povertà assoluta — il sistema penale si espande. Ma se pensiamo che la devianza giovanile si risolva stigmatizzando e criminalizzando i giovani, ci stiamo davvero sbagliando di grosso.

*Associazione Antigone