Servirà un terzo processo di appello per la morte di Carol Maltesi, la giovane di 26 anni uccisa brutalmente dall’ex fidanzato Davide Fontana l’11 gennaio del 2022.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione scegliendo di annullare l’ergastolo per l’imputato: la decisione è arrivata il 10 febbraio e raccontata oggi da La Prealpina. Al centro della diatriba giudiziaria c’è ancora una volta l’aggravante della premeditazione, riconosciuta nell’appello bis celebrato lo scorso maggio a Milano. Già allora era stata la Cassazione a chiedere ai giudici della Corte d’Assise d’Appello di valutare nuovamente l’eventuale sussistenza dell’aggravante della premeditazione, questione fondamentale per la difesa di Fontana: il riconoscimento farà la differenza tra una eventuale condanna a 30 anni di reclusione, come stabilito in primo grado nel processo tenuto a Busto Arsizio, o il carcere a vita.
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Il processo d’appello ter si terrà a Milano, davanti a un nuovo collegio di giudici: per i tempi servirà però aspettare i motivi della decisione della Cassazione.
L’omicidio di Carol Maltesi e i processi
Carol Maltesi venne uccisa l’11 febbraio del 2022 dall’ex fidanzato, il bancario 47enne Davide Fontana, nella sua abitazione milanese di Rescaldina. Fontana si liberò del corpo, in precedenza fatto a pezzi e conservato in un freezer a pozzetto per alcuni giorni, abbandonandolo tra le montagne di Borno (Brescia) dove vennero ritrovati i resti in quattro sacchi di plastica nel marzo del 2022.
Carol lavorava come commessa in un negozio di profumi, poi si era avvicinata al mondo del porno a pagamento attraverso il sito Onlyfans col nome “Charlotte Angie”. Dopo l’arresto Fontana confessò di aver ucciso la ragazza colpendola alla testa con un martello e tagliandole la gola mentre giravano un filmino hard nella sua casa di Rescaldina. Per più di due mesi dal telefono della ragazza Fontana aveva risposto ai messaggi “nel tentativo di far credere che fosse viva” ad amici e familiari
Nel primo appello i giudici hanno riconosciuto l’omicidio aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà, aggravanti che hanno fatto aumentare la pena dai 30 anni decisa in primo grado dai giudici di Busto Arsizio all’ergastolo. La Cassazione era poi intervenuta annullando con rinvio sull’aggravante della premeditazione, che l’appello bis aveva riconosciuto spingendo nuovamente la Suprema Corte a chiedere di sciogliere il riconoscimento o meno dell’aggravante.