Il decreto è arrivato. Il ddl pure. Dal complessivo pacchetto sicurezza sono stati espunti i passaggi palesemente incostituzionali, quelli che Mattarella aveva indicato uno per uno nel colloquio con il sottosegretario Mantovano di mercoledì mattina, specificando come il governo doveva modificarli per renderli costituzionalmente accettabili. I duri del governo si sono però presi la rivincita con una norma molto pesante, il divieto di manifestare a carico dei condannati per una serie di reati legati all’ordine pubblico, della quale sinora non si era saputo niente.
Non è escluso che meditino di rincarare con un secondo ddl nel quale troverebbe posto il blocco navale, vecchio miraggio di Salvini ma anche, prima di arrivare al potere, di Giorgia Meloni. Il fermo di polizia di 12 ore resta, pudicamente definito “accompagnamento” ma non cambia niente. Cambia invece la discrezionalità delle forze dell’ordine nel disporre il fermo: nel testo originale era totale. Ora devono esserci ragioni concrete e materiali, fatti oggettivi e non espressioni della faccia, per “sospettare” qualcuno di avere pessime intenzioni. Però sono considerati fondati motivi di sospetto anche i precedenti: vuol dire che basterà essere stato fermato nel corso di una manifestazione o di un tafferuglio per poter poi essere “accompagnato” in questura nelle manifestazioni successive.
In ogni caso la limitazione della discrezionalità c’è e modifica la ratio di una misura che altrimenti avrebbe messo in seria discussione il diritto di manifestare. Ma questa è l’unica buona notizia. Il resto è raggelante: aggravanti e nuove fattispecie per reati durante le manifestazioni, inclusa la “resistenza” anche passiva; divieto di partecipazione ai condannati per reati che vanno dal terrorismo, alle devastazioni, il saccheggio, le lesioni. Ogni tipo di resistenza, anche gandhiana o non violenta diventa reato. I prefetti hanno poi facoltà di definire zone rosse dalle quali allontanare i denunciati per reati non colposi contro le persone o il patrimonio. Le manifestazioni non autorizzate dal Questore, in compenso, sono state depenalizzate. Ma è una mela avvelenata: le sanzioni pecuniarie sono infatti molto più pesanti.
Sullo scudo penale il rilievo di Mattarella ha costretto il governo a estendere a tutti, non solo agli agenti, l’iscrizione in un registro diverso da quello degli indagati ove sia chiaro che hanno agito per legittima difesa o esecuzione del dovere. Dal punto di vista del rispetto della Carta è fondamentale che non sia stata violata la regola per cui tutti i cittadini, con o senza divisa, sono uguali di fronte alla legge. Ma non è affatto detto che la nuova formulazione sia in sé migliore o più rassicurante. Si avvicina pericolosamente al progetto sponsorizzato soprattutto dalla Lega ma apprezzato anche da FdI, di concedere una sorta di licenza di sparare di fronte ai furti in casa o alle rapine.
Il peggio però è che dal testo del ddl è sparito praticamente ogni riferimento all’immigrazione. Il Capo 2, quello che conteneva le norme in proposito è stato depennato con un tratto di bianchetto. Non si tratta di resipiscenza ma della scelta di dedicare al capitolo immigrazione un imminente nuovo ddl, nel quale sarà compreso una sorta di blocco navale. Il passaggio fondamentale dovrebbe essere la “interdizione temporanea del limite delle acque territoriali in caso di pressione migratoria eccezionale”. Non si tratterebbe di per sé del blocco ma la norma lo renderebbe automaticamente possibile a discrezione del governo. L’espulsione degli stranieri ritenuti pericolosi dovrebbe essere motivata, come chiesto da Mattarella, l’espulsione degli irregolari verso Paesi considerati sicuri diventerebbe più veloce e molto più facile.
Di fatto, per quanto riguarda la sicurezza propriamente detta, il pacchetto non va e non andrà neppure quando arriverà il secondo ddl sull’immigrazione, oltre misure meno che palliative, come il solito inasprimento di pene e il divieto di vendere coltelli ai minori che è certamente sacrosanto ma altrettanto certamente risolve pochissimo. Le norme già varate servono quasi apertamente solo a controllare e fustigare il dissenso. Quelle che dovrebbero seguire a breve rientrano nella strategia ormai adottata dall’intera Europa: una fortezza blindata contro l’invasione dei migranti.